Soldi e olio

Dicono quelli di Prezzi Benzina che oggi la benzina sta a 1,63 €/l. Il gasolio a 1,5 €/l. Mica male; il grafico storico per i prezzi dei carburanti fa vedere bene che ci troviamo al livello della rovente estate del 2008. Un bel mal di pancia. Per chi non ricorda, nell’estate del 2008 la insufficiente produzione di petrolio spinse in alto i prezzi dei carburanti in tutto il mondo; specie negli Usa, a causa della concomitante debolezza del dollaro. L’elevata inflazione conseguente causò una impennata nei tassi di interesse: il crollo economico che ne scaturì lo viviamo ancora oggi.

Da quegli eventi non abbiamo imparato granché: la caduta delle quotazioni del greggio innescatasi a partire da luglio 2008 ha generato l’illusione che il problema si fosse risolto. Il tema dell’energia ha perso peso nelle discussioni pubbliche. Davvero paradossale, visto che questo rimane il nostro principale problema.

Ma se è vero che i carburanti in Italia costano adesso al distributore grossomodo come nel momento peggiore del 2008, quali sono gli effetti sui tassi di interesse? Nella crisi di tre anni fa abbiamo assistito anche allo scoppio della bolla immobiliare americana, e in Italia il Giulio ministro ha cercato di tutelare le famiglie che non riuscivano a pagare le rate dei mutui mettendo un limite ai tassi variabili. Limite al 4 % per la roba indicizzata Euribor, ma solo per il 2009. Adesso, vista la situazione, dubito che il ministro cercherebbe di accollarsi spese simili.

Ad ogni modo, quelli di Euribor ci aggiornano sugli andamenti dei tassi. E nella loro base dati possiamo scoprire che i prestiti a breve termine nel 2008 richiedevano interessi sopra il 5 %; per i mutui a tasso fisso ci si era andati poco lontani. Crisi del debito a tutti i livelli, e il resto è cronaca.

Adesso quanto costa spendere i soldi che non abbiamo in tasca? Dicono sempre questi signori che le rate per il divano a 12 mesi sono passate da 1,55 % a 2,15 % dall’inizio dell’anno ad oggi. Il serioso Eurirs fisso, da 3,56 % a 3,69 %. Curioso: i carburanti sono andati su, ma i soldi a prestito restano abbastanza economici. In molti danno per scontato un incremento ulteriore dei tassi, parrebbe logico; ma questa cosa si fa per contenere l’inflazione. Com’è adesso l’inflazione? Tanta o poca? Dice il nostro Istat che a giugno l’indice generale dei prezzi segnava un + 2,7 % rispetto a fine 2010. Il 2,7 % in sei mesi equivale a dire, annualizzando, (1,027^2 ) · 100 – 100: il 5,47 % circa su base annua. Dal punto di vista dei banchieri di oggi, un’inflazione abbastanza incendiaria. Non mi sembra di sentirne parlare molto al telegiornale.

Morale: abbiamo la carenza del carburante, con relativi folli prezzi dello stesso. Però non abbiamo una reazione decisa dei banchieri centrali, che per ora hanno lasciato i tassi di interesse bassi, cercando di farci spendere qualche altro soldino che in realtà non abbiamo. E per contro abbiamo ovviamente una inflazione che, se confermata, potrebbe darci qualche noia; anche il Codacons si pone il problema. Il sistema finanziario sembra reagire in modo molto diverso rispetto al 2008: l’inflazione è stata lasciata un po più libera di agire; i tassi di interesse crescono con calma, e il paniere Istat geme e soffre.

Pare che a giugno 2011 le richieste dei mutui siano diminuite del 17% rispetto a giugno 2010; stavolta, anziché cedere sui tassi elevati siamo andati a sbattere  – forse abbastanza di proposito – contro l’inflazione. Sono due modi di affrontare lo stesso problema: poche risorse e pochi soldi. Nel 2008 le banche ci negavano i soldi; oggi ce ne danno qualcuno in più, ma il solo effetto è che il pane e la nafta li paghiamo di più. Magari sarebbe ora di domandarci se abbiamo ancora disponibilità infinite di pane e gasolio.

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