Gli enti inutili, i politici inutili ed i soldi di pantalone

Negli ultimi tempi capita spesso di sentir parlare di tagli alla spesa, in particolare nelle pubbliche amministrazioni. Le motivazioni sono tra le più nobili: la ricerca di una maggiore efficienza, la lotta agli sprechi, il contenimento del carico fiscale e via discorrendo. Molto di rado, in questi discorsi, si trova lo spazio per discutere attorno ai bersagli di questi tagli; di solito gli enti inutili vengono identificati secondo convenienze politiche.

Può esistere un qualche parametro blandamente oggettivo per decidere riguardo alla efficienza nella spesa di un certo ente? A parte l’importo totale dei costi sostenuti, si può dire che una pubblica amministrazione efficiente spende poco per il proprio funzionamento burocratico / amministrativo e parecchio per realizzare interventi diretti ai cittadini. In pratica, è un po come dire che un ospedale lavora bene se i soldi vanno in farmaci, attrezzature e paghe di personale medico e tecnico; se le spese sono orientate ad attività burocratiche, allora le cose non stanno andando tanto bene.

In campo sanitario, un esempio lampante di questi problemi viene dagli USA: la loro elevatissima spesa sanitaria ingrassa avvocati ed assicuratori, ma produce ben poche cure per una grande fetta di popolazione che fino all’altro ieri non aveva a disposizione alcuna copertura sanitaria. Un bell’esempio di quanto certi problemi siano trasversali ai ridicoli steccati pubblico / privato inventati negli ultimi anni.

Il volume di spesa, e relativi impieghi, per gli enti pubblici nostrani è ben illustrato dall’Istat; il tema è stato discusso anche in questo bell’articolo.

Recentemente, il bersaglio prediletto dei nostri solerti sforbiciatori sembra essere costituito dalle province. Se però osserviamo i dati contabili, che sono stati riassunti dall’Unione Province d’Italia in questo documento fino al 2007, notiamo che la voce “amministrazione, gestione e controllo” pesa complessivamente per 3.764 milioni di euro; in pratica, il 26.6 % dei 14.133 milioni di euro annualmente spesi da tutte le nostre province. Naturalmente, questa voce aggrega anche spese in conto capitale che non nascono da oneri gestionali interni agli enti considerati; se consideriamo le sole spese correnti, sempre riferite a questa stessa voce, osserviamo una incidenza pari a circa il 18,2 %. Interessante anche il fatto che nel 2007 la spesa per il personale rappresentasse all’incirca il 25 % delle spese correnti per le province italiane. Anche questo dato dice poco da solo: bisognerebbe ricordare che una parte di questo personale è costituita da tecnici, e non da amministrativi. Tecnici impegnati in attività che di burocratico hanno ben poco: bastino per tutti i comparti della difesa del suolo e della tutela dei corsi d’acqua.

Nel complesso, da questi dati emerge l’immagine di enti che hanno la tendenza a destinare mediamente buoni quattro quinti del proprio budget ad attività quali costruzione e manutenzione di strade, scuola primaria e secondaria, lotta al dissesto idrogeologico, trasporto pubblico locale, gestione dei rifiuti, etc. Il tutto, impegnando all’incirca il 2,3 – 2,4 % del totale della spesa pubblica italiana. Se volete veder riparare una strada di una certa dimensione, o avete necessità di un autobus o di una difesa spondale lungo un fiume, alla fin fine sarà la vostra provincia ad occuparsene. Ammesso che ci riesca.

E’ davvero sorprendente che le province accentrino in se così tante attività essenziali e ad alto impatto sociale e tecnico; in effetti, la loro soppressione ha buone probabilità di causare danni gravi.

Qualche volta, mi metto a ridere quando sento profetizzare sciagure: sono tanti gli autori che in questi anni di crisi energetica ci hanno prospettato strade abbandonate, servizi smantellati e scuole distrutte. Però, a pensarci bene, è anche possibile che qui in Italia ci incamminiamo su questa triste strada.

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2 risposte a Gli enti inutili, i politici inutili ed i soldi di pantalone

  1. Aldo Cannavò ha detto:

    I comuni piangono miseria per giustificare i provvedimenti necessari non presi.Non si fanno però scrupolo di investire in discariche ed inceneritori dei r.s.u.,molto costosi e molto inquinanti.Quasi tutti conoscono ormai un nuovo sistema di smaltimento che incorpora i r.s.u. in blocchi di cemento,che si possono fare con forme e misure adattabili a molti impieghi.Il nuovo sistema non inquina,costa poco e,fra le varie applicazioni dei blocchi da essi ricavati permette di mettere in sicurezza,in modo semplice ed economico,molti siti a rischio idrogeologico o dissestati,ai quali attualmente non provvede per mancanza di fondi.
    Vorrei che i sindaci interessati spiegassero perchè non prendono in considerazione il sistema in oggetto,del quale darò spiegazione dettagliata su richiesta.
    Genova – aldocannavo@fastwebmail.it

  2. Pingback: Frane | Far di Conto

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