Nucleare: precisazioni sui fattori di capacità

Spiacevolmente, mi rendo conto di aver fatto parecchia confusione nel post precedente sull’atomo; forse la fretta, o magari non stavo bene. Fatto sta che a rileggerlo non mi sembra tanto chiaro: tira un po da una parte ed un po dall’altra. Cose che capitano agli illetterati come me.

Per schiarirmi le idee, ho riesaminato la tabellina della Iaea – quella con i fattori di capacità del parco reattori nucleari mondiale. Sulla destra, come detto, riporta i fattori di capacità del parco centrali censito; si tratta della frazione di produzione annua teoricamente possibile che effettivamente è stata ottenuta. Il valore è inferiore all’unità per cause tecniche di varia natura: sostituzione di elementi di combustibile, manutenzione e così via. Queste almeno le cause tecniche prevedibili a priori. Nella colonna denominata “Unplanned Capability Loss Factor” possiamo invece osservare quale frazione della produzione è andata persa a causa di incidenti imprevisti; il citato caso della centrale giapponese di Kashiwazaki Kariwa contribuisce in maniera importante alle oscillazioni del 2003 e del 2007 – 2009. Un terremoto non si può (ancora) predire, ma se arriva la centrale perde ore di lavoro. Inevitabili i riflessi sulle produzioni.

confronto tra fattore di capacità delle centrali atomiche e fattore di capacità delle stesse comprensivo delle perdite accidentaliTutto lineare, fin qui. Proviamo però a mettere in forma grafica il fattore di capacità rilevato, assieme allo stesso valore a cui abbiamo sommato anche le perdite accidentali: questo secondo andamento, più elevato del primo, rappresenta il fattore di capacità che i gestori delle centrali nucleari averebbero voluto conseguire in assenza di imprevisti. Il diagramma qui sopra (derivato dai citati dati Iaea tramite OpenOffice) riassume la situazione. Ovviamente, la linea rossa oscilla meno della blu: le perdite accidentali sono state eliminate. La cosa interessante è che i fattori di capacità depurati degli incidenti casuali per gli anni 2008 – 2009 si posizionano appena sopra all’86 %: due punti percentuali in meno rispetto alla media degli otto anni precedenti. Una variazione che il solo fattore di capacità (in blu) rende ovviamente invisibile, mascherandola in mezzo ad incidenti d’ogni genere.

Come dire che, al netto delle perdite impreviste, gli operatori del comparto nucleare hanno rinunciato intenzionalmente ad una produzione equivalente a quella di più di 8 reattori da 1000 MWe. Proprio intenzionalmente, perché gli incidenti casuali sono già stati rimossi dall’andamento rappresentato in colore rosso.

Questo fatto è interessante assai; probabilmente le cause sono molteplici, ma il sospetto che la filiera dell’atomo sia stata colpita da una forte crescita dei costi di gestione è ora piuttosto forte. All’apparenza, con i combustibili fossili alle stelle, il nucleare ha perso competitività: altro che alternativa al carbone o al gas metano. E magari i gestori hanno scelto di far fare ai propri reattori qualche settimana di sosta in più durante i momenti nei quali il prezzo di vendita dell’elettricità era giudicato troppo basso.

La questione dovrebbe essere discussa anche qui in Italia: il mito dell’energia “tanto economica da non poter essere misurata” sembra ormai lontano anni luce.

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