Il nucleare dell’Emilia Romagna

In questi ultimi giorni, sono rifiorite le polemiche sul nucleare nostrano. Fioccano discorsi sui massimi sistemi e sparate propagandistiche degne del Ministero della Cultura Popolare.

Al momento, tutto quel che si sa è che alcuni ministri tifano per il nucleare. Sono state costituite società ad hoc, con forme legali che stanno già strappando più di una risata – Sviluppo Nucleare Italia Srl, davvero eccellente.

In mezzo a questo bailamme, potrebbe essere utile spostare l’attenzione sulla storia passata della nostra industria nucleare. In particolare sulle vicende del nucleare nella mia regione, l’Emilia Romagna. Qualcuno penserà subito a Caorso, ovviamente: è stata la più grande centrale nucleare d’Italia, con i suoi 860 Mwe.

Ma esiste un’altra storia, altrettanto interessante, che quasi nessuno si degna di raccontare. E’ quella della centrale del Lago Brasimone. Questo ameno laghetto si trova nell’Appennino Bolognese, in comune di Camugnano; è un bacino artificiale, realizzato nel 1911. La storia potrebbe anche finire qui, se si trattasse di una semplice centrale idroelettrica. E invece no: a qualcuno, negli anni ’70, è venuta l’idea di costruire sulla riva meridionale del bacino un impianto nucleare. Si trattava di un impianto finalizzato allo sviluppo di reattori veloci, quegli autofertilizzanti che ci dovevano salvare dalle crisi del petrolio anni ’70. L’aspetto dell’area può ben essere riassunto da questa foto di panoramio. L’edificio di contenimento che fa bella vista di sé in riva al lago si commenta bene da solo.

Immagine dall'alto della centrale nucleare del Lago BrasimoneLa storia dell’impianto è riassunta qui: ad oggi, l’area è un centro di ricerca dell’Enea con varie funzioni. Nella immagine accanto, è possibile osservare la distribuzione dei vari edifici posti sulla riva meridionale del lago; sulla destra si trovano edifici a varia destinazione, compresi centri visite, e di ricerca, mentre il reattore si posiziona nel mezzo della foto.

Dove sta il problema? Beh, di problemi ce ne sono almeno due. Per prima cosa, l’impianto sorge alla sommità del bacino del Fiume Reno; ci vuol poco a capire che non è una buona idea piazzare un reattore nucleare, per quanto destinato a ricerca, in riva ad un lago che fa parte del sistema idrografico che deve dar da bere alla Provincia di Bologna. In caso di incidente, addio acqua da bere. Da questo punto di vista, non sarebbe stato difficile trovare sistemazioni più consone.

Carta geologica dellla riva meridionale del lago BrasimoneIl secondo problema è ritratto nella carta tematica qui accanto: si tratta di un estratto della carta geologica regionale. Il disegno a blocchi e puntini blu su campo bianco sulla destra, recante sigla a2g, rappresenta una frana. Una frana che incombe su una parte degli edifici del centro di ricerca. In effetti, le classificazioni della legenda della cartografia regionale sono più complesse, ma posso garantire che si tratta sostanzialmente di un corpo di frana, pur con i dovuti distinguo.

Interessante notare poi che la base topografica non riporta gli edifici del reattore: il consueto buffo segreto di stato all’italiana. Si trovano nel mezzo dell’immagine, sul deposito blu a campitura piena, con sigla b1, che rappresenta materiali alluvionali recenti. Il reattore non è minacciato direttamente dalla frana, ma in caso di forti precipitazioni a monte potrebbe avere delle sorprese; la sigla b1 identifica non sedimenti alluvionali terrazzati, ma bensì proprio il materasso di sedimenti che è ancora passibile di rimaneggiamento da parte dell’attività del corso d’acqua. Non un bell’affare.

Se questa è la nostra tecnica nella scelta dell’ubicazione degli impianti a rischio di incidente rilevante, credo che faremmo bene a valutare in maniera onesta la possibilità di lasciar perdere non solo le centrali atomiche, ma anche la fabbriche di fiammiferi.

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5 risposte a Il nucleare dell’Emilia Romagna

  1. fabrizio ha detto:

    sono dei figli di puttana….merde!!!…quindi dentro cè veramente il nucleare???…

    • Moderiamo il fraseggio per cortesia.
      Comunque l’impianto ha ospitato un attivissimo reattore sperimentale, di potenza termica minima; doveva servire ad eseguire test sugli elementi di combustibile e sulle parti costruttive delle nascenti centrali italo – francesi. Col referendum del 1987 si è fermata parte dell’attività. Non so in che stato si trovino ora le parti pericolose del centro. Ad ogni modo, l’attività trascorsa rimane quella che è.

  2. Daniele ha detto:

    Purtroppo io ho fatto il bagno nel lago brasimone…non sapevo di questa storia e ora sono paralizzato dalle preoccupazioni…ho visto un signore farci il bagno e mi sono tuffato pure io…perché ero convinto che li ci fosse una centrale idroelettrica e nn un reattore nucleare sperimentale..perché non hanno scritto divieto di balneazione o cosa?secondo voi come sono i livelli di radioattivitá del lago sono monitorati?

    • fausto ha detto:

      Calma. Se ci fossero dispersioni significative, la notizia starebbe sui giornali australiani.
      Non sono aggiornato sulle condizioni dell’impianto. Comunque la macchina originaria poneva rischi modesti, vista l’esigua potenza termica; il problema rimane la localizzazione delle strutture, oggettivamente poco felice.

  3. UnUomo.InCammino ha detto:

    Uno dei molti problemi senza soluzione che la nostra specie è straordinaria nell’inventarsi di continuo.

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