E dai con il fotovoltaico: ma dove piazzarlo?

E’ di queste settimane l’ultima, feroce polemica sorta in Consiglio Regionale attorno al fotovoltaico. L’oggetto della disputa stavolta è l’occupazione di suolo: pare che i pannelli fotovoltaici vengano installati non solo sui tetti di case e capannoni, ma anche su fertili suoli agricoli. I grillini hanno stigmatizzato la cosa, e io credo che abbiano anche qualche ragione: la terra coltivabile, a ben guardare, è l’unica risorsa italiana. Allo stato attuale le energie rinnovabili recentemente acquisite sono in larga parte importate: si tratta di impianti fabbricati, in tutto o in parte, da aziende straniere. La grande lungimiranza dei nostri osannati imprenditori ci ha permesso di far diventare il “paese del sole” ultimo della classe anche nello sfruttamento del suddetto sole.

Al momento nulla cambia: in Emilia Romagna non verranno presi provvedimenti riguardo l’occupazione di suolo agricolo da parte del fotovoltaico. Però il sasso è stato lanciato, e da più parti anche. Tra le possibili obiezioni, mi viene in mente la (mostruosa) occupazione di suolo delle fonti di energia tradizionali; le centrali a carbone richiedono enormi miniere, e le centrali nucleari pure, ovviamente.

Stavolta il confronto preferisco farlo con oggetti perfino meno utili: le strade. Già, perché mentre polemizziamo riguardo all’orto di mia nonna invaso da pannelli fotovoltaici, in Italia si continua a spandere catrame. Catrame che non servirà a nulla, visto che il traffico automobilistico si va sgonfiando già da alcuni anni per carenza di petrolio. Un esempio banale è dato dall’autostrada del sole: da Bologna (Zola Predosa) a Piacenza, è lunga circa 138 km. La larghezza della sede stradale – comprensiva di banchina, rilevato e fossato di scolo – varia dai 48 m medi tra Bologna e Modena ai 42 m misurati tra Parma e Piacenza. Tutte le dimensioni sono state derivate utilizzando i righelli di Google Earth. La superficie risultante di questo singolo tronco autostradale, esclusi raccordi ed aree di sosta, ammonta a circa 6 kmq.

Con 6 chilometri quadrati di terra (in questo caso tutte aree agricole di grande valore) di fotovoltaico avremmo potuto farne parecchio. Al momento, in tutta Italia dovremmo disporre ragionevolmente di un paio di GW di potenza fotovoltaica installata, come già detto, tenuto conto della rapida crescita ancora in atto nel comparto.

L’irraggiamento solare alla latitudine di Modena, dedotto con lo strumento di calcolo dell’Enea, equivale a circa 1430 kWh/mq. Immaginando di utilizzare celle a silicio monocristallino che rendano un 17 %, e facendo riferimento ad una produttività di 1100 kWh/kW installato (a Modena rendono meno!), otteniamo velocemente che per ogni kW installato dovremmo consumare 4,5 mq di terreno; che ovviamente è un po meno della media, esistono impianti peggiori e i miglioramenti sono molto rapidi. Mettiamo anche che siano 5 metri quadrati: la sostanza non cambia molto, con i 6 kmq di terra occupati dalla celebre autostrada avremmo potuto installare 1,2 GW di potenza.

Un po come dire che questo singolo tronco autostradale occupa uno spazio non tanto dissimile da quello occupato da tutto il parco fotovoltaico italiano realizzato fino a fine 2009.

Quanto spazio per il catrame nel paese del sole; per il sole, però, lo spazio non si trova…

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6 risposte a E dai con il fotovoltaico: ma dove piazzarlo?

  1. Barabba Marlin ha detto:

    i parcheggi, con i pannelli a tettuccio dei posti auto, come già avviene in molti autogrill (basti pensare all’estensione dei parcheggi di certi centri commerciali), cave e fabbriche dismesse, sommità dei moli dei porti commerciali e turistici (che generalmente sono dei muraglioni tristissimi lunghi centinaia di metri), spazi inutilizzati negli aeroporti civili e militari, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

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  4. Gifh ha detto:

    Qualcuno sa quanti km² di tetti disponiamo sul territorio nazionale? E di zone desertiche? Linee ferroviarie?

    A volte, per vedere, bisogna chiudere gli occhi.

    • Per l’urbanizzato la rete è piena di commenti riassuntivi; tra gli altri legambiente, o anche quest’altro qui.

      Per dati più raffinati, consiglio di usare i servizi dell’Istat.

      Si tratta di quantità dimensionalmente diverse da quelle concesse alle energie rinnovabili; un pessimo investimento, non abbiamo più alcun bisogno di tutto questo cemento.

  5. Pingback: Energia solare in Emilia Romagna a maggio 2011 | Far di Conto

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