I profeti

Stasera roba leggera: le predizioni di Bendandi e soci. Per chi ancora non lo conoscesse, Raffaele Bendandi era un animoso e vivace romagnolo che si interessava di terremoti; e che aveva la curiosa abitudine di predirli. Non è uno scherzo. Purtroppo, aveva un caratteraccio; si era incaponito a pretendere un riconoscimento dal mondo accademico, e distrusse una parte delle sue attrezzature e dei suoi studi.

Facciamo un passo indietro: esiste modo di anticipare un evento sismico? Si potrebbe rispondere in molti modi, ma credo che sia giusto ricordare l’esistenza dei cosiddetti precursori sismici: si tratta di eventi che anticipano il verificarsi di un terremoto. Tra questi, bagliori improvvisi, variazioni nel campo magnetico e fluttuazioni nelle emissioni di radioattività dal sottosuolo. Specialmente la faccenda della radioattività viene studiata da tanto tempo: i primi a provarci furono i sovietici, che avevano notato anomalie nell’emissione di radon da alcuni profondi pozzi adibiti alla ricerca di idrocarburi in corrispondenza dei sismi.

Anni fa, da studente, mi era capitato di seguire un corso nel campo della geochimica tenuto da un esperto di chimica delle acque sotterranee e dei carbonati – argomenti ampiamente connessi. Il ricercatore in questione aveva anche eseguito campagne di monitoraggio sulle emissioni di radon; in particolare nel sito delle Salse di Nirano, area infestata da almeno due famiglie di faglie ad alto angolo, quasi verticali. Orbene, nel giro di alcuni anni questo signore era riuscito a mettere insieme una certa casistica di terremoti locali correlati ad incrementi di emissione di radon nell’area sorvegliata. Lo strumento impiegato per il monitoraggio era un misuratore apposito di fabbricazione canadese, utilizzato per la ricerca di giacimenti di minerali radioattivi ed adattabile allo scopo.

La sostanza della vicenda è semplice: non c’è bisogno di andare in Unione Sovietica per trovare tecnici che sanno riconoscere l’avvicinarsi di un terremoto. E’ stato fatto anche in Italia. Il problema è un altro: se vedo un picco positivo nell’emissione del radon, che vuol dire? Un certo volume di terreno si sta deformando, e questa deformazione rilascia il pericoloso gas radioattivo. Ma ci sarà un terremoto forte o lieve? Non si può dire. E sarà vicino al punto di misura o lontano? Anche questo non si sa, almeno in mancanza di una rete di monitoraggio capillare. Messa in questi termini, si tratta di una tecnica che può anche funzionare, ma che lascia ampi margini di incertezza. Ne sa qualcosa Giampaolo Giuliani, il ricercatore che aveva osservato queste fluttuazioni nelle emissioni di radon poco prima del sisma che ha devastato L’Aquila. Qualche volta, col radon ci prendi; altre volte sbagli, è già successo ai russi ed ai cinesi. E se dai l’allarme e il terremoto è modesto, ci sarà sicuramente qualcuno che si sente in dovere di farti causa.

Torniamo a Bendandi, e alle tante discussioni sulle sue predizioni: ci prendeva? Magari si, magari aveva ragione ad affermare che l’onda mareale che interessa la crosta terrestre incide sulla tenuta meccanica delle faglie responsabili dei sismi. Però non ci ha lasciato molto materiale su cui ragionare. Personalmente non mi sembra strano indagare forze capaci di muovere in su e in giù di 1 o 2 metri interi oceani; ma in realtà non abbiamo idea di come modellizzare il fenomeno nei riguardi della natura dei sismi. sappiamo solo che le maree hanno effetti rilevanti anche sulla terra solida, ma siamo ben lontani dall’aver compreso appieno il fenomeno.

Non dimentichiamo poi un altro dettaglio: le date che circolano  in rete – tipo l’11 maggio – potrebbero essere false. Bendandi aveva dei nemici, ed è possibile che qualcuno di costoro abbia messo le mani in mezzo alle sue carte, aggiungendo annotazioni errate allo scopo di screditarlo.

Io me ne vado a letto, e spero di restare tutto d’un pezzo anche nei prossimi giorni; casomai capitasse qualche guaio, possiamo sempre prendercela con la mala sorte. E’ il malocchio la scienza italiana più popolare.

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