Rinnovabili, prospettive nere…ma non c’è rimasto altro

Stasera su TOD ho notato la comparsa di un articolo attorno al contributo dell’energia eolica al bilancio del sistema elettrico inglese. Il titolo non è tanto generoso, suona all’incirca “le rinnovabili non terranno accese le luci”. L’articolo punta il dito contro la pochezza dell’energia eolica, facendo notare che questa rappresenta oggi una frazione marginale della produzione elettrica. Interessante, certo, ma così dice poco; specie se dimentichiamo che metà delle addizioni di potenza in Europa negli ultimi 10 – 15 anni sono state ottenute proprio tramite l’eolico. Curioso.

Un passaggio dell’articolo: “Germany’s PV capacity has almost doubled from 9.4 GW to something between 17 and 18 GW, representing a sunk investment of something between € 50 and €60 billion, the repayment of which will fall on all consumers during the next twenty years. Yet this vast investment yields the equivalent of just 2% of German generation!“. In sintesi, il caso della Germania preso a confronto mostra un sistema di incentivi che ha prodotto impianti fotovoltaici al costo di poco più di 3000 €/kw. Una cosa che, secondo gli autori, rappresenta uno scandalo visto che questo sforzo permette ai tedeschi di produrre appena il 2% della propria energia elettrica. Non una parola sul vertiginoso progresso tecnico ottenuto, né sulle accelerazioni recenti delle installazioni nel FV.

Un altro caso citato è quello degli spagnoli: in bancarotta, e sommersi di guai a causa degli incentivi all’energia eolica – dicono alcuni analisti; la Spagna ha fatto gravare sul sistema fiscale il peso degli incentivi, e adesso la cosa è oggetto di discussione.

Un altro pezzo interessante, sempre su TOD, è l’articolo di Hagens attorno all’effetto del tempo sui valori di ritorno energetico. Il nostro malizioso amico eroei. L’analisi dell’autore mostra che fonti di energia aventi ritorni energetici simili possono offrire vantaggi pratici diversi a seconda della rapidità con cui riescono a restituirci l’energia che producono. In soldoni, il confronto mostra che i diversi tassi di sconto applicati agli investimenti (stavolta economici) penalizzano fonti di energia che restituiranno la propria produzione in tempi lunghi; per contro, fonti energetiche che rilasciano la produzione alla svelta si vedono avvantaggiate. Gli esempi proposti sono, manco a dirlo, l’energia eolica e gli idrocarburi da fonte fossile. L’analisi dell’autore mette in risalto il vantaggio offerto da combustibili fossili come lo “shale gas” tanto di moda oggi: in termini di ritorno sull’investimento, questa fonte di energia eccelle se il costo del danaro è elevato. Per il vento non c’è partita: l’inflazione lo mette ko; la discussione tende a mischiare contabilità finanziarie ed energetiche, ma ha comunque una sua logica. Ed il messaggio finale è che conviene mettere i soldi in un pozzo di gas che si esaurirà in due anni piuttosto che in una wind farm che ne durerà trenta, perlomeno se i soldi richiesti per realizzare l’opera ci impongono interessi elevati.

Sono tutte analisi condivisibili e rigorose, e mi affascinano per la dedizione di chi le realizza. A me però piacerebbe domandare a questi signori, in specie gli inglesi, cosa pensano di fare per affrontare il collasso della loro estrazione domestica di petrolio e gas. L’eolico non conviene, già, costa e produce poco: ma tra alcuni anni in Inghilterra non ci sarà altro a disposizione. Funzionerà male? Può darsi, ma che importanza ha? Gli autori che propongono di tenere in piedi centrali a carbone in una nazione che ha passato il proprio picco di produzione del carbone nel 1913 hanno dimenticato cose importanti. Credono forse che gli australiani regaleranno loro qualche cosa? Magari perché li trovano simpatici? L’abitudine a non pagare per l’energia ha portato questi signori a ritenerla un fatto scontato.

Anziché seguire chimere come il gas di scisti o le sabbie bituminose, sarebbe forse il caso di guardare alla realtà: fonti come l’eolico o il fotovoltaico ci garantiranno black out fastidiosi e costi elevati, ma con il carbone di black out ne vedremo uno solo: quello definitivo.

Aggiornamento: spulciando per la rete, ho notato un articolo del Corriere della Sera che segnala l’ammontare delle spese in giochi a premi e lotterie degli italiani. Si parla di 58,7 miliardi di euro, ipotesi poi confermata alla fine del 2010 da parecchie fonti: sui telegiornali, per mania di arrotondamento, ho sentito parlare di 60 miliardi. Un pò come dire che nel 2010 gli italiani hanno speso in lotterie quello che i tedeschi hanno speso in un decennio per il fotovoltaico. Con quel volume di spesa, a 3000 €/kWp, avremmo potuto fornire un tetto fotovoltaico ad ogni famiglia italiana in appena tre anni.

Quando si parla di sprechi, gli inglesi farebbero meglio ad arrabbiarsi per le lotterie di casa nostra piuttosto che per i mulini a vento di casa propria.

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4 risposte a Rinnovabili, prospettive nere…ma non c’è rimasto altro

  1. Barabba Marlin ha detto:

    oltretutto non viene considerata la razionalizzazione del consumo energetico, se è vero che le energie rinnovabili non raggiungeranno l’erogazione attuale degli impianti “tradizionali”, non è scontato che il fabbisogno debba essere costante o crescere, si pensi alle nuove tecnologia non solo come fonte energetica ma anche come bassi consumi, si pensi ad esempio all’illuminazione led

  2. Ah, il consumo lo razionalizziamo di sicuro! Mi dispiace che sia controvoglia: avremmo fatto meglio a fare scelte coraggiose qualche anno fa. Ma è andata così.

  3. Dico che secondo la termodinamica classica non sarebbe possibile: questi signori estraggono lavoro utile (in forma elettrica) dall’infrarosso termico, con un espediente al quale abbiamo pensato in tanti. L’idea di impiegare antenne adatte alla sintonia con l’infrarosso termico che permea l’ambiente è comune a molti studenti del liceo o dell’università. Solo che nessuno di essi, ad oggi, era mai riuscito a trarne una soluzione praticabile.
    Se questi signori dovessero riuscire nel proprio intento, ci potremmo trovare davanti a qualcosa di molto simile al moto perpetuo di seconda specie; estrarre elettricità dal calore ambientale è un ‘idea particolare davvero….
    Se a prevalere sarà il secondo principio, costoro falliranno all’atto operativo: magari i costi di realizzazione dell’opera supereranno i guadagni.
    Se invece questi studiosi dimostreranno di avere ragione, allora dovremo riscrivere alcune pagine nei nostri manuali di termodinamica.

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