Censimento dell’agricoltura II: i seminativi.

A prosieguo del post precedente, sempre utilizzando i dati provvisori del sesto censimento generale dell’agricoltura, vediamo come se la passano le superfici dedicate ai seminativi. Come già detto, l’agricoltura italiana ha perso spazi importanti nel decennio trascorso: nel gruppo di 15 regioni che hanno già fornito i dati si registra un ammanco di più di 256.000 ettari di superficie agricola utile. Però questa superficie comprende tante cose diverse, si va dal mais veneto ai pascoli riarsi della Sardegna. La resa non è la stessa.

superficie dei seminativi in Italia, 2000 - 2010Superficie a seminativo (ha): valori e variazioni nel periodo 2000 – 2010. Fonte: Istat.

Il grafico sopra mostra quindi come sono cambiate le cose nell’ambito dei seminativi, la vera spina dorsale della nostra alimentazione. Ci sono ancora illustri assenti, come la Puglia, ma serve a farsi un’idea. Le superfici in ettari sono ovviamente una frazione della SAU totale, e in alcune regioni le semine sono quasi assenti; Val d’Aosta, Trentino e Liguria, pur se in maniera diversa, investono i propri terreni per altre forme di coltura.

I giganti nel campo del seminativo sono sostanzialmente i soliti noti: Emilia Romagna, Lombardia, Sicilia e Piemonte. Si noti bene che, rispetto al valore della SAU complessiva, in questo caso Sicilia e Sardegna paiono ridimensionate. Come ovvio, non è facile seminare se l’acqua è poca.

Nel complesso, in dieci anni, queste regioni sono passate da 4.972.000 a 4.721.000 ettari di superficie dedicata alla semina. Con una perdita di quasi 251.ooo ha. E questo è un problema, perché in questo modo le perdite a carico dei seminativi risultano pressoché equivalenti alle perdite totali di superficie agricola utile. Quel cerchio di 57 km di diametro descritto nel post precedente è quasi tutto qui. Non sono spariti dunque ulivi o abeti, e neanche vivai o pascoli: sono spariti ettari di terra arabile della migliore qualità.

A guidare questa mesta classifica troviamo stavolta la Basilicata, con una perdita di oltre 51.000 ha; a seguire l’Emilia Romagna, – 46.000 ha, ed il Piemonte a – 33.700 ha. L’unica regione che abbia fornito qualche incremento è per ora la Sicilia; si tratta di 34.700 ha, da confrontare con i quasi 102.000 in più che apparivano nel conteggio della SAU complessiva. Come dire che in Sicilia hanno fatto qualcosa, ma buona parte degli incrementi è terra di difficile impiego, al limite si tratta di pascoli assai magri.

La buona terra non è più tanto abbondante in Italia, e da bravi sprovveduti abbiamo costruito i palazzi vuoti che adornano le nostre città non sui calanchi o tra le rocce, ma proprio coprendo le colture che ci dovranno dare da mangiare. Un monumento all’italica astuzia.

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2 risposte a Censimento dell’agricoltura II: i seminativi.

  1. aldocannav ha detto:

    Il fatto che scandalizza è che siamo grossi importatori di prodotti agricoli.Si potrebbe risanare la situazione dando in gestione molti terreni agricoli abbandonati, o confiscati alla malavita organizzata, a molti italiani disoccupati ed extracomunitari, che ne siano interessati, che dimostrino di aver la capacità di gestirli.

  2. Pingback: Censimento dell’agricoltura III: i vigneti | Far di Conto

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