Alluminio: il petrolio d’Islanda

Da un po di tempo si parla degli islandesi, e dei loro dissesti finanziari; c’è stata una bella gara per eseguire il salvataggio dell’isola: prima i russi, poi estromessi da americani e qualche nazione europea. Gli europei sono implicati nei crack bancari, in specie finanzieri inglesi. Ma sono cose che sono già state dette e ripetute in altre sedi, i mutui sub prime impacchettati nelle banche islandesi non fan più notizia.

Si parla un po meno della merce da esportazione dell’Islanda: l’alluminio. L’economia dell’isola, tra le altre cose, beneficia della disponibilità di energia idroelettrica; e l’alluminio, se lo dobbiamo estrarre dalla bauxite per riduzione all’arco elettrico, è ingordo di energia. Naturalmente l’industria dell’alluminio va alla ricerca di elettricità a basso costo; tipicamente si rivolge all’idroelettrico.

E questo è il punto: gli islandesi si vedono praticamente svendere la loro isola per trasformarla in un bel mucchio di dighe e fonderie. I debiti addossati loro con le recenti truffe finanziarie aiutano parecchio a far digerire l’operazione.

Ad ogni modo, se ipotizziamo una produzione corrente di 500.000 t di metallo all’anno, ed immaginiamo di ricavare i 13 – 14 kWh di elettricità richiesti per ogni chilo di alluminio tramite un impianto termoelettrico avente resa al 40%, si fa presto a dedurre che l’isola esporta l’equivalente di 1,45 milioni di tonnellate di petrolio ogni anno. Non è poco, se consideriamo che gli islandesi sono si e no 320.000; come dire che starebbero esportando l’equivalente di 4,5 tep annue pro capite, nascoste in forma di energia grigia nell’alluminio. Per avere un riferimento, basti pensare che la produzione russa di petrolio si aggira attorno a 3,5 tonnellate annue pro capite di greggio.

Impressiona pensare poi che i progetti in corso abbiano come fine quello di triplicare questo volume di produzione di alluminio, già ora grande.

Tra gli islandesi c’è chi cerca di combattere questa forma di colonialismo industriale; vada come vada, ormai è chiaro che l’industria energetica e dell’alluminio avrà un peso rilevante nei destini futuri dell’isola. Ed è altrettanto chiaro che molte manovre e sotterfugi, del recente passato o del prossimo futuro, abbiano come causa scatenante questo ricco piatto di risorse energetiche.

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2 risposte a Alluminio: il petrolio d’Islanda

  1. Pingback: Alluminio: il petrolio d'Islanda | Far di Conto

  2. Barabba Marlin ha detto:

    >il ministro Gelmini cerca popolarità in mezzo alle persone che temono ancora improbabili pericoli rossi e/o indottrinamenti non desiderati da parte di maestre di scuola con falce e martello nascosti nella scrivania.

    C’è da chiedersi quanto la scusa reggerà ancora, e magari quando ci sarà quella reazione uguale e contraria, che tu mi insegni, segue a ogni azione: per decenni negli Usa si è mantenuto in piedi un vergognoso sistema sanitaria con lo spauracchio del socialismo (ovvero della sanità pubblica), dall’ultimo docu di Moore sembra che un terzo dei giovani americani, oggi, si definisce socialista.

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