Centrali abbandonate

Tra poco si va a votare per i referendum. Ce ne sono su diversi temi, ma quello che ha fatto chiacchierare di più riguarda il nucleare. Il “rinascimento nucleare” proposto dai nostri amministratori pubblici non è piaciuto a tutti; soprattutto alla luce dell’andamento di certi cantieri in Finlandia. Pare che i francesi abbiano esercitato “pressioni” su alcuni nostri malleabili uomini politici al fine di rifil…pardon, al fine di venderci alcune centrali con reattori EPR. Sono tutte dicerie, naturalmente. La loro preoccupazione parrebbe motivata dal fatto che hanno investito molti soldi in un progetto che non funziona, e devono ottenere dei contratti.

Lasciamo perdere per un attimo le beghe del presente, e proviamo a guardare all’indietro: è esistita una situazione storica simile a quella che viviamo? Per chiarezza: oggi viviamo una crisi energetica senza pari, il costo del petrolio è impazzito, carbone e gas naturale causano forti mal di pancia e l’uranio è talmente ambito che i soliti francesi, per ottenerlo, ne hanno fatte di cotte e di crude in Africa. Esiste un modello del passato che possa darci qualche idea per il futuro? Ma certo: Usa anni ’70. Si sa, gli americani sono sempre un passo avanti.

Durante le crisi energetiche di quegli anni, in America a qualcuno venne in mente di spingere sul nucleare. A quel tempo, una certa quota della produzione elettrica era realizzata impiegando il petrolio; per problemi di costo, negli anni successivi la generazione elettrica si è rivolta ad altri candidati quali carbone e metano. Ad ogni modo, negli Usa il tentativo è stato fatto: e i risultati li possiamo ammirare in questa lista di impianti abbandonati. Davvero interessante; lega bene con questo datato articolo. Esisterebbero, secondo l’estensore, almeno 22 centrali lasciate in rovina e non completate; in effetti questa cifra coincide con le centrali per le quali i lavori erano stati avviati e che poi sono state abbandonate, così come riportate nella wiki.

In soldoni: sono 38 reattori lasciati lì e mai divenuti operativi. Però esistono anche centrali che sono state progettate e poi abbandonate prima che i lavori di costruzione entrassero nel vivo. Per mettere ordine, vediamo quale è stata la cronistoria degli eventi partendo proprio dagli impianti che sono rimasti sulla carta o quasi.

rettori nucleari Usa abbandonati prima dell'avvio dei lavoriLa lista qui sopra deriva dai dati dell’enciclopedia libera. I vari nomi identificano le centrali, mentre i numeri progressivi sono attribuiti al singolo reattore. Ho dovuto eliminare un reattore che sembrava abbandonato e che è stato completato in tempi successivi. Ad ogni modo parliamo di 18 reattori progettati, per i quali sono stati localizzati siti e formalizzati contratti, e che poi sono rimasti sulla carta. Il danno economico per le parti coinvolte non posso quantificarlo, ma deve essere stato rilevante: in casi come questi si applicano penali pesanti. La tempistica è abbastanza semplice: grande euforia ad inizio anni ’70, seguita da frettolose disdette concentrate soprattutto tra il 1978 ed il 1980. Per chi non lo ricordasse, in quegli anni il governo Usa smise di comprare a peso d’oro le scorie prodotte dall’industria atomica.

reattori Usa abbandonati durante i lavori di costruzioneCon i reattori abbandonati a lavori già iniziati andiamo perfino peggio: come detto, 38 reattori circa in 22 siti diversi. L’immagine sopra disegna la tempistica degli eventi per questi impianti: qui il punto di inizio di ogni segmento è la data di inizio lavori, visto che esiste. Interessante notare che non si registrano avvii di costruzioni dopo il 1978: la decisione del governo circa le scorie deve avere convinto in maniera immediata anche i più accaniti partigiani della fissione. Ad ogni modo, molti operatori hanno cercato di completare gli impianti in costruzione; e non ci sono quasi mai riusciti, a giudicare dai numeri. Riassumiamo ora questa storia malinconica di fabbriche cadenti.

reattori Usa cancellati o abbandonati in corso d'operaSi tratta di un semplice promemoria che riassume quanto già detto; si noti che il numero di cantieri avviati è inferiore al totale dei contratti stipulati e poi disdetti, dato che solo una parte di detti contratti ha prodotto cantieri reali. Un’altra cosa interessante è che questi dati riguardano solo reattori che non hanno avuto fortuna: sono notizie parziali. Però, visto che ad oggi negli Usa operano 104 reattori, possiamo immaginare che basti aggiungerne 2,5 ogni anno – a durata quarantennale – per mantenerne stabile il numero. E già qui una cosa salta all’occhio: a chi era venuto in mente di proporre 14 reattori all’anno nel biennio 1972 – 1973? Si tratta di un dato al di fuori della norma, pressoché insostenibile. Già con il 1975 i nuovi contratti sono sostanzialmente scomparsi: la crisi energetica, ben lungi dal fornire qualche vantaggio all’industria nucleare, sembra avere chiuso la partita. Sarà la minore domanda di elettricità, sarà che i costi degli impianti vanno alle stelle: non saprei, comunque i nuovi contratti non si vedono più.

Gli avvii di costruzione, anche se in tono minore, subiscono un’impennata a metà anni ’70; negli anni 1976 – 1978 il record, e poi il crollo. Addio al riacquisto delle scorie, e addio ai cantieri. La successiva fase di massicce cancellazioni sembra essere solo un risvolto inevitabile in tutta questa vicenda: ed era entrata nel vivo già a fine anni ’70. Dal 1978, l’industria nucleare Usa è entrata in un letargo che pare interminabile; nemmeno i tentativi recenti di risvegliarla sembrano avere sortito qualche effetto. Il silenzio avvolge decine di impianti dimenticati.

Morale della favola: per rendere competitiva una fonte di energia non basta veder andare alle stelle il prezzo di una fonte concorrente. Bisogna anche che il candidato sia produttivo ed economico. Il nucleare ad acqua leggera è stato ampiamente sperimentato come soluzione ponte durante le crisi del petrolio degli anni ’70, con risultati davvero poco soddisfacenti. Adesso, davanti all’ennesima carenza di petrolio e relativo corollario di difficoltà economiche, faremmo bene a pensare a questo drammatico esempio del passato prima di tornare a proporre miracolosi rimedi a base di uranio.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in attualità, energia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Centrali abbandonate

  1. Riccardo ha detto:

    Ottima analisi ed ottimo articolo

  2. Pingback: Atomi, soldi e belle giornate di sole | Far di Conto

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...