Malinconico ritorno in treno

Quest’oggi, mentre tornavo a casa in treno, mi sono sentito triste; le chiacchiere non mi hanno rallegrato. Viaggiavamo su un mezzo che, stando alle targhette, era stato ristrutturato nel 1986; un catafalco tenuto insieme con il nastro adesivo. E per di più, sceso dal treno, ho preso un po d’acqua in bici; non tanta, giusto due gocce, ma abbastanza da mettermi di malumore.

Mi è venuto da pensare alle belle manovre del nostro ministro giulietto, con i tagli ai treni ed agli autobus. Come se ci fosse bisogno di tagliare qualcosa. Trenitalia ovviamente ha cominciato a tagliare partendo dalle reti periferiche, laddove ci sono amministrazioni più deboli. Ma arriverà anche il turno di quelli come me.

In questo articolo si fanno un po di conti sugli effetti ipotetici di una simile operazione; cifre ragguardevoli, cito testualmente: “…Nella prima ipotesi, riduzione del 10% delle risorse, i pendolari che resteranno a piedi ogni giorno saranno 740.000. Nella seconda ipotesi, cioè tagli del 20%, i pendolari a rischio saranno invece un milione e mezzo….”

Un milione e mezzo di pendolari in più nelle aree urbane quanto ci costerebbero di carburante? Se pensiamo che in ciclo urbano un’auto comune fa 6 – 7 km con un litro, e che il pendolare medio percorre 24 di km al giorno (vedi questo),possiamo supporre di dover sprecare in un anno 1,27 milioni di tonnellate di carburante – il conto è fatto pensando a 230 giornate lavorate annue. Un numero grosso; magari impreciso, ma va bene come ordine di grandezza. E parziale: perché il carburante costituisce solo una frazione del costo dell’auto, usualmente si dice un terzo. E perché questi ragionamenti non calcolano i costi sociali ed infrastrutturali di un cambiamento simile.

Non so quanto grande possa essere davvero il danno di una simile operazione, ma una domanda mi sorge spontanea: in Italia abbiamo ancora risorse sufficienti per permetterci ministri di questo tipo?

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