Norvegia, bombe e petrolio

Pare proprio che in questi giorni l’oro nero ci regali dei dispiaceri, seppure indirettamente. In Norvegia c’è stato un mega attentato con decine di morti – potrebbero essere un centinaio in effetti. E già si mormora che questa macelleria avesse l’esplicita finalità di incidere su alcune politiche adottate dai norvegesi in tema di energia. Vai a sapere.

Comunque ci sono i fatti di cronaca: l’ordigno esploso, se era uno davvero, ha colpito sostanzialmente la sede del governo e in particolare il ministero per il petrolio. Che poi sarebbe il Ministero del Petrolio e dell’Energia, tanto per spaccare il capello in quattro.

La bomba, quella che ha poi fatto meno morti, sarebbe stata un ordigno al fertilizzante; realizzato col nitrato che mio padre usa in campagna. Strana questa cosa: già dagli anni ’80 la legge impone di abbassare il titolo in nitrato del concime a non più dell’80 %; l’obiettivo è rendere inerte la sostanza, il CaCO3 ci riesce bene. Ah, naturalmente il carbonato di calcio impedisce anche al prodotto di assorbire umidità, è molto igroscopico di suo. Il problema è che poi è difficile tornare a rendere esplosivo il sale così trattato; così com’è in vendita non serve a niente. Sarà poi vero che uno squilibrato qualsiasi c’è riuscito da solo?

Ma torniamo alle dietrologie da strapazzo: la bomba fa fuori il ministero che si occupa di energia. E in una nazione che produce il 2,5 % del greggio estratto ogni anno nel mondo, la cosa ha la sua importanza. In effetti viene il sospetto che qualcuno stia cercando di indirizzare a proprio comodo le politiche della Norvegia in tema di combustibili. I norvegesi, come gli inglesi, hanno sfruttato ampiamente le possibilità offerte dal petrolio off shore; e recentemente anche il gas naturale. Però, secondo alcuni osservatori, stanno procedendo lentamente con i nuovi giacimenti: vorrebbero preservare una parte dei loro combustibili per il futuro.

Tutte queste chiacchiere da bar hanno qualche attinenza con la realtà fisica? Riprendiamo in mano – giusto per essere noiosi e ripetitivi fino all’ultimo – il consueto atlante di BP, fonte dei dati tabulati qui sotto. La produzione di greggio della Norvegia ha disegnato una bella curva a campana, per chi ha presente cosa vuol dire.

produzione e consumo di petrolio in NorvegiaProduzione e consumo di petrolio in Norvegia, milioni di tonnellate. Fonte: BP.

La Norvegia è un produttore molto importante; tanto per capirci, i 160 milioni di tonnellate di greggio che hanno prodotto attorno all’anno 2000 sono mediamente il doppio del consumo italiano degli ultimi anni.

Ad ogni modo, stiamo parlando di un produttore essenzialmente dedito all’off shore che ha sviluppato vorticosamente l’attività estrattiva a partire dalla fine degli anni ’70; in parte anche sospinto dai problemi dovuti alle crisi energetiche di allora. Difficile non vedere le somiglianze con il comportamento degli inglesi, anch’essi dediti all’estrazione di idrocarburi in mare a partire da quegli anni. Entrambe le nazioni hanno raggiunto l’apice nella produzione di petrolio attorno al 1999 – 2000, pur se con qualche differenza; da allora hanno imboccato la discesa.

Per gli inglesi sappiamo bene come è andata: i giacimenti che sfruttano oggi sono sempre più piccoli, ormai una folla di riserve minuscole. E questo certifica il loro declino terminale. Per i norvegesi non ho dati altrettanto precisi, ma si può ragionare sul rapporto tra riserve stimate di greggio e relativa produzione per anno.

petrolio norvegia, rapporto tra riserve e produzionePetrolio in Norvegia: rapporto produzione / riserve. Fonte: BP.

A quanto vedo, c’è stata una sostanziale discesa a partire dalla metà degli anni ’80, più o meno nel momento in cui la produzione norvegese ha cominciato a decollare. I norvegesi sono onesti, e dicono le cose come stanno: la roba che estrai non c’è più, e le riserve calano. Negli ultimi anni, l’attività di prospezione è riuscita a compensare solo in parte la perdita di riserve; il rapporto R/p resta abbastanza stabile, ma la produzione scende. E scende in fretta: nel periodo 2001 – 2010, sono passati da 162 a 98,6  milioni di tonnellate annue. Proiettato annualmente, è come dire [(98,6 / 162)^(1 / 9) · 100] – 100 = – 5,37 % all’anno. Un declino veloce.

Viene da fare qualche considerazione: la Norvegia è una realtà abbastanza aperta, non ci sono grossi segreti sulle attività estrattive; non è l’Arabia, per capirci. Il comparto energetico norvegese è dominato dalla compagnia petrolifera statale Statoil. Però i norvegesi si affidano al mercato, e non hanno l’abitudine di limitare o nascondere le attività di prospezione e le disponibilità di riserve. Sono piuttosto trasparenti, e oltretutto hanno un consumo interno di scarsa rilevanza. Tutte cose che fanno pensare che sia inutile prendersela con loro: ci hanno fornito il greggio a prezzo di mercato senza fare storie, non hanno nascosto un bel niente a nessuno e ultimamente stanno aprendo alla prospezione anche le ultime aree che avevano posto sotto tutela – il Mare di Barents, tanto per dire. Il loro declino produttivo ha una inequivocabile origine mineraria, niente a che fare con scelte politiche o tutela dell’ambiente; quello che è successo pure in Inghilterra.

E qui nasce un problema, che è quello della razionalità: non è scontato che certe decisioni vengano prese in maniera razionale. Abbiamo attaccato l’Afghanistan, causando un delirio infernale, per rendere accessibili alcune residue riserve sul Caspio; c’era un senatore americano che favoleggiava di 200 miliardi di barili laggiù. Si è poi visto che quell’area conteneva poca robaccia non estraibile, ma intanto la guerra l’avevamo fatta ugualmente. Quindi non mi sento di escludere che possa esistere un qualche imbecille che vuole cercare di estorcere ai norvegesi petrolio che forse non hanno nemmeno. Tutto è possibile.

In ultimo il gas naturale: la Norvegia ha anche tanto metano, anch’esso in genere in mezzo al mare, più o meno associato al petrolio. Gli andamenti fino ad oggi.

produzione e consumo di metano in norvegiaProduzione e consumo di gas naturale in Norvegia, MTEP. Fonte: BP.

Da quel che si vede, il gas lo producono già dagli anni ’70, e ne usano pochissimo; il grande incremento si è avuto a partire dalla metà degli anni ’90. Probabilmente ora il metano sta diventando più importante del petrolio stesso per i norvegesi; ma questa evoluzione è comune anche a tante altre nazioni. Al momento, stanno producendo qualcosa come una volta mezza il consumo italiano di gas. Ecco, in fin dei conti mi viene da sospettare che un ipotetico rapace potrebbe adocchiare più volentieri il metano in crescita che non il petrolio in declino. E anche questa è una manovra discutibile, dato che il gas regala crolli anche più repentini di quelli che vediamo con il petrolio.

Spero che la Norvegia riesca a sopravvivere anche a questo; è sempre triste veder soffrire chi non ha fatto del male a nessuno. Chissà quanta parte di colpe abbiamo noi italiani in questa vicenda.

Questa voce è stata pubblicata in attualità, energia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...