La nostra bolla vista da fuori

bolle di saponeIn Italia abbiamo qualche problemino di bolla immobiliare; dalle mie parti le quotazioni per le abitazioni sono ancora folli. Si è molto parlato della bolla Usa, e del fatto che è scoppiata – come si conviene ad ogni saponosa bollicina – lasciando disastri terribili dietro di sé. In Italia tendiamo ad ignorare il problema, che pure esiste. La rete è piena di lamenti di precari che non trovano nemmeno il modo di acquistare il coperchio di un tombino. Per adesso è tutto fermo, le poche vendite viaggiano a prezzi non molto più bassi dei massimi di 4 o 5 anni fa; ci hanno pensato le banche, bontà loro, a ricomprare gli edifici delle agenzie immobiliari andate in bancarotta. Che gran bel servizio ci rendono le nostre banche: investono i nostri soldi per mantenere gonfiati i prezzi delle case ad un livello per noi inaccessibile. Ci vuole un grazie.

Intanto anche dall’estero qualcuno guarda a noi: su Housingpanic trovo ribadita la domanda da un milione di dollari, e cioè “quando scoppiamo noialtri??”. Beh, qualche estratto delle impressioni dell’autore lo devo trascrivere. Per esempio: “…When it takes $1 Million US, or 600,000 Pounds, or 850,000 Euros, to buy a crappy flat in a European city, then something is wrong. When young kids out of university cannot aspire to get a job and buy a home, then something is wrong…“. Come dire: “…quando occorrono un milione di dollari, o 600.000 sterline, o 850.000 euro, per comprare un appartamento schifoso in una città europea, allora c’è qualcosa che non va. Quando giovani ragazzi usciti dall’università non possono sperare di trovare un lavoro e comprare una casa, allora qualcosa non va…”.

O ancora: “…When you can make $100,000 in a year doing nothing with housing appreciation and $80,000 a year working your ass off, something is wrong.
…”, che suonerebbe grossomodo”…quando puoi guadagnare 100.000 dollari in un anno senza far niente tramite l’apprezzamento degli immobili e 80.000 all’anno lavorando duramente, c’è qualcosa che non va…”.

Sante parole, non c’è dubbio. E vederle scritte da un visitatore di cultura anglosassone è interessante, certi problemi mordono allo stesso modo un po dovunque. Però c’è un particolare in questa faccenda che ha il suo peso: il blog da cui è ripreso il testo è stato abbandonato nel 2008. Il gestore ha ritenuto che non fosse più il caso di procedere oltre: la bolla speculativa sulle case negli Usa era esplosa, e la vicenda si era in parte conclusa. Nel 2008. Qui in Italia stiamo parlando di una bolla nel mercato immobiliare da quasi un decennio; nel 2007 si erano già osservati cedimenti nel florido – e delirante – mercato delle autorimesse a Bologna. Quel segmento di mercato che cresceva del 10% all’anno. Adesso, nel 2011, siamo ancora qui: a domandarci a cosa servono queste schiere di palazzoni inutilizzati, che ce ne facciamo delle nuove costruzioni in una nazione che dispone, secondo l’Istat, di una decina di milioni di unità abitative inutilizzate.

Gli americani fanno le cose alla svelta: mettono le case all’asta, fanno fallire le banche, sgonfiano i prezzi. Noi no: noialtri insistiamo a ricomprare la montagna di edifici inutili che abbiamo sparso nelle belle campagne ereditate dai nostri antenati, ci comportiamo ancora come se un appartamento al quarto piano senza ascensore gettato in mezzo ai campi valesse qualcosa di più delle pietre di cui è costituito. Chissà per quanto ancora insisteremo a fingere che va tutto bene com’è. Ad ogni modo il confronto con i ragazzi a stelle e strisce è imbarazzante: ci siamo permessi di deridere le loro follie economiche, e adesso dovremmo renderci conto del fatto che loro hanno cominciato a cambiare strada da parecchi anni. Noi siamo ancora seduti ad aspettare: il nostro vantaggioso punto di partenza ci servirà a poco, se anziché metterci in cammino insistiamo a dormire beati.

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