Primavera

Dopo tanto freddo, con un inverno che non si decideva a lasciarci in pace fino a due fioritura del ciliegiosettimane fa, anche nella pianura modenese è arrivata alfine la primavera. Ciliegi e duroni hanno deciso che era ora di ricoprirsi di fiori; qui a fianco un esemplare che sta in sponda al canale, di fianco a casa. Ci sono un sacco di fiori, un’infinità; non saprei dire se siamo più vicini alle migliaia o ai milioni….

Anche qualche altro blogger ne è rimasto colpito; con foto migliori delle mie, sicuro: ho una macchina fotografica che fa pena per davvero. Per l’angolo della tecnica: non è un caso che queste piante vengano piazzate in riva ai canali dalle mie parti, e questo discorso vale anche per i noci. Si tratta di specie che soffrono parecchio il ristagno idrico invernale: esistono “mostri”, come la farnia, che riescono a sopportare allagamenti continui per più di tre mesi; ma un ciliegio no, non può: alla fine schiatta. Così è invalso l’uso – laddove abbiamo terreni argillosi poco permeabili – di sistemare queste piante sulle sponde di fossi e canali: sono volumi di terreno in forte pendenza, che in genere riescono a rimanere liberi dall’acqua anche in caso di precipitazioni forti. Tuttalpiù, vanno soggetti a ristagni limitati durante le piene maggiori, per pochi giorni al massimo.

L’espediente ha funzionato bene anche quest’anno: quella stessa pianta, sistemata a dieci metri di distanza, durante un inverno ferocemente bagnato come questo avrebbe sofferto tantissimo. E invece li ha potuto sopravvivere. E bene, anche.

Poco più a sud, al margine collinare, Vignola festeggia la fioritura dei ciliegi. Si tratta di un evento di festa che ha da spartire più con il passato che con il presente: una volta, i terreni circostanti il fiume Panaro da quelle parti erano occupati per gran parte da piante di ciliegio imponenti. Il vantaggio di quei comuni, rispetto per esempio a casa mia, è il suolo: un residuale altamente permeabile, privo di problemi di asfissia invernale degli apparati radicali. Ed ecco la ricchezza dell’epoca, la buona frutta. Poi nel modenese l’agricoltura è andata a rotoli, e quei grandi alberi così alti sono spariti: troppo costoso arrampicarsi su scale di dieci metri per un cestino di ciliege.

Adesso accontentiamoci della festa, ed ammiriamo la fioritura di quel che rimane di quella distesa di bellissime piante. La bellezza, almeno lei, non risente di problemi di dimensione.

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