I container nel Frejus: un mito post moderno.

In queste giornate ho avuto modo di assistere a furiose liti attorno alla ipotizzata galleria di base in Val di Susa. Liti per via telematica, ma anche in prima persona tra amici e conoscenti. Si tratta di un argomento che scalda gli animi come pochi altri, e che ci divide abbastanza seccamente tra sostenitori e detrattori del concetto di crescita infinita.

Le polemiche e le opinioni sono una cosa lecita, ma non è lecito esporre opinioni che entrano brutalmente in conflitto con la realtà fisica che ci circonda. Se è questo il caso, si passa dalla corretta esposizione di una opinione alla fraudolenta imposizione di un modello propagandistico. Il problema è stato affrontato da Marco Pagani sul suo blog; i blog e le pagine della rete sono considerati fonti inattendibili e faziose da molti propugnatori dell’opera, e la limpidezza del testo proposto da Pagani fa capire bene il livello di malafede raggiunto dai partigiani della controparte.

Qui vorrei entrare nel merito della discussione solamente per un argomento, tra quelli sollevati nel riassunto di Pagani. E’ forse uno dei più grotteschi: la sagoma della esistente galleria ferroviaria del Frejus. Il tunnel inaugurato nel 1871 ha sempre avuto dei problemi di tipo dimensionale: essendo ovoidale, ovviamente non riusciva ad ospitare bene le sagome dei container che sono scatole a sezione quadrata. E comunque non era abbastanza alto, anche l’altezza complessiva aggravava il problema. Per rispondere a questi inconvenienti, nell’ultimo decennio sono stati avviati e realizzati interventi volti a rispondere a queste esigenze di trasporto; le opere svolte hanno permesso di abbassare il piano del ferro (la quota della rotaia) per ampliare l’altezza disponibile per i convogli, e hanno portato anche ad allargare la sezione del tunnel scolpendo il rivestimento in blocchi di pietra ed inserendo chiodi di ancoraggio sulla volta. Un’operazione impegnativa durata anni, ed al fine conclusa con successo.

Già, conclusa con successo; ma come verificare questo? Marco Pagani propone la pagina di Wikipedia sulla ferrovia del Frejus. Una strategia che non rimedia al problema: quella pagina riporta il fatto che vengano effettuati servizi di trasporto merci dopo l’adeguamento del tunnel, assieme alle navette per i camion; ma ora la cosa è messa in dubbio con indicazioni del tipo “senza fonte”. La voce dell’enciclopedia può essere aggredita facilmente, e piegata alle partigianerie più volgari: non ha valore di prova, quale che sia la tesi sostenuta.

Piuttosto, cosa raccontano allora i nostri ministri? Lo vediamo in questa pagina, il governo si è premurato di pubblicare testi attorno alla discussa opera. In particolare in questo opuscolo possiamo leggere che : “…Allo stato attuale, il collegamento italo – francese è una linea di montagna, che costringe i treni ad una salita di 1250 metri di quota con sovra costi esorbitanti, che passa attraverso una galleria dove non entrano i containers oggi in uso per il trasporto merci. E’ dunque una linea fuori mercato…”. Se non ho problemi a leggere, mi pare di avere capito che secondo i nostri ministri nel traforo ferroviario del Frejus esistente non entrano i container oggi in uso per il trasporto merci.

E qui il problema diventa insolubile: dobbiamo credere alla screditata pagina dell’enciclopedia libera, che cita il servizio di navetta per i camion? Dove passa quello passano anche i container, che hanno un ingombro minore del complesso semirimorchio + container (ovvio). Oppure dobbiamo credere al documento edito dal governo, che descrive un traforo nel quale i container non entrano, e a maggior ragione non potranno mai entrare nemmeno i carrelli della “autostrada viaggiante”? Qui qualche caratteristica di questi arnesi, per chi è interessato.

Ma perché poi credere? Ci stiamo occupando di tecnica, non di religione. Il dogmatismo religioso non ci aiuta: ciò di cui abbiamo bisogno è la verifica sperimentale, che è la guida di ogni persona che si occupa di tecnica o di scienza. E allora verifichiamo.

Il video caricato su YouTube da un appassionato fa vedere vari treni in transito lungo la linea Torino Lione, alla stazione di Rosta; interessanti i treni merci che trasportano container di sagoma quadrata, quella comune delle origini. Notevole anche la presenza di treni dediti al trasporto intermodale, caricati con semirimorchi e trattori stradali: usano carri ferroviari speciali, potete dare un’occhiata sul sito del costruttore. Molto belli, anche se l’autostrada viaggiante ha avuto purtroppo poca fortuna. Comunque qui c’è il sito AFA, che segnala gli orari del servizio; servizio che potrebbe essere stato sospeso, non ho notizie sicure. Ma che alla data del video – maggio 2010 – era ovviamente attivo; e copriva la tratta in tre ore.

In questo articolo sulla inaugurazione del collegamento intermodale con i camion imbarcati possiamo leggere un commento del responsabile dell’azienda italo – francese: “…Per ora possiamo accogliere solo articolati alti fino a 3,70 metri – confessa il presidente di Afa -. Però, dal 2007, quando verranno ribassate di 30 centimetri i binari nella galleria, potranno salire tutti…”. Un’altra informazione che quadra bene con il video del maggio 2010: infatti nella scia di camion imbarcati sul treno di apertura possiamo notare, al minuto 00:30, un semirimorchio con sopra un container. Appena dopo, in mezzo ai camion cisterna, si nota un semirimorchio tendonato. Come dire che passa di tutto, l’intervento anticipato dal dirigente di AFA è andato evidentemente a buon fine; in precedenza potevano passare quasi solo autocisterne, un po più basse. Ma ora non più, i mezzi stradali comuni per le merci ci stanno tutti quanti. E ovviamente i carri ferroviari per container non hanno problemi; in effetti uno dei treni immortalati su YouTube porta per l’appunto quelli.

Dunque, con questo rapido esercizio di cinematografia amatoriale ci troviamo davanti ad una galleria ferroviaria che può ospitare il comune traffico container assieme alla sagoma dei camion imbarcati su carro ferroviario, almeno a giudicare dai video disponibili. I treni viaggiano senza storie nel 2010, non mi risulta che ci siano stati incidenti. E dall’altra parte c’è un governo che ci dice che quei treni, in teoria, lungo quella linea non dovrebbero passare. Non ci passano proprio. E che ordina di pubblicare opuscoli informativi di quel tono.

Ogni lettore giudichi la cosa come meglio crede; comunque questa piccolissima indagine deve essere considerata un successo del metodo sperimentale tanto caro a Galileo Galilei: metti un treno all’imbocco della galleria del Frejus, e vedrai subito se passa oppure no.

Update 13 marzo: ho recuperato, dopo affannosa ricerca, qualche documento in più sulla vicenda. Qui Repubblica descrive la conclusione dei lavori di ammodernamento. E qui la Unieco Divisione Ferroviario descrive l’esito dell’opera; è l’azienda che ha svolto i lavori nel traforo. Cito testualmente il rapporto dell’azienda: “…Ora la galleria del Frejus è pienamente inserita nel corridoio europeo 5 (Lisbona – Kiev) e possono transitare treni con la nuova sagoma internazionale tipo B1…”. La sagoma Gabarit B1 è quella richiesta nei moderni collegamenti ferroviari europei. Naturalmente esiste anche una scheda descrittiva del ministero. Chissà se i redattori dell’opuscolo la avevano vista.

Update 14 marzo: anche i francesi parlano dell’opera di ammodernamento. Tra le varie notizie, articolo su Ledauphine; che annota il braccio di ferro tra Italia e Francia sul collaudo. Qualche nota storica e tecnica anche qui.

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7 risposte a I container nel Frejus: un mito post moderno.

  1. medioeval ha detto:

    Grazie al cielo tutta questa polemica non esiste più. La Tav si farà alla faccia di chi ci vuole ricacciare nel Medioevo per puro tornaconto politico della serie “muoia Sansone con tutti i Filistei”.
    Cari luddisti vi consiglio di fondare una comunità mennonita in Italia o di emigrare nell’Ohio ma dovete smettere di cercare inutilmente di trascinarci nel passato solo perchè non sapete gestire il futuro.

    medioeval

  2. julka75 ha detto:

    Reblogged this on Io viaggio in treno… purtroppo and commented:
    Il nostro amico Fausto (lo incontrate qui in giro, tra i commenti a un post sulla TAV e sul suo blog, molto interessante ma da leggere quando la concentrazione è alta perché necessita di tutta l’attenzione possibile) scrive un post molto interessante sull’opuscolo del Governo Monti, di cui credo molti di noi, me compresa, ignoravano e tuttora ignorano l’esistenza. Naturalmente non se ne parlerebbe qui se non si trattasse di nuovo di Tav, di Torino-Lyon e della galleria del Frejus, che secondo l’opuscolo del Governo non sarebbe adatta al passaggio di container per merci. E se non è adatto il Frejous, arriva la necessità di una nuova linea. Pare che le cose non stiano proprio così, ma noi stiamo chiaramente riportando un’opinione di parte, fornita di dati e di filmati, soprattutto. Attendiamo l’opinione avversa a smentire il tutto.

  3. alberto ha detto:

    Ho visto che nel filmato, il primo treno trasporta due motrici, che sono tuttavia scariche, ovvero sprovviste di container / rimorchio. la sagoma della sola motrice è più bassa della sagoma motrice+rimorchio?

    • fausto ha detto:

      In genere si, tanto che spesso i camionisti montano sulla cabina quella specie di copertura inclinata in resina che serve a rendere più aerodinamico il mezzo. Le sagome di molti semirimorchi eccedono quella della cabina. Naturalmente questo effetto è meno forte nel caso delle cisterne, solitamente più basse; non a caso “l’autostrada viaggiante” era già aperta a quei mezzi anche quando i lavori di adeguamento della galleria non erano ancora ultimati….

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