Haiti, la crescita, la fame

Sono passati mesi ormai dal disastro di Haiti: si è fatto un gran parlare dei danni del terremoto, degli aiuti in ritardo e di tante altre cose più o meno importanti. Una delle faccende di cui si è discusso meno è però la situazione pregressa del poverissimo stato americano: il terremoto, purtroppo, ha fatto pochissima differenza per gli haitiani. E questo perché vivevano già prima in condizioni di miseria disperata, tra biscotti preparati col fango, frotte di bambini denutriti ed inefficienze notorie dell’amministrazione statale.

Il problema di Haiti è sostanzialmente uno: la carenza di risorse adeguate alla dimensione della popolazione. Gli haitiani sono troppi, e non hanno accesso ai combustibili fossili: il loro consumo pro capite di petrolio si aggira, secondo la statunitense EIA, attorno a 70 litri annui, uno dei più bassi al mondo. Per le attività quotidiane si affidano al cibo che producono in loco ed ai legnami che ricavano dalle foreste. Ed è qui il problema: le loro foreste sono ormai distrutte, e l’agricoltura soffre i danni dovuti all’erosione ed alla perdita di suolo.

Ora un po di numeri: gli haitiani oggi sono, secondo il Census Bureau statunitense, 9,78 milioni e dispongono di un territorio di 27.750 kmq; la densità media si aggira attorno a 350 abitanti per kmq. Da notare che esistono discrepanze tra questa cifra e quella fornita da altre fonti, probabilmente sottostimata. Un dato alternativo potrebbe essere attorno ai 9 milioni, ma si tratta di valutazioni discutibili.

Le terre arabili ad Haiti hanno estensione variabile a seconda di chi esegue la stima: è possibile utilizzare la voce wiki e relative fonti, o anche qualche altra analisi.

L’effetto, considerando anche un ottimistico valore di 9.000 kmq, è che ogni haitiano disporrebbe di appena 920 metri quadrati di terreno per la propria alimentazione. Un numero così dice poco: acquisisce significato se consideriamo che in Italia la Superficie Agricola Utile (SAU) ammonta a circa 132.000 kmq, 2.200 metri quadri pro capite, ed è costituita da terreni migliori di quelli di Haiti e servita da valide attrezzature. Ovviamente, per una popolazione che si affida ad una agricoltura di sussistenza per i propri bisogni la scarsità di buoni terreni coltivabili è un problema grave. Non che non sia possibile ottenere il proprio sostentamento da superfici simili, ma sarebbe un errore grave paragonare i suoli degradati dell’isola alle fertili risaie del sud est dell’Asia, o alle colture intensive e meccanizzate dell’Italia settentrionale.

Grafico raffigurante l'andamento della popolazione di Haiti e relativo tasso di crescitaNel grafico a fianco, è raffigurato l’andamento della popolazione di Haiti a partire dal 1970; il dato di riferimento è sempre quello del Census Bureau. I puntini blu rappresentano la popolazione in migliaia di abitanti (scala a sinistra), mentre quelli rossi si riferiscono al tasso di crescita della stessa in percentuale (scala a destra). C’è stato un rallentamento della crescita demografica negli ultimi anni, con tassi di incremento che sembrano essersi portati ad un 1,5% annuo o poco meno.

La cosa più sorprendente di tutta la faccenda è questa: ammettendo anche che la popolazione odierna sia sovrastimata di 800.000 unità, nulla cambierebbe per il futuro dell’isola. Immaginando di partire da 9 milioni di persone, con una ipotetica crescita di un 1.5 % annuo, il valore indicato dall’agenzia statunitense verrebbe raggiunto in neanche sei anni.

Come dire che, a fronte di un tasso di crescita apparentemente modesto, il valore di partenza della popolazione diviene totalmente irrilevante. Semplicemente, sposta di pochi anni il raggiungimento di una condizione di sovraffollamento insostenibile. Sarà forse il caso di ricordare queste cose quando ci sentiremo raccontare dai nostri politici che l’Italia muore per mancanza di figli, o che gli immigrati sono la nostra salvezza.

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