Usato come nuovo

Segnala Occhio del Riciclone gli stati generali del settore dell’usato, a Torino. La manifestazione è in corso di svolgimento proprio in queste giornate.

Questo evento è ospitato da quelli del Sermig, nell’Arsenale della Pace a Torino. La cosa mi ha fatto tornare in mente il viaggio che feci tanti anni fa per andare a visitare proprio le strutture del Sermig. Tutto il complesso è ospitato in quello che era l’arsenale militare di Torino; ormai quest’area ha trovato una migliore destinazione d’uso.

Quanto al riutilizzo: questa faccenda viene dibattuta oggi in maniera abbastanza ampia, non è più una vergogna ragionare su come reimpiegare oggetti obsoleti. Uno dei problemi più grossi al momento in Italia è proprio la produzione di rifiuti: ci ritroviamo montagne di cose tra le mani, e non sapendo dove metterle le seppelliamo in discarica; tuttalpiù, le gettiamo nel fuoco in moderni inceneritori, che sono poi falò di rifiuti sempre accesi.

Quando ero piccolo io, in campagna le cose inutilizzabili in genere venivano cedute allo “stracciaio”: il tizio che andava a raccogliere i rottami metallici e campava rivendendoli alle fonderie. Molto materiale veniva bruciato – e in effetti ci sono tanti casi di aree contaminate da ceneri non proprio salutari – e tanti oggetti cambiavano semplicemente padrone. Da giovane, ho usato spesso abiti recuperati da qualche altra famiglia: i ragazzi crescono in fretta, e scoccia comprare un abito e doverlo abbandonare dopo un anno o due. Magari per una camicia cambia poco, ma per una giacca la faccenda è differente. Dopo un periodo di decadenza, l’attività dei raccoglitori di scarti ha avuto un recente revival; l’altissimo costo dell’energia registrato nel 2008 aveva, tra le altre cose, fatto gonfiare le quotazioni degli acciai. Intuibile la frenesia scatenatasi nella ricerca di rottami da recuperare. La maledizione dell’energia che ci abbandona.

La questione del riutilizzo degli oggetti, del baratto e dei mercatini dell’usato (ce n’è uno anche vicino a casa mia) è una parte trascuratissima del concetto di “ciclo dei rifiuti”. Oggi in molte aree italiane siamo ancora fermi all’idea secondo cui questo ciclo consiste semplicemente nel far sparire dalla nostra vista gli oggetti che non usiamo più nel minor tempo possibile. Non dico che dovremmo comportarci tutti come i miei nonni, che non buttano via a momenti neanche le scatolette vuote; ma nel mezzo di spazio ce n’è tanto.

Tra le iniziative che mi vengono in mente quando si parla di reimpiegare oggetti superati, non riesco a fare a meno di pensare al recupero dei vecchi pc tramite Linux; in effetti anche dove lavoro io molte postazioni sono state realizzate così. Uno dei moventi è la mancanza di soldi, e il risultato è effettivamente valido.

Un’altra cosa che mi viene in mente è l’arredamento: capita spesso di avere mobili o una cucina che sono bruttini, non si sa che farne. Sui periodici gratuiti bolognesi e modenesi fioccano gli annunci di chi cede oggetti del genere. D’altronde sono ancora funzionali, un cassetto è pur sempre un cassetto. A far capire bene la portata del fenomeno, è la presenza di annunci del tipo “cerco letto a due piazze in regalo”. Non è raro leggere cose simili, e si capisce bene perché: chi si deve liberare di un oggetto che non può usare è ben contento di regalarlo senza spendere, se l’alternativa consiste in una perdita di tempo, fatica e soldi. Illuminante intelligenza delle persone semplici, da far apprendere magari anche a chi pretende di guidarci.

Abbiamo ancora qualche problema con certi mostri normativi ideati purtroppo anche in Emilia Romagna; a parte la proposta di legge specifica, più o meno importante, l’impressione generale che ne deriva è che continuiamo ad avere la cattiva abitudine di mettere lacci burocratici anche dove non importa. Ad ogni modo, auguri agli operatori nazionali dell’usato; che nome altisonante per gli stracciai della mia infanzia! E speriamo che riescano a farsi valere, e che ci diano la possibilità di vivere con qualche rifiuto in meno e con qualche complemento d’arredo vintage in più.

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