Petrolio e dollari, c’è spazio per salire

Nelle ultime settimane il prezzo del petrolio è tornato a far parlare di se: più che altro, le chiacchiere hanno riguardato i rincari per i carburanti. Mi sorprendo sempre nel leggere articoli che polemizzano sul costo della benzina o del gasolio e che non dicono nulla riguardo al costo della materia prima. Riflettono forse la convinzione moderna secondo la quale i carburanti sarebbero prodotti non dal lavoro di uomini che scovano idrocarburi ai confini del mondo, ma piuttosto da una divinità misteriosa chiamata mercato.

Ma vediamo di riassumere la storia velocemente. Il grafico qui a fianco rappresenta l’andamento medio dei prezzi del greggio a partire dal 1945. Si tratta di prezzi nominali in prezzo nominale del petrolio in dollari Usadollari Usa per barile di petrolio; e per petrolio intendiamo il “light crude” di riferimento, in questo caso mediorientale e brent secondo le annate. I dati numerici vengono dall’atlante statistico di BP (per non perdere il vizio); una serie di dati alternativa si può reperire su Inflationdata. Anche il nostro Ministero pubblica dati utili per la piazza italiana. Tutti questi numeri riguardano i prezzi praticati alla vendita per la singola annata considerata. Le differenze in valore assoluto tra le varie basi di dati di solito dipendono dal diverso peso assegnato alle varie piazze commerciali, o dalla quantità di spese incluse nel totale del costo. Ad ogni modo, gli andamenti relativi restano simili. Belli e ben delineati i picchi di prezzo degli anni settanta, assieme alla recente crescita che ha portato tanta preoccupazione, e che forse ha qualcosa da spartire con il mostro chiamato “picco”.

Questi primi numeri pongono qualche problema: intanto si parla di dollari, i capricci dovuti ai tassi di cambio tra le varie monete restano nell’ombra. I suddetti dollari subiscono poi una certa inflazione, e tendono a perdere valore; per rappresentare in maniera realistica le quotazioni del greggio, occorre applicare dei deflattori e riportare il tutto al controvalore del dollaro di una certa annata della serie. Qui a destra, possiamo prezzo del petrolio con correzione inflazionistica - dollari al barileosservare un grafico che rappresenta per l’appunto i livelli di prezzo dell’oro nero espressi in dollari del 2009, sempre secondo quelli di BP. Ci sono alcune cose che ovviamente spiccano subito: intanto la fase di relativa stasi dei prezzi che caratterizza gli anni ’50 e ’60. Quella è stata l’era della crescita: l’epoca in cui potevamo far crescere esponenzialmente le nostre economie. L’epoca d’oro, il boom economico, il miracolo italiano….Molto bello, ed effimero: con gli anni ’70 la produzione di petrolio degli Usa raggiunge l’apice, e si avvia verso un lento declino. Nel momento in cui le produzioni del Nord America non sono più in grado di accontentare tutti, il Medio Oriente irrompe sulla scena; le crisi energetiche degli anni ’70 sono ormai storia, anche se scritta senza porsi il problema della scarsità della risorsa. Negli anni successivi, si concludono le fasi recessive innescate dalla carenza di energia; il prezzo tende ad abbassarsi, e l’abbondanza torna a farsi sentire. Nel 1998 il petrolio viene scambiato a prezzi talora inferiori ai 12 dollari.

In anni recenti, abbiamo sperimentato una nuova crisi energetica: il costo del greggio è Quotazioni del petrolio in dollari - da Ecoalfabetaesploso, toccando i 147 dollari per barile nell’estate del 2008. Il grafico qui a fianco, ripescato in rete da un post su Ecoalfabeta, mostra andamenti interessanti. Il periodo di tempo coperto è limitato a due sole annate, ma è sufficiente per vedere l’apice delle quotazioni, come detto nel mese di luglio 2008. Questi 147 dollari per barile sono tanti davvero, e in effetti il nostro sistema economico ha reagito abbastanza male: ancora oggi stiamo vivendo una crisi grave, in special modo in Italia – soprattutto a causa del fatto che qui da noi la crisi la stanno pagando solo studenti e salariati.

In apparenza, il costo del greggio nell’estate del 2008 avrebbe raggiunto il suo valore massimo: i 147 dollari al barile eccedono il centinaio di dollari che caratterizzavano le crisi degli anni ’70. Però c’è un problema: il dato relativo al 2008 è riassuntivo di quotazioni giornaliere; i quasi 100 dollari (corretti per l’inflazione) sperimentati nel 1980 sono un dato medio annuale. Non è casuale il fatto che le quotazioni siano poi crollate ad un minimo di 30 dollari ad inizio 2009; probabilmente i livelli di prezzo raggiunti erano insopportabili. In pratica, i 147 USD / bbl rappresentavano una terribile bolla speculativa – secondo alcuni prodotta a causa di fondi di investimento  mossi da personaggi spregiudicati- che aveva gonfiato il valore dei futures ad un livello non più accessibile per molti acquirenti reali di petrolio. La bolla si è poi sgonfiata, bruciando un mare di soldi in mano a speculatori meno accorti di altri.

A prestare fede al secondo grafico, quello che mostra le quotazioni corrette per inflazione nel periodo 1945 – 2009 riportando i valori medi annuali, i picchi di prezzo del 2008 sarebbero sostanzialmente simili a quelli del 1980. Il valore medio annuo per il 2008, appena inferiore ai 100 dollari al barile, è pressoché identico a quello del 1980. Ed è ovviamente inferiore ai massimi di luglio 2008, che sono stati raggiunti per un periodo molto breve. E verrebbe da dire che abbiamo quindi sperimentato una situazione equivalente a quella delle crisi degli anni ’70, col relativo corollario di disastri.

Siamo poi sicuri? Il valore di punta raggiunto in una singola annata ha un significato relativo, esattamente come il valore di punta raggiunto dalle quotazioni per poche settimane in un anno; a determinare i corsi economici sono più probabilmente le tendenze di medio periodo. Per farci un’idea della situazione, riprendiamo in mano i dati dell’atlante di BP – o qualsiasi altra serie di dati, il risultato dovrebbe essere analogo – e proviamo a mettere in forma grafica non già la quotazione annuale del greggio, ma piuttosto una sua media mobile triennale. Usando una media su tre anni, perdiamo la capacità di osservare le fluttuazioni di dettaglio ma otteniamo una visione più nitida degli andamenti “in grande”; è come se stessimo rimuovendo il rumore di fondo. E allora via con Open Office, e vediamo qua a destra cosa ne viene fuori: il grafico mostra andamenti prezzo del petrolio, media mobile a tre anni in dollari al barilediversi dai precedenti. Ovviamente, la media mobile limita la serie dati al 2008. La cosa che si fa fatica a non notare è che il picco di prezzo del 2007 – 2008 appare ridimensionato rispetto al 1980: l’andamento di medio periodo si posiziona attorno agli 80 dollari al barile, interrompendo una rapida risalita. E bisogna dire che, anche nel periodo 2009 – 2010, le quotazioni hanno preso a viaggiare abbastanza stabilmente attorno ai 70 – 80 dollari. In sintesi: a guardare agli andamenti di medio periodo, non abbiamo affatto raggiunto i prezzi roventi del periodo a cavallo tra gli anni ’70 – ’80. Abbiamo avuto si risalite vertiginose delle quotazioni del petrolio, ma queste fiammate hanno avuto una durata temporale limitata e sono state intervallate da repentine cadute dei prezzi. Ed il valore di medio periodo ne risente.

La situazione nel mercato del petrolio è spinosa, non c’è dubbio; ma a prestar fede ai numeri esiste ancora la possibilità teorica di veder salire il prezzo del petrolio, se continueremo a soffrire scarsità di risorsa. Perlomeno, il passato sembra mostrarci casi del genere. Le quotazioni roventi di trent’anni fa non sono ancora state raggiunte: vedremo se riusciremo a battere quel poco invidiabile primato.

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