La forza della vita

Qualche giorno fa, appena arrivato al lavoro, sono andato a dare un’occhiata alla stufa ventilata in officina. Al suo interno si trovavano alcuni campioni di terreno da sottoporre ad analisi granulometrica; non avevo ancora finito di farli asciugare.

Piantina nata accidentalmente in campione di terra dimenticato in laboratorioPrima di avviare di nuovo la stufa, do un’occhiata ai pentolini con i campioni; e che ti salta fuori? Un bel fagiolo, o qualcosa che ci assomiglia, ha pensato di nascere dentro al pentolino! L’esemplare in questione, ritratto nella foto accanto, adesso fa bella mostra di se sul davanzale della mia finestra.

L’evento non sarebbe eccezionale: in fin dei conti, è ovvio che un seme dimenticato in una pentola di terra umida decida di germinare. La cosa è meno ovvia se pensiamo al tipo di trattamento a cui avevo sottoposto il campione di terreno: prima un passaggio in acqua ossigenata ad un titolo minimo di 130 volumi, e quindi cottura in forno ventilato a 110 °C per un paio di ore.

Sarà anche vero che il perossido era andato incontro ad una certa diluizione: lo usiamo per togliere di mezzo la sostanza organica, che disturberebbe le analisi. Però si tratta comunque di una roba molto più aggressiva dell’acqua ossigenata usata per disinfettare: il titolo garantito dalla fabbrica oscilla tra il 35 % ed il 50 %. Se ci mettiamo un dito dentro, non è che il dito si disinfetta: più semplicemente si ustiona. Molti sprovveduti si sono fatti male sottovalutando questi rischi.

Quanto alla stufa: nel terreno era rimasta acqua, e quindi la temperatura non poteva avere superato i 100 °C; ma di sicuro era molto alta, dato che l’aria attorno ad essa aveva superato stabilmente i 110 °C.

Niente da dire: un semino resistente davvero. Mentre osservavo il germoglio nel pentolino, domandandomi quale fosse la profondità dello strato di provenienza e l’età dello stesso, ho potuto apprezzare tutta la tenacia della vita.

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