Buona Pasqua; e se vi avanza qualche soldo nelle tasche…

Buona Pasqua a tutti quelli che non hanno di meglio da fare che scrivere e/o leggere facezie nel mare della rete! Stavolta ho persino ricevuto mail di auguri inviate nel mezzo della notte. Comunque in Emilia il tempo è brutto ma non schifosissimo, non piove neanche.

Tanto per rendere un po malinconica la Pasqua, credo che non sia possibile lasciarsi sfuggire qualche articolo sullo stipendio di Marchionne; stesso tono per il confronto tra Marchionne e Montezemolo. I numeri sono estremamente ballerini, dato che in alcuni casi si tiene conto solo dello stipendio base – poche manciate di milioni di euro – mentre in altri casi sono inclusi incentivi e stock options. Farà poi piacere agli italiani sapere che questi signori dichiarano usualmente i redditi all’estero. Sia mai che si paghi qualche tassa qui da noi.

Se il gruppo Fiat ha poco meno di 200.000 dipendenti, e se immaginiamo che i due personaggi di cui sopra si portino a casa un centinaio di milioni a testa, facciamo presto a capire quanto incida la loro presenza sulle entrate di ogni operaio o impiegato presente in azienda. Naturalmente, qualcuno strillerà che gli stipendi dei manager sono nettamente inferiori; il gioco dei benefit e delle stock options è stato d’altronde inventato proprio per mascherare al meglio il reale ammontare delle prebende di questi signori, nessuna meraviglia al riguardo. E poi Montezemolo prenderà di meno di Marchionne, ma che differenza fa? Esistono altri quadri dirigenti al contorno, e costano pure quelli; le cifre in gioco hanno ordini di grandezza rilevanti, c’è poco da fare. Le paghe dei nostri illuminati ministri, al confronto, rischiano di fare una figura assai magra. Aggiungerei anche che questi due amministratori fanno almeno il loro lavoro con energia, al di là dell’entità del compenso; quanti altri non fanno invece nemmeno ciò per cui sono pagati?

Credo che sarebbe il caso di individuare qualche metro di paragone per chiarire il ruolo di alcuni nostri manager moderni, e lo si può trovare agevolmente tra gli esempi del passato. Una volta l’Italia era un paese agricolo, nel quale la terra apparteneva a pochi benestanti che avevano ereditato ingenti patrimoni da antenati nobili e potenti. Fino alla Seconda Guerra Mondiale, la situazione era rimasta immutata: i contadini, privi di proprietà e spinti a produrre un mare di figli poveri ed ignoranti, cambiavano continuamente casa e padrone. Restavano a lavorare su di un fondo per qualche anno, secondo un contratto che era detto di “mezzadria“: il raccolto veniva diviso tra la famiglia contadina ed il padrone del fondo. Una evoluzione del concetto di “decima“, di medioevale memoria, che prevedeva che i lavoratori devolvessero ad un inutile ladro la più parte dei propri introiti; finito di pagare questa tassa, dovevano ovviamente pagare le tasse imposte dallo Stato. Era dura la vita del mezzadro, perfino peggiore di quella del contadino del 1200.

Se fosse finita qui, non sarebbe male: magari! Il bello è che i padroni dei fondi agricoli, genia interminabile di incapaci mantenuti, generazione dopo generazione avevano perso ogni capacità amministrativa. Ed inevitabilmente dovevano affidarsi a professionisti estranei alla famiglia per gestire gli affari, in specie i rapporti con i mezzadri ed i braccianti. Questi professionisti si chiamavano fattori, e sono divenuti figure leggendarie: nell’immaginario collettivo dei miei nonni, erano una vera calamità, la nemesi di ogni uomo onesto esistito su questa terra. Fregavano contemporaneamente il padrone ed il contadino / mezzadro, e pensavano esclusivamente ad impadronirsi della maggior parte possibile dei beni che amministravano. Col passar del tempo, un bravo fattore poteva diventare più ricco del padrone; ed iniziare così una nuova stirpe di padroni, che nel giro di qualche generazione avrebbe potuto conoscere la stessa rovina dei predecessori.

Le uniche persone la cui condizione si manteneva stabile nei secoli erano i mezzadri: loro, almeno, erano sicuri di potersi sempre trovare una zappa fra le mani. Nei decenni seguiti all’ultima guerra, in Italia abbiamo cercato di frazionare i latifondi e dare peso alla figura del coltivatore diretto; l’obiettivo, presto raggiunto, era quello di premiare la dedizione al lavoro e colpire le “rendite di posizione” di cui oggi si parla tanto. La terra ai contadini era lo slogan di allora, e fece la differenza.

Ed eccoci finalmente giunti al 2011: dopo tante vicende e peripezie, vediamo in Italia gruppi industriali guidati da famiglie cadenti, affiancate da azionisti inutili e lontani, ed affidati ad amministratori esterni troppo spesso intenti a gonfiare a dismisura i propri astronomici compensi, senza troppo badare ai  titolari delle aziende ed alle necessità dei lavoratori delle stesse. Vi ricorda qualcosa?

Lasciamo anche stare Marchionne e Montezemolo, che almeno si danno da fare: si potrà pontificare sull’entità dei compensi, ma perlomeno si impegnano a tenere a galla le aziende del gruppo Fiat. Non è poco. Il problema è che in Italia abbiamo ben di peggio; ci sono manager altrettanto pagati che hanno portato alla rovina i rispettivi gruppi.  Qualcuno ricorda i vari casi Parmalat, Cirio et similia? Il tutto tacendo la situazione esistente all’estero: i dirigenti che incassavano benefit dalle aziende che avevano affondato sono diventati una barzelletta ricorrente in America. Sic.

Nel mentre che tutte queste cose accadono, le famiglie italiane tirano la cinghia. Colpa dei carburanti, certo; ma non facciamo molto per affrontare il problema sul fronte organizzativo.

Ecco, un primo passettino per affrontare i nostri problemi potrebbe essere linguistico: se anziché di manager e dirigenti cominciassimo a parlare di fattori, forse potremmo cominciare ad inquadrare meglio la situazione in cui viviamo. Non sarà così per tutti, ma  almeno per alcuni di essi non è una definizione tanto distante dal vero.

Buona pasqua a tutti; e se dopo aver pagato le tasse allo Stato e – ben più corposa cifra – la metà del raccolto al fattore, intermediario col padrone, vi avanza ancora qualche soldo nelle tasche….

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2 risposte a Buona Pasqua; e se vi avanza qualche soldo nelle tasche…

  1. lordbad ha detto:

    Mi piace il post! Inoltre cogliamo l’occasione per fare gli auguri di Buona Pasqua…Conigliosa….!!!

    Spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro blog Vongole & Merluzzi!

    Ricorda: il Grande Coniglio ci ama!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/04/24/il-grande-coniglio/

  2. Update – un commento di tono ugualmente sarcastico, ma più tecnico, da quelli di pilloledalnordest:

    http://pilloledalnordest.blogspot.com/2011/02/ma-che-bravo-il-dr-marchionne.html

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