Linux: perchè è meglio!

schermata del portatile HP con Ubuntu 10.04 ed Inkscape apertoVisto che ho davvero poca voglia di pensare a cose difficili, adesso metto su una bella cattura a schermo del monitor del portatile dal quale sto scrivendo. E’ equipaggiato con una distribuzione Linux; per la precisione, Ubuntu 10.04 con Gnome. L’immagine a fianco mostra Inkscape avviato con un disegno vettoriale in svg su cui stavo pasticciando; devo dire che questo portatile non teme affaticamenti, ed il merito è ovviamente di Ubuntu. La macchina è un  HP Compaq 610.

Dopo tanti anni passati ad imprecare contro computer veloci come mietitrebbiatrici, dischi fissi il cui contenuto si frammentava anche quando stavano fermi, continui crash di sistema ed inutili spese per software davvero poco amichevoli nei confronti dell’utenza, mi sono deciso ad affrontare il passaggio. Mi ha poi convinto l’amico e collega Massimo, ben più scafato di me.

Devo dire che avevo preparato il cambiamento per un bel pezzo: mi trovavo a lavorare con Windows XP, ed in pratica avevo sostituito progressivamente i programmi proprietari con applicativi liberi. Questo ha reso le cose abbastanza semplici: se sei abituato a servirti di Open Office, Firefox e Gimp, cambiare il sistema operativo conservando i programmi non è difficile.

D’altronde, le macchine di cui disponiamo sono equipaggiate da processori a 64 bit da molti anni: per quale motivo insistere ad usare un sistema operativo obsoleto a 32 bit come XP? E per quale altro motivo passare a costosi sistemi operativi proprietari a 64 bit che non funzionano bene, vedi i vari windows Vista o windows 7? Un mio amico dispone di un portatile equipaggiato con Vista; quando lo avvia deve andare a prendersi un caffè, dice lui. E dire che monta 4GB di Ram. Io con 2 GB ho una macchina che fa grafica vettoriale o lavoro di cartografia in ambiente GIS (con QGis, ovvio!) alla velocità di un missile; e naturalmente ho speso una fischiata in confronto. Per non parlare poi della durata: le macchine Linux sono longeve, tendono a perdere poco in prestazioni al passare del tempo.

Adesso, dopo più di due anni passati ad usare varie distribuzioni Linux sia al lavoro che in casa, posso dire con tranquillità che non tornerò a windows nemmeno se mi pagheranno. Perché non mi conviene: allo stato attuale l’open source si è rivelato qualitativamente superiore. Probabilmente, un giorno qualcuno userà i carri armati – o qualche loro equivalente virtuale – per eliminare il software libero; nel frattempo credo di potermene servire felicemente.

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