Nucleare: petizioni, numeri e terremoti

Tanto per rinverdire le chiacchiere attorno all’atomo, e visto che si parla tanto di espansioni del parco centrali nucleari, mi è venuta voglia di andare a curiosare in mezzo ai dati della Iaea, in specie nelle statistiche sui reattori.

Il motore di questa curiosità viene da un articolo letto su Repubblica che segnalava una petizione contro il nostro “rinascimento nucleare”; la notizia è ora ripresa in vari articoli sul web, tra questi anche da Qualenergia. Il fatto che industriali e dirigenti si spendano per mettere le rinnovabili in opposizione all’atomo è interessante, qualcosa vorrà pur dire.

Ad ogni modo, tra le tante notizie la Iaea (o Aiea in italiano) fornisce stime sulla produttività media del parco reattori installato nel mondo. In questa tabellina possiamo osservare i dati riassuntivi sul fattore di capacità medio del parco reattori esistente; il fattore è definito in varie maniere, e quindi esistono varie colonne di valori. Il dato più semplice, nella colonna di destra, rappresenta quello che somiglia di più alla nostra comune idea di fattore di capacità: un confronto diretto tra produzione teorica e produzione effettiva.

I valori variano da un 82,5 % del 1999 a punte superiori all’84 % nel 2002 – 2004; vistosa la caduta temporanea del 2003. Nel 2009, i fattori di capacità si ridimensionano ad un 80,9 %.

Nel decennio di cui parliamo, si sono verificati grandi cambiamenti: c’è stata una terribile fiammata nei costi del petrolio (147 USD/bbl nell’estate del 2008), abbiamo avuto grandi crisi economiche e così via. Anche la filiera nucleare ha risentito di questi eventi: da un lato, ha tratto vantaggio dal costo dei combustibili tradizionali impiegati nella termoelettricità, e dall’altro ha dovuto scontare maggiori costi di esercizio degli impianti e di fabbricazione dei combustibili.

La caduta del fattore di capacità ai valori attuali ha però relazione anche con il terremoto che in Giappone ha messo temporaneamente fuori gioco i reattori di Kashiwazaki Kariwa; questo impianto dispone di ben 7 reattori, tutti oltre 1 GW di potenza elettrica. La produttività ha raggiunto il valore di 60 TWh a fine anni ’90, per poi ridimensionarsi a 50 TWh attorno al 2004 – 2005. Anche gli scandali sulla sicurezza del 2003 hanno portato all’arresto della centrale. I 50 TWh di cui sopra equivalgono all’1,85 % della produzione elettronucleare mondiale, stimata da BP in circa 2700 TWh nel 2009.

Gli stop temporanei di questo grande impianto quadrano abbastanza bene con le cadute dei fattori di capacità degli anni 2003 e 2008 – 2009, almeno in senso temporale; però non giustificano interamente le perdite di produzione a livello quantitativo.

In apparenza anche altri operatori hanno diminuito la propria attività negli ultimi anni. Si noti anche che i giapponesi hanno già rimesso in funzione un paio di reattori a Kashiwazaki Kariwa, ma questo fatto non ha risollevato i valori medi registrati dalla Iaea.

A pelle, la sensazione è che in giro non ci sia poi tutta questa euforia per il nucleare; le aziende del settore non hanno spinto molto sulla produzione negli ultimi anni. Niente forzature insomma. E’ possibile che questo fatto abbia relazioni con i costi di gestione degli impianti, che devono essersi gonfiati bene bene, anche se i dati a riguardo sono poco trasparenti. Vedremo cosa succederà qui in Italia: è possibile che queste faccende abbiano dei riflessi anche nel bel paese.

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