Il gasolio e le nostre vite

Ieri seri in tv passavano “Chi l’ha visto”; consueta malinconia di persone scomparse e famiglie angosciate. Un caso mi ha colpito molto però: una signora scomparsa, residente in provincia di Brescia. Gestiva con il marito una attività di autotrasporto, che negli ultimi anni era divenuta piuttosto grande: decine di mezzi e una base operativa in Spagna.

L’attività è ora in crisi nera, e di tutto quello che era stato costruito resta oggi un unico autoarticolato guidato dal marito della signora. Una delle persone intervistate ricorda al pubblico che lo stato in cui versa l’azienda dei due coniugi è comune a tutto il comparto del trasporto su gomma, oggi in crisi nera; e che ovviamente non è colpa dei lavoratori o degli imprenditori del settore se le cose vanno così male.

Anche alcune persone che conosciamo si trovano nei guai: un vicino di casa di mio nonno, socio di un’azienda di autotrasporto, si divide il poco lavoro rimasto a turni bisettimanali con i colleghi. Un periodo di inattività poco simpatico.

Mediamente, nessuno degli interessati ama parlare di energia; la crisi è una entità astratta, priva di cause concrete. Sembra quasi che la gomma vulcanizzata ed il catrame nascano in cucina per generazione spontanea. Questa cosa mi ricorda molto da vicino il comportamento dei malati: negano la malattia, fingono che non esista; lo so bene, perché anch’io vivo e vedo comportamenti simili.

E’ davvero grande la sofferenza che subiamo a causa dei capricci dell’oro nero. Oggi non si tratta più di chiacchiere astratte attorno alla geologia o alla tecnica mineraria, ma di lavoratori per la strada e famiglie distrutte. Credo che sarebbe ora di muoversi e di prendere delle decisioni; l’alternativa, è lasciare che altre persone senza colpe vengano rovinate da un modello industriale che non funziona più.

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2 risposte a Il gasolio e le nostre vite

  1. Barabba Marlin ha detto:

    Sono perfettamente d’accordo sulla necessità di energie rinnovabili e sulla schiavitù fossile, ma io porrei l’accento anche su un’altra domanda sull’argomento da te trattato: tu dai per assodato che la mancanza di lavoro comporta una crisi esistenziale, ed è vero, ma la domanda è siamo sicuri che tale correlazione sia inscindibile? per me no. La crisi economica deprime per due motivi, da una parte c’è il problema di stare con le mani in mano e di sentirsi inutili, dall’altra il dover stringere la cinghia, se ci fosse un welfare forte si ovvierebbe quantomeno alla seconda. Io non viaggio molto, ma mi gioco un rene che in Svezia e Finlandia c’è meno frustrazione per questa grande crisi di quanto ce ne sia in Italia e Usa. Scusa la dissertazione da cornetto e cappuccino.

    • Beh, il fatto è sicuramente personale. La crisi non viene dagli eventi esterni, ma da come li affrontiamo. Esiste un problema grave solo fin quando non vogliamo affrontarlo; nel momento in cui lo facciamo, facilmente diviene lieve. E la soluzione è spesso vicina. Il fatto di essere dei drogati del lavoro non ci aiuterà; credo che dovremmo cominciare a ripensare i modi ed i tempi dell’attività lavorativa.

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