Rifiuti organici: la filiera corta

Resti del pasto gettati nella vignaQuella qui accanto è una (brutta) fotografia ripresa in mezzo ad una vigna. Il materiale ritratto è blandamente riconoscibile: si tratta di scarti di cucina, in specie briciole, bucce di mela e pera, frammenti d’osso, modeste tracce di oli e farine….in sostanza, tutte quelle cosette che avanzano quando termina la cena, e che non mangeremmo neanche se stessimo per morir di fame. Invece, in questo caso, dopo appena un’ora tutto quel che restava di un bel piatto di roba è ciò che ritrae la foto. Ci erano passate le galline.

Se per noi umani questi materiali sono poco nutrienti, per molte altre creature la faccenda è assai diversa. Nel giro di due o tre giorni, il materiale che avevo abbandonato sparirà quasi del tutto. Ci sono bestiole che amano farci uno spuntino: tra gli animali domestici, i migliori riciclatori sono maiali e galline. Anche i selvatici fanno la loro parte: attorno a casa ci sono lepri, pernici, fagiani, porcospini e così via.

Quel che resta ingrasserà lombrichi e funghi, e contribuirà ad ampliare l’orizzonte superficiale organico del suolo del vigneto. Decisamente conveniente come compostaggio domestico: a filiera corta direi, visto che non ha richiesto bidoni, viaggi in auto, camion, impianti di trattamento e via discorrendo. Buon appetito agli abitanti del vigneto.

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