Frane

Stavo dando un’occhiata ai dati che la Regione Emilia Romagna pubblica sul tema del dissesto. Decisamente dalle nostre parti le frane abbondano; e in particolare province come Modena, Parma e Reggio Emilia possono svettare nella poco invidiabile classifica dei territori più franosi d’Europa. In questi giorni si è fatto un gran parlare di frane ed alluvioni, mica solo nel marchigiano: pure in Romagna son finiti sott’acqua. Per le frane occorrerà pazientare qualche giorno o settimana, dato che reagiscono lentamente agli effetti delle precipitazioni; perlomeno reagiscono lentamente i grandi movimenti compositi del nostro Appennino.

E’ il consueto abbaiare mediatico, attorno ad un problema che in Italia nessuno vuole affrontare. Siamo forse l’unica nazione del pianeta nella quale può capitare che un Tribunale Amministrativo Regionale si prenda la libertà di cancellare dalla cartografia tecnica un corpo di frana per permettere ad un palazzinaro di costruire dei capannoni.

Quanto ai numeri: nella provincia di Modena, secondo quelli della Regione, siamo a poco più di 7000 frane, che significa starsene a metà classifica per numero di dissesti in regione. Se però guardiamo ai chilometri quadrati, scopriamo che il modenese quanto a superfici coinvolte non ha nulla da invidiare alle altre province emiliane. Stiamo comodamente sopra un 23% di superficie collinare e montana interessata da fenomeni di frana, non tanto distanti dai record di Parma e Piacenza. La discrepanza tra numero di dissesti e superfici percentualmente coinvolte può avere varie origini. Intanto, la dimensione dei dissesti stessi: nel modenese le frane sono grosse. E poi la superficie di partenza: l’Appennino parmense o piacentino è più esteso. In ultimo, lo stile di chi esegue i rilievi: in alcune aree i vari corpi di frana sono stati distinti in maniera più precisa; alla fine il cartografo / geologo che decide come mettere i limiti ha il suo peso.

Per i danni prodotti da questi arnesi, possiamo osservare ad esempio la lunghezza dei tratti di strada interessati in Provincia di Modena. Una catastrofe senza fine, direi, con comuni che faticano a trovare qualche tratto di strada sano. I costi per la collettività sono intuibili.

Tanto per avere a mente di cosa si discute, ho messo qua di fianco una foto che riprende frana in comune di Ramisetoun paesino dell’Appennino reggiano, frazione del comune di Ramiseto; la locale frana si è rimessa in moto nel 2000, e la frazione ne è stata parzialmente distrutta. Al momento, si tratta di una città fantasma. La strada che attraversava il paese ha subito, in alcuni punti, spostamenti verso valle di 20 o 30 metri – si vede bene in basso a destra. Gli interventi messi in opera per far fronte al problema sono stati ben pochi, e credo che questo fatto abbia qualcosa da spartire con le ristrettezze di bilancio degli enti locali. Alla fine, dopo tante giravolte, le case distrutte sono rimaste dov’erano e la strada è stata rifatta alla bell’e meglio esattamente dove edificio distrutto da una franasorgeva all’origine. Si tratta di una antica abitudine, dalle mie parti: se una frana butta giù qualcosa, lo si ricostruisce esattamente dov’era. La frana ovviamente è ancora in agguato. Con questo modo di procedere, abbiamo riempito il nostro Appennino di borgate ed edifici conciati come quello qui a fianco. Magari può essere sopportabile per un pollaio o per una rimessa, ma faccio fatica a vederci una qualche convenienza quando parliamo di strade pagate milioni di euro per chilometro; o peggio ancora di interi centri abitati comprendenti decine di abitazioni.

In mezzo a questo marasma di mancanza di lucidità e tendenze autolesionistiche a riproporre sempre gli stessi errori di pianificazione, non aiuta certo la penuria di quattrini. Pensare di tenere a bada i fenomeni di dissesto idrogeologico esistenti in Italia con 53 milioni di euro all’anno per il 2011 è una trovata perlomeno fantasiosa. Per mettere la cosa in prospettiva, basta pensare ai quasi 160 milioni di euro di danni che venivano stimati a novembre per l’alluvione a Vicenza. Nel mentre sono cresciuti, ma erano già abbastanza. Ciliegia sulla torta, la proposta di sopprimere le Province: guarda caso, proprio gli enti che sopportano il peso della difesa del suolo. E mi sorprende molto il fatto che una simile, sconcertante idea venga sostenuta anche da movimenti come quello di Beppe Grillo, che pure stimo molto per tante altre iniziative.

Decisamente l’Italia deve ancora camminare parecchio prima di poter affrontare con serietà il tema della sicurezza idrogeologica e della difesa del suolo.

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3 risposte a Frane

  1. michaelangelus ha detto:

    Se i comuni a rischio frane attendono i finanziamenti per fare la dovuta prevenzione,si mettono in condizione di chiedere poi i finanziamenti per sistemare i conseguenti dissesti idrogeologici. Da anni pubblicizzo un sistema brevettato che consente di mettere in sicurezza in modo semplice ed economico molti siti a rischio e dissestati,senza ancor essere stato preso in considerazione.Eppure si continua a pianger miseria ed a sperare negli aiuti statali.Cosa succederà quando sarà realizzata l’autonomia fiscale ? – Darò informazioni dettagliate sul sistema in argomento a chi ne sia seriamente interessato.
    Genova – aldocannavo@fastwebmail.it

  2. Beh, sentiamo qual’è questo rimedio.

  3. michaelangelus ha detto:

    @fausto
    Si può risparmiare smaltendo anzicchè con le discariche e gli inceneritori dei r.s.u.,incorporandoli in blocchi di cemento che si possono fare,secondo un sistema brevettato,con forme e misure adattabili per molti impieghi. Per sistemare i siti a rischio potranno essere con misure di cm. 200 x 1oo x 100 ca. come quelle dei gabbioni pieni di pietre che si vedono su certe autostrade. Si avrà così pure il vantaggio di non inquinare e risparmiare ancora sulla sanità,che che deve oggi sostenere le spese per le cure delle malattie causate dall’inquinamento.

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