Freddo o caldo?

Questa sera giocherelliamo un po con le mappe di anomalia termica; in rete circolano articoli di questa estate che riportano di temperature medie molto alte e relativi danni economici. Al solito, il problema della temperatura è che bisogna parlare di valori medi: il parametro principe per decidere il clima e la copertura vegetale di un luogo è per l’appunto la temperatura media al suolo. La disgrazia è che queste medie – che concorrono a definire il clima – si producono per sommatoria di valori diversi e rapidamente variabili; e così, davanti ad una abbondante nevicata a Washington, non possiamo farci mancare la comparsa di qualche “diversamente furbo” che ci annuncia l’arrivo di una glaciazione. Di solito questi personaggi soffrono di amnesie riguardo la contemporanea mancanza di neve alle olimpiadi invernali in Canada, ma tant’è….

E i dati oggettivi? A casa mia fa freddo, e magari a Cagliari si sta bene; ce lo dicono al TG ogni sera. Cose che non significano nulla, ovviamente. E i numeri? Beh, in questo caso si fa prima a mettere tutto su delle proiezioni cartografiche in forma di macchie colorate. La NASA, tra le tante cose che fa, trova tempo anche per mettere in rete un bello strumento di rappresentazione delle anomalie di temperatura. Il dato per tutto il 2010 è stato reso disponibile proprio in questi giorni, con i clamori che si convengono ad un’annata caldissima; ma ci sono cose interessanti da vedere anche nelle medie del decennio trascorso.

Tanto per cominciare, qui a fianco c’è una rappresentazione dell’anomalia termica del riscaldamento globale: temperature medie del pianetaperiodo 2000 – 2009; in pratica, si ottiene confrontando le temperature medie degli anni desiderati con la media climatologica del periodo di riferimento, in questo caso gli anni dal 1951 al 1980. L’immagine è prodotta, come detto, dal Goddard Institute for Space Studies della NASA. Il commento è veloce: fa caldo. L’anomalia media è di mezzo grado centigrado. Da notare anche le differenze riscontrate tra le varie aree del pianeta: il riscaldamento globale non colpisce tutto il globo allo stesso modo, a dispetto del nome. Alle alte latitudini dell’emisfero boreale l’effetto è stato molto più forte: e questa estate in effetti gli incendi della taiga siberiana occupavano molte facciate dei giornali. Tanto umorismo sui russi nei guai, ma naturalmente anche in Canada non si sono divertiti granché.

Messa così, sarebbe una vicenda abbastanza semplice da capire: se fa caldo fa caldo. E riscaldamento globale: temperature inverno 2009 2010invece no. Qui a sinistra, possiamo osservare una seconda immagine marcata NASA: rappresenta le anomalie termiche riscontrate nell’inverno 2009 – 2010, in particolare nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio. A parte il dato di incremento medio delle temperature di 0,59 °C, a saltare all’occhio è la mostruosa crescita delle temperature osservata in Canada ed in alcune aree dell’Asia e dell’Africa. E’ questa la situazione che aveva dato tanti grattacapi agli organizzatori dei giochi olimpici invernali. Ancor più interessante è la presenza di due anomalie negative sugli USA e sull’Europa occidentale: queste due macchioline azzurre, con le connesse nevicate, hanno permesso di scatenare tra i paesi ricchi una incredibile battaglia mediatica volta a delegittimare gli studiosi dei problemi climatici. Adesso la faccenda è acqua passata, ma per mesi ci siamo dovuti sorbire corbellerie riguardo a glaciazioni imminenti e mail truffaldine. E non c’è dubbio che questa particolare condizione meteorologica abbia aiutato la macchina della propaganda.

Alla fine della fiera, come mai è così interessante discorrere di variazioni di temperatura di mezzo grado? Esistono tanti motivi, e tra questi uno è veramente elementare: al variare della quota sul livello mare, la temperature media dell’aria cambia. Diminuisce di 6 – 6,5 °C per ogni 1000 metri di quota. In montagna fa più freddo, è fatto noto a tutti. Una variazione di temperatura media annua di, mettiamo, 1 °C obbligherebbe le fasce di vegetazione a spostarsi verso l’alto di 150 – 170 metri. Dato che questi movimenti richiedono tempi lunghi, nel breve termine questo fatto porterebbe semplicemente alla distruzione del patrimonio boschivo coinvolto.

Nell’Appennino modenese, tanto per dire, troviamo in sequenza boschi analoghi ai querco – carpineti di pianura, quindi associazioni ricche in roveri, e poi castagni (peraltro non nettamente separati dalle fasce attigue) ed infine la faggeta. In ultimo, scampoli di conifere e brughiere alle alte quote. Se tutta questa articolazione si sviluppa in 1600 – 1700 metri di quota, immaginare di richiedere 3 o 4 spostamenti di 170 metri alle varie fasce di vegetazione significa correre il rischio di vedere andare in crisi, a spanne, un 40% delle superfici boscate della nostra montagna. Con perdite evidenti, tra dissesto idrogeologico, incendi – le piante moribonde bruciano facilmente – e scomparsa del castagno.

Dopo tanti anni di liti attorno a chi dovrebbe cominciare per primo a dare l’esempio in tema di gas ad effetto serra ci troviamo al punto di partenza: la temperature cresce, gli ecosistemi forestali soffrono e la televisione insiste a definire come “possibile glaciazione” ogni nevicata che depositi un manto di 5 centimetri. Speriamo in bene per gli anni che ci aspettano.

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4 risposte a Freddo o caldo?

  1. Antonello Pasini ha detto:

    Caro Fausto,
    mi fa piacere scoprire un nuovo sito serio su temi ambientali (con tutta la spazzatura che c’è in giro…). Complimenti! Ho visto che sulla colonna a destra segnala altri siti interessanti, alcuni dei quali già conosco bene. Mi permetto di segnalarle anche il mio “Il Kyoto fisso”:
    http://antonellopasini.nova100.ilsole24ore.com/
    Cordiali saluti e ancora complimenti

  2. Eh no ti prego, facciamo qualcosa per il castagno. Della poca neve in canada me ne sbatto, ma non posso vivere senza caldarroste e marron glacés!

  3. Pingback: Fa caldo, ma non ditelo in giro. | Far di Conto

  4. Pingback: Temperature 2011 | Far di Conto

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