Il fotovoltaico nei guai, come gli italiani

Leggo in rete dei ripensamenti del nostro governo attorno al Conto Energia; pare che siano in arrivo sforbiciate alle risorse destinate al fotovoltaico, e più in generale alle rinnovabili. La cosa non mi sorprende più di tanto: non stiamo facendo cose utili ultimamente in Italia. Circolano commenti allarmati anche sul fatto che il decreto in discussione – a nome del ministro Romani – avrebbe effetti retroattivi applicabili ad impianti in via di realizzazione; la cosa somiglia molto ad una truffa volta a pugnalare alle spalle gli operatori che hanno pianificati investimenti basandosi sulle norme in essere.

Mi secca pensare che qualcuno voglia tarpare le ali a settori così promettenti; il fotovoltaico, il solare termico e l’eolico stanno viaggiando bene nel mondo. Pare che quaggiù si preferisca discutere di ipotetiche centrali nucleari. Beatamente dimentichi dell’edificio di contenimento che giace abbandonato a Montalto di Castro.

Alla fine della fiera, oggi in Italia stiamo pensando di risparmiare sul risparmio. E’ un po come se cercassimo di diminuire il freddo in casa bruciando le finestre in mezzo al salotto; al di là della puzza di fumo, il risultato rischierebbe di essere perlomeno mediocre.

Si parla spesso del costo degli incentivi alle rinnovabili, e va bene: ma a quanto ammontano? Quelli dell’agenzia adnkronos mettono in fila i dati in forma riassuntiva. Cito testualmente: “…E’ stimabile che il costo totale per l’incentivazione delle sole fonti rinnovabili, escluse quindi le assimilate, abbia superato i 2 miliardi di euro nel 2009. Una stima dello sviluppo di tale costo, legata all’eventuale raggiungimento degli obiettivi europei attribuiti ai vari Stati membri per il 2020 ed elaborata dall’Autorita’ tenendo conto di alcune ipotesi pure ragionevolmente ottimistiche (quali il raggiungimento del potenziale massimo teorico di realizzazione delle rinnovabili o una incentivazione decrescente nel tempo), porta a ipotizzare che la spesa possa aumentare a circa 3 miliardi di euro/anno nel 2010, a piu’ di 5 miliardi di euro/anno nel 2015 e a circa 7 miliardi di euro/anno nel 2020 (di cui oltre 3,5 miliardi di euro per l’incentivazione di 10 TWh di energia elettrica da impianti fotovoltaici)…“.

Tre miliardi di euro all’anno. Per trovare un raffronto, sarebbe il caso di provare a ragionare su una voce di spesa che ci riguarda pure essa da vicino: il petrolio. Nella seconda metà del 2010 abbiamo avuto prezzi attorno a 75 – 80 USD/bbl; la recente crisi in Nord Africa ci ha portati sopra ai 100 dollari, e non è che il tasso di cambio con l’euro ci stia difendendo bene come in passato. Anche adesso, siamo attorno ai 100 dollari.

Mettiamo che il sovrapprezzo sia di una ventina di euro al barile, e che questo problema prosegua per sei mesi; l’Italia nel 2009 si è bevuta più o meno 577 milioni di barili di petrolio – dicono quelli di BP. I venti euro di troppo da pagare su ogni barile in sei mesi ci saranno costati quasi 5,8 miliardi di euro. Il tutto per qualche giro di valzer in Egitto ed in Libia, non stiamo mica parlando del Golfo Persico; e non mi pare che i nostri ministri stiano varando decreti sul tema.

Si, in effetti sono d’accordo anch’io: è ora che l’Italia riformi il suo sistema di tariffe incentivanti; la spesa per le rinnovabili dovrà cambiare. Però, nel mentre, bisognerà ridiscutere anche altri incentivi: quelli elargiti a piene mani ai combustibili fossili.

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Una risposta a Il fotovoltaico nei guai, come gli italiani

  1. Michaelangelus1 ha detto:

    Non si tiene conto che non si vogliono incentivare gli impianti di energia alternativa,perchè fanno concorrenza alle centrali atomiche,le quali sono programmate da lobbies economiche molto potenti,che non si preoccupano della salute e delle tasche dei cittadini, che alla fine ne saranno i veri finanziatori,contro la loro stessa volontà.

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