Buone uova per la sfoglia

Circolano in queste ore notizie allarmate riguardo al solito carico di prodotti alimentari insaporiti tramite diossina; al momento si parla di uova tedesche. La notizia è stata ripresa in molti siti, vedi questo o quest’altro.

In questi dispacci ci sono cose che fanno ridere per davvero: per tutti l’affermazione secondo cui “…all’origine della contaminazione ci sarebbe una società che avrebbe utilizzato per sbaglio una sostanza chimica industriale di solito usata nella produzione della carta…”. Per sbaglio, come no.

Gli scandali sulla diossina negli alimenti proseguono ormai da moltissimi anni; ed è proprio vero se ormai il fenomeno merita addirittura una voce apposita sull’enciclopedia. In particolare dello scandalo del 1999 ho un ricordo abbastanza nitido: si trattava di maiali e galline alimentati con robaccia che su di un pianeta normale potrebbe essere utilizzata per azionare una centrale termoelettrica. Si erano rincorse ipotesi di ogni genere, tra le più curiose quella secondo cui le diossine derivavano da oli industriali – nel caso, i pericolosi oli refrigeranti impiegati nei trasformatori elettrici – reimpiegati come oli di frittura e quindi, raggiunta la consistenza del catrame, dati in pasto agli animali. Adesso pare piuttosto che il problema derivi dall’impiego congiunto di autocisterne che trasportano indifferentemente oli industriali o materiale alimentare – quale meravigliosa procedura.

Francamente, credo che tutto questo sia ormai irrilevante: che importa? La reazione delle autorità europee un decennio fa fu di innalzare le soglie di tolleranza; ricordo bene la polemica giornalistica sorta in seguito, e devo dire che la tecnica dell’innalzamento dei limiti di legge è cosa ben nota anche qui in Italia. La verità è che questi contaminanti circolano liberamente, e si nascondono ovunque. Fior fiore di analisti di laboratorio passa la giornata a studiare in quale proporzione mescolare oli esausti all’olio di oliva, e se i calcoli son giusti nessuno ci farà caso. Si tratta della più efficace tecnica di smaltimento dei rifiuti mai pensata: basta mangiarseli! Il problema, di solito, esplode quando si arriva alle carni: gli animali – vertice della catena alimentare – accentrano nel proprio corpo le schifezze che si devono mangiare. E così una modesta concentrazione di diossine presente in grassi e farine alimentari diviene una concentrazione elevata in un prosciutto o in una coscia di pollo. O in un uovo.

Ora forse sarebbe il caso di fare un passo indietro: secondo l’osservatorio dell’Istat, in provincia di Modena le confezioni da sei uova possono arrivare a costare anche solo 0,65 euro. Un po come dire che un uovo costerebbe 10,83 [imbarazzante errore rimosso] centesimi di euro. Per un chilo di pollo, si può scendere a 3 euro. Naturalmente si tratta di prezzi al consumo: immaginiamoci quanto poco possano essere pagati gli allevatori che forniscono questo materiale ai supermercati. Non casualmente, le differenze di prezzo rilevate dallo stesso Istat tra il materiale più economico e quello più costoso sono dell’ordine di un + 150% o + 300% secondo i casi. Comprendono logicamente offerte “sottocosto”, richiami per la clientela realizzati vendendo roba di cui forse dovremmo diffidare.

Vista la situazione, mi viene il sospetto che di diossina e prodotti consimili ne stiamo ancora mangiando in quantità limitata. Non è il caso di lamentarsi troppo: se pretendiamo di pagare queste cifre per quel che mangiamo, dobbiamo pure aspettarci che il piatto contenga cose non propriamente commestibili. Il problema delle diossine nelle carni non si risolve con i controlli: dopo anni di tentativi, siamo al punto di partenza. Si risolve garantendo un’esistenza dignitosa a chi alleva maiali e galline. Costerà qualcosa di più, ma funziona bene.

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6 risposte a Buone uova per la sfoglia

  1. Maurizio ha detto:

    Ciao Fausto,
    seguo il tuo bvlog con interesse e volevo segnalarti un refuso su questo articolo:
    una confezione da 6 uova a 0,65 € = circa 0,11€ a uovo.

    Non male per un blog che si chiama fardiconto!! 🙂

    Con simpatia
    Maurizio

  2. Ha ha!! Le calcolatrici e la fretta….come mi viene in mente di dividere per 10 dopo aver pensato 6? Boh?
    Si, contare è difficile; specie a pancia troppo piena. Però se scrivo tutto per bene da solo, cosa scrivono i visitatori?!?!? Rischia di diventare una noia mortale!

    Grazie mille Maurizio, spero ci risentiremo alla prossima corbelleria che scrivo.

  3. Pingback: Uova e soldi: contiamo meglio | Far di Conto

  4. Metto in coda un collegamento alla analoga discussione sul blog di Aspo:
    http://aspoitalia.blogspot.com/2011/01/uova-alla-diossina.html

    Scoppiano dispute divertenti sull’uovo più ricco in diossine: gallina in gabbi o allevata a terra? Con i prati contaminati, non siamo più sicuri nemmeno di quelle della nonna…

  5. pagnino ha detto:

    Insomma, mi stai insegnando che se invece che palazzoni costruissero sprawl, nel minuscolo giardino mi tenevo il mio pollaio e magari qualche pianta di pomodoro…

  6. Mah, chi lo sa….
    Le galline – lo ammetto – le odio: sarà perché ci vivo in mezzo da sempre….che casini che combinano! Per i pomodori: quelli li adoro, e devo dire che la terra che abbiamo è fenomenale, vengono buoni davvero.
    I palazzi: non è che non mi piacciano, alcuni sono ben fatti. Però non riesco a capire perché non ci vogliamo mettere qualche pianta attorno. E per quale motivo si faccia la guerriglia alle strutture di meno di tre piani, senza poi batter ciglio davanti a strade e parcheggi che non servono a nulla. Ma quella non è forse occupazione di suolo? A che serve impacchettare le persone in verticale per poi coprire il terreno rimasto libero con del catrame?
    Mah…

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