Insegnanti e palazzinari: chi costa di più?

Negli ultimi tempi si parla tanto di riforma della scuola; il ministro Gelmini cerca popolarità in mezzo alle persone che temono ancora improbabili pericoli rossi e/o indottrinamenti non desiderati da parte di maestre di scuola con falce e martello nascosti nella scrivania. Improbabile, ma tant’è. L’obiettivo delle “riforme” in essere è poi visibile: demolire la scuola e dirottare altrove i soldi che paghiamo per farla funzionare. Un bel piano, davvero.

Un lato interessante della vicenda è quello relativo ai tagli al personale ottenuti accorpando le classi; se faccio classi grandi, pensano al ministero, risparmio un sacco di quattrini spesi per gli insegnanti. Ci sono parecchi articoli indignati in giro per la rete che stigmatizzano la cosa, come questo o quest’altro.

Per farla breve, il problema è questo: le aule scolastiche esistenti sono pensate per ospitare al massimo 25 ragazzi. Per andare oltre, bisognerebbe demolire tutte le scuole italiane e ricostruirle.

Immaginiamo di avere un istituto scolastico con 300 iscritti, divisi in 12 classi di 25 persone; se facciamo aumentare gli alunni a 30 per classe (rendendo pressoché invivibile l’ambiente, che importa), abbiamo risparmiato due classi, e quindi due insegnanti. Dobbiamo però ricostruire la struttura; ricostruire signori, non basta tirare giù una tramezza. La storiella della tramezza, assieme ad altre sciocchezze consimili, è bene non andare a raccontarla ai tecnici che dovranno poi dichiarare agibile la struttura. E comunque anche una ristrutturazione ha costi elevati, in molti casi si finisce con lo spender di più che con l’edificio nuovo.

Se immaginiamo di avere un paio di metri quadri di spazio per allievo in aula ed un metro quadro pro capite tra corridoi, scale e servizi, la struttura mostrerebbe una superficie di circa 900 mq; con una spesa al metro quadro di 1500 euro, parliamo di 1.350.000 euro.

Le due maestre “risparmiate” potrebbero costare all’incirca 23.000 euro all’anno a testa; per recuperare l’investimento in ristrutturazione ci vorrebbero circa 30 anni. Il tutto al netto del peggioramento del servizio offerto ai ragazzi ed alle loro famiglie, e senza ovviamente contare il fatto che i soldi presi a debito per realizzare l’opera ci costerebbero anche di interessi; col rischio di far evaporare anche una parte consistente dei risparmi paventati.

Alla fin fine, un solo dubbio rimane: non è che potremmo inviare subito al ministero una brava maestrina che insegni ai nostri audaci condottieri almeno a contare?

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