Fumo e cenere

fuoco di paglia e fascineEcco qua una delle attività che possiamo osservare nei campi di questi tempi. La nuvola di fumo ripresa qui accanto è quanto ottenuto appiccando il fuoco a qualche centinaio di chili di residui frammisti; essenzialmente paglia, fascine di salice e saggina. Materiale che era rimasto dimenticato per qualche anno vicino ad un pollaio, e che ora viene smaltito così. Anche un paio di vigneti abbattuti di recente a poca distanza hanno avuto sorte analoga. Pali, viti e tralci, tutto quanto in fumo in mezzo ai campi. Senza scopo apparente, a parte quello di fare presto a far sparire tutto. Una volta queste cose non succedevano.

D’altronde come biasimare queste persone? L’agricoltura non gode di risorse economiche adeguate, e lavorare bene ha un costo; i giovani sono tutti fuggiti, i vecchi rimasti non hanno la forza di tenere le cose in ordine. E così usiamo un trattore in ferro (si fa col carbone), alimentato con gasolio (che è petrolio) per raccogliere e bruciare gli scarti disponibili. Alla fine dell’operazione, accendiamo una caldaia a metano per scaldarci. Il cerchio si chiude in maniera impeccabile.

Quanta biomassa possiamo ricavare dalle colture? Su questo sito inglese qualche notizia; cito: “…In the UK there are nearly 2 million ha of wheat and 1 million ha of barley.  With the straw production from these crops at around 3.5 and 2.75 tonnes per ha respectively, this gives a total UK straw productions in excess of 10 million tonnes pa….”. Per la paglia dei cereali comuni parlano di 2700 – 3500 kg/ha; e la decina di milioni di t di biomassa ottenuta non è tanto, ma può servire a qualcosa.

In Italia la resa dei cereali è variabile; in Emilia Romagna alcuni anni fa per orzo e frumento stavamo attorno ai 50 – 55 quintali / ettaro, dipende dall’annata. La nostra pianura rende molto. Se immaginiamo di avere paglia in quantità paragonabile ai cereali prodotti, e ricordiamo che in regione disponiamo – secondo Istat – di 372.500 ha seminati a cereali, possiamo immaginare di avere a che fare con 19.500.000 quintali di paglia.  Mi permetto qui il deprecato quintale, nei campi usa ancora. Anche ammettendo rese in paglia basse quanto quelle inglesi (invero del tutto surreali nel caso emiliano, lo stelo deve avere un peso commisurato alla massa di semi che porta!), non potremmo scendere al di sotto dei 13 milioni di quintali. Con una popolazione di 4.442.50o abitanti, potremmo trovarci a viaggiare sui 290 – 440 kg di paglia a testa per annata; il sottoprodotto ottenuto da operazioni colturali svolte su appena il 16,6% della superficie regionale.

Per avere qualche termine di paragone, consideriamo che una abitazione tradizione per scaldarsi mangia all’incirca 1 tep all’anno, almeno nel nostro clima. Se una famiglia di tre persone (la famiglia media italiana) potesse disporre di 870 – 1320 kg di materiale cellulosico, sarebbe già un risultato. Al 15% di umidità potrebbe dare, che so, 15,5 MJ/kg; per  singola famiglia staremmo nell’intervallo 0,33 – 0,50 tep annue. Al di la del fatto che si vogliano considerare scenari ottimistici o pessimistici per le quantità in gioco, si tratterebbe comunque di un aiuto interessante. Se non basta da solo a scaldarci,  e presumibilmente non basta, possiamo coprire la differenza migliorando l’isolamento termico di casa.

Ma poi, se anche non vogliamo perdere tempo a raccogliere e bruciare questa roba, perché dovremmo incendiarla nei campi? A che serve? A contenere le malattie? Non è vero, le infestanti le combatti con la rotazione colturale; e i patogeni ci sono comunque.  Non esiste ragione valida per distruggere in questo modo un ammendante tanto buono; almeno lasciamogli fare il suo lavoro nel suolo.

Gli inglesi del link sopra dicono che “…Since 1993 it has no longer been legal to burn straw in the field…”. Fortunato chi non sa l’inglese.

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Una risposta a Fumo e cenere

  1. medo ha detto:

    In Italia ci sono divieti tu tutto, non mi pare che il paese ne abbia tanto giovato. Aggiungere un nuovo divieto o nuove regole sul “bruciare” è peggio che svuotare il mare con un mestolo. La NASA ha appena reso pubblico un conteggio allucinante: in dieci anni si sono contati 40 000 000 di incendi nel mondo, di cui gran parte dolosi, soprattutto in Americhe, Africa ed Asia e collegati a tecniche arcaiche di preparazione terreni oltre che disboscamento per liberare terre ad uso agricolo intensivo, commerciale (vendita legname) o industriale (costruzione strade). Tutto questo bruciare e distruggere, paradossalmente, ce lo troviamo, ora, come voce POSITIVA nel PIL del mondo, chiaramente tra pochi anni questi +XY,Z% ce lo ritroveremo in negativo moltiplicato per decine di volte… Perchè i bilanci si fanno a fine esercizio.

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