Noto solo ora, scartabellando in giro per la rete, il resoconto Istat sul trasporto ferroviario in Italia. La serie temporale è molto limitata – parte dal 2004 – ma ci possiamo già leggere cose interessanti. Qui sotto ho piazzato una cattura a schermo dei numeri che riguardano il movimento di passeggeri, presa pari pari dal dato Istat.
Davvero interessante la progressiva erosione dei km percorsi nel singolo viaggio; per la totalità dei servizi si tratta di una perdita di circa il 2,3 % all’anno, assai regolare in apparenza.
Le varie tipologie di azienda si sono comportate in maniera diversa nel quinquennio considerato: in particolare, i viaggiatori delle grandi compagnie ferroviarie hanno ridotto in maniera sensibile la lunghezza dei propri viaggi, mentre gli utenti delle piccole compagnie non hanno modificato le proprie abitudini in maniera significativa.
Il monte passeggeri · km ha subito variazioni modeste; a crescere sono stati i singoli passeggeri, che nel 2009 erano già più di 800 milioni. Magari sempre poco, parleremmo di poco più di 13 viaggi all’anno per ogni italiano. Ma già meglio che niente. In parole semplici: più passeggeri e viaggi più brevi.
Comunque abbiamo un sistema ferroviario che cerca di offrire treni velocissimi (e costosissimi) per viaggi a lungo raggio; ed una platea di utenti del servizio che già da parecchi anni ridimensiona le distanze di viaggio e tende ad utilizzare i treni per le brevi e medie percorrenze. Gli utenti delle ferrovie hanno probabilmente cominciato a fare i conti con la carenza di soldi e di carburante; si viaggia in treno per andare al lavoro o a scuola, e non per diletto. Le gite a 500 km da casa interessano sempre meno.
Bisognerebbe che i nostri ministri dessero un’occhiata ai comunicati dell’Istat; potrebbero prendere decisioni più oculate in tema di infrastrutture.