Geotermico qua e là

Quelli di 9colonne segnalano una iniziativa nel campo della geotermia: pare che nei prossimi anni l’Italia avrà l’onore di aprire la strada allo sfruttamento della geotermia in mare. La Eurobuilding ha lanciato un progetto concreto volto allo sfruttamento del calore nascosto sotto al monte Marsili, un vulcano sommerso in mezzo al Tirreno. Altre informazioni le potete reperire tra i testi di Beppe Caravita; magari un po verboso, ma certamente interessante. Un partigiano del geotermico!

L’energia geotermica è importante nella nostra nazione, specialmente al centro – sud: il nome della località toscana di Larderello non richiede presentazioni. Si tratta di una flusso di calore in Italia in mW per metro quadratorisorsa distribuita in maniera poco omogenea: il flusso di calore che emana dal sottosuolo è pesantemente condizionato dalla storia geologica del luogo. La mappa a fianco, presa da questa pubblicazione, mostra il flusso termico nel nord Italia; l’unità di misura è il mW/mq. A spiccare è l’elevato valore riscontrabile in Toscana e nel mar Tirreno; il colore blu della pianura padana serve a ricordarci che un bacino sedimentario subsidente tende a schermare i flussi di calore dal sottosuolo. Le potenze, dalle nostre parti, potrebbero essere con un pò di fortuna dell’ordine dei 40 – 60 mW/mq, almeno in aree dotate di flusso termico superiore alla media; in un anno, si potrebbero mettere assieme 0,4 – 0,5 kWh. Davvero poco, se si considera che il sole in Italia ogni anno ci regala radiazione per 1100 – 1600 kWh per ogni metro quadrato di superficie. Il calore endogeno è una fonte di energia modesta e distribuita in modo davvero disomogeneo.

Sempre in tema di disomogeneità, possiamo considerare il caso di Ferrara. La città è dotata di un esteso impianto di teleriscaldamento alimentato tramite un inceneritore e delle caldaie a metano da una parte, dall’altra tramite l’energia geotermica ottenuta da vecchi pozzi esplorativi dell’Agip. In pratica, la compagnia petrolifera cercava idrocarburi in una struttura – trappola; del petrolio nessuna traccia, ma in compenso il sottosuolo ha rivelato una temperatura superiore a quelle riscontrate nei dintorni ad uguali profondità. Il motivo è la presenza di una struttura geologica nota come dorsale ferrarese, una grande piega che sta transitando sopra ad altri materiali tramite una faglia a basso angolo (un sovrascorrimento o trust, per chi può capire). Nella struttura in questione niente petrolio, ma in compenso roccia calda e permeabile vicina alla superficie: che ai ferraresi è piaciuta un sacco.

Nella presentazione curata da Hera – ente gestore del servizio – possiamo notare che a fine 2006 le reti di teleriscaldamento del gruppo derivavano il 14% della propria richiesta di calore dalla geotermia; un dato totale notevole, se consideriamo che questa quota è pressoché totalmente sviluppata a Ferrara. Il fluido utilizzato  in città proviene da circa 1000 m di profondità, e possiede una temperatura di circa 100 – 105 °C; il fatto di poter ottenere acqua così calda dipende dalla pressione e dal contenuto in sali molto elevato, capaci di elevarne il punto di ebollizione. Il calore geotermico rappresenta il 45% dei 164 GWh termici impiegati a Ferrara in un anno per la rete di teleriscaldamento. A parte vale la pena considerare che il prelievo di calore nell’impianto ferrarese, per circa 74 GWh termici annui, per poter essere considerato rinnovabile su una ipotetica emissione dal sottosuolo di 0,5 kWh/mq*anno richiederebbe di interessare una superficie di quasi 150 kmq; ancora accettabile, in una provincia che ne misura 2631.

Questi risultati sono positivi, ed è bello ospitare qui in Emilia Romagna progetti così ben riusciti; così come è notevole che l’Italia stia cercando di guidare la discesa in mare di questa industria. Però non dobbiamo dimenticare che Ferrara rappresenta pur sempre un caso fortunato: sono poche le aree che possono disporre di rocce così calde a profondità così modesta. Tanto per dirne una, a Modena una cosa così non potremmo nemmeno sognarcela.

Il calore generato nel sottosuolo dal decadimento di elementi radioattivi (principalmente uranio, torio e potassio) si rende disponibile alla superficie in forma di energia geotermica; i 42 TW di potenza termica dissipati in media dalla Terra potrebbero rappresentare una potenza continuamente disponibile di 6 kW per ogni persona esistente oggi al mondo. Detta così sembra facile, ma dobbiamo ricordare che il passaggio da calore ad elettricità causa perdite importanti (se cerchiamo impieghi elettrici), e che buona parte dell’energia geotermica si libera in corrispondenza delle dorsali oceaniche: posticini mica facili da raggiungere, sommersi sotto a 1500 – 2000 metri d’acqua e funestati da terremoti ed eruzioni. Fino ad oggi, la geotermia si è sfruttata in aree di terraferma con caratteristiche particolari – vedi Ferrara o la Toscana; per superare i limiti di questa scelta è abbastanza naturale che si discuta della possibilità di rivolgersi al fondale oceanico, sede di un più appetibile flusso termico.

Tutto questo però non ci deve far dimenticare che la nostra richiesta di energia primaria ammontava nel 2009 a circa 1900 TWh; anche supponendo di eseguire il prelievo in aree dotate di flusso geotermico di 100 mW/mq, per poter considerare indefinitamente rinnovabile la fonte geotermica avremmo bisogno di operare su una superficie di più di 2 milioni di chilometri quadrati. Prevedo frettolosi e spericolati sovrasfruttamenti.

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