Censimento dell’agricoltura III: i vigneti

piccolo grappolo di lambrusco grasparossa con foglieBene, finalmente la vendemmia è alle spalle; quest’anno meno roba ma molto buona. Niente uva marcia ed acerba come l’anno passato. Le piante continuano a soffrire la siccità, ma le produzioni sono state adeguate – almeno a casa di chi aveva un pozzo. Aggirandomi per le vigne ormai deserte, non ho potuto astenermi dal cercare i piccoli grappoli dimenticati da noi vendemmiatori: come quello ripreso a fianco, una manciata di acini di lambrusco ammantati dalla bella nebbia violacea che li contraddistingue. Ho avuto l’impressione che ci sia rimasto davvero poco in giro, forse le quantità non eccessive hanno facilitato l’opera. Brutti i prati, davvero brutti: dannata arsura.

Visto che di vigne si parla, mi è venuta voglia di verificare come si sono evolute le superfici a vigneto; giusto per dare seguito alle considerazioni già fatte qui e qui. Le cose non sono andate molto bene per la superficie agricola complessiva, e neanche per i seminativi: l’abbandono dei campi e la speculazione edilizia hanno lasciato ferite evidenti. Per i vigneti il grafico qui sotto può servire a verificare gli andamenti in atto.

superficie dei vigneti in Italia per regione, periodo 2000 - 2010Superficie a vigneto (ha): valori e variazioni nel periodo 2000 – 2010. Fonte: Istat.

Anche qui, perdite evidenti. In una decina di anni le superfici investite a vigneto sono diminuite parecchio, passando da 448.000 a poco meno di 382.000 ettari. Il dato copre solo una parte delle regioni italiane, ma è comunque piuttosto significativo. Un bel -14,8% in dieci anni.

A dominare la scena restano i soliti noti: Piemonte, Sicilia ed Emilia Romagna. Manca il Veneto, altro attore importante; non hanno ancora finito di mettere assieme i dati. Ma ho il sospetto che non sia andata bene neppure a loro. Considerevole la perdita relativa di superficie a vigneto registrata in Lazio, -46% o giù di li. Hanno dimezzato il comparto. Anche Campania e Sardegna hanno registrato perdite relative molto forti. Sempre in termini relativi, le diminuzioni di superficie investita osservate in Sicilia e Piemonte hanno un peso più modesto.

Ma come biasimare chi lascia? Negli ultimi dieci anni i modelli di conduzione familiare hanno preso a tramontare: quando è ora di vendemmiare si fa fatica a trovare qualcuno che possa dare una mano. E i prezzi non aiutano nemmeno le aziende grandi, anche la raccolta meccanizzata costa. La cosa forse più triste è che molte delle vigne buttate giù non sono divenute campi di grano o frutteti: semplicemente sono un mucchio di erbacce, o un assembramento di palazzi vuoti perduti in mezzo ai campi.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in agricoltura, attualità e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

6 risposte a Censimento dell’agricoltura III: i vigneti

  1. visto Presa Diretta di ieri? …

    io vidi per la prima volta una distruzione di tonnellate di arance a 4 anni, camion che le spiaccicavano al suolo perchè “eran troppe” e se le avessero commercializzate tutte i prezzi sarebbero stati troppo bassi … avevo 4 anni …all’asilo raccoglievamo soldi per i bambini africani che morivano di fame … a 4 anni mi resi conto di vivere in un mondo di “pirla”

    come diceva Gandhi:
    Nel mondo ci sono abbastanza risorse per soddisfare le necessità di tutti, ma non per alimentare l’avidità di ognuno

    non manca cibo, non servono ogm per “salvare i poveretti che muoion di fame” … servirebbe solo un recupero di buonsenso, del vero valore delle cose, ricordarsi cosa è merce e cosa è bene, e non trattare i beni di tutti come merce per pochi

    …scusa lo sfogo …

  2. A me era capitato con le mele: avrò avuto vent’anni. Un bel di, lungo uno strada di campagna vicina a casa mia, mi imbatto in una scena surreale: un fila di camion che rovesciano mele per terra. Non mele bacate però: roba sanissima. Uno spessore di 20 cm di frutti, su alcuni ettari di superficie. Per ingenuità non ho scattato una foto, e mi rimprovero di questo.

    L’agricoltura non riesce a gestire facilmente eventi di sovrapproduzione, e nemmeno cadute di domanda. Non può essere gestita come una fabbrica, non si ferma in 24 ore. A Roma non lo hanno capito, e Bruxelles non ha fatto di meglio.

  3. scusa se prendo ancora un po’ di spazio, immagino si sia daccordo e quindi non “discuto” con te (tra virgolette perchè ormai a “discutere” si dà un significato negativo …), è che … mi scappa di sottolineare sta cosa …”sovrapproduzione”, “caduta di domanda” ? …1 miliardo e mezzo di persone patiscon la fame e non so quante altre stentano a procurarsi l’indispensabile … quando abbiam prodotto troppo e quando è caduta la domanda? … la domanda di chi? della finanza, del “mercato” … o dell’umanità? quali domande contano?

    • Questa è l’altra faccia della medaglia! Di solito i propugnatori del mercato selvatico e ferino raccontano che in quel sistema dovremmo essere tutti uguali (in opportunità), e che a vincere dovrebbe essere chi si da più da fare.
      Che non sia vero è evidente, visto che il dio mercato crea nuovi poveri a ritmo folle; la suddivisione delle poche risorse disponibili viene ottenuta creando nuovi morti di fame, e non certo facendo fare una salutare dieta a chi ha troppo. Doppio errore.
      Per inciso: per sovrapproduzione intendo una produzione che non riesci a vendere a prezzo remunerativo (pari almeno alle spese sostenute). Non importa sapere se hai davanti mille persone che muoiono di fame: se non hanno soldi, non possono comprare. E un contadino che per fare grano deve arare 35 cm di terra su 60.000 mq di superficie la nafta la deve pagare, non nasce da sola. Se il morto di fame non riesce a pagare il grano, come faremo ad arare e seminare in autunno?
      Il problema è in realtà semplice: come mai ci sono persone che non hanno il becco di un quattrino in tasca? Le multiformi risposte possibili possono illuminare la via; le difficoltà della filiera agroalimentare sono solo il più puzzolente prodotto degli errori commessi in campo sociale negli ultimi trent’anni. Il nodo è lì.

  4. decisamente lo spazio di un commento non è il più adatto per “svolgere il tema” … lascio qui ancora solo una delle mie senzacredercitroppo osservazioni:
    curioso il progresso, una volta aravi a olio di gomito, e tutti ne avevano gratis almeno 2 da cui prenderlo …oggi ari a nafta … e non bastano montagne di cadaveri per averne abbastanza …

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...