Gita sul Secchia

Gita sul fiume Secchia in questi giorni, poco a monte di Sassuolo; tanto per non ammuffire. E c’era anche bel tempo. La zona per la scampagnata è la traversa di Castellarano: si trova qui.

Il corso del fiume, partendo dal basso e risalendone il letto, ha un aspetto interessante.

fiume secchia a Castellarano, flysch Monte Cassio in erosioneLe rocce che si vedono nella foto sono costituite da alternanze di banchi resistenti in calcari, nel caso anche calcareniti, ed orizzonti più ricchi in frazioni fini limose o argillose, che potremmo definire sommariamente come marne. A sporgere e conservarsi sono ovviamente gli spessori in cui dominano i carbonati, le grandi lastre verticali di colore chiaro; gli spazi svuotati tra di esse erano occupati dal materiale più debole, ormai eroso dall’acqua del fiume Secchia. In questo punto il corso d’acqua è stretto, scorre in canali angusti e profondi; una situazione insolita in quest’area dell’alta pianura, dove in media sarebbe logico attendersi modesti affioramenti delle rocce del substrato e grandi superfici ricoperte di sedimento alluvionale recente.

fiume secchia tra Castellarano e San Michele dei Mucchietti, flysch di Monte CassioLa foto mostra uno dei tre salti ora presenti sul corso del fiume; cadute di 8 – 10 metri incise nel flysch di Monte Cassio, la formazione geologica che affiora in zona. Abbastanza simpatica la piega visibile al centro della foto, pessima la luminosità. Sulla sinistra si vede un lembo del sedimento alluvionale terrazzato, ormai sospeso a grande altezza.

il fiume secchia incide le rocce del basamento a CastellaranoGuardando ora verso valle, si apprezza lo spazio angusto in cui si muove l’acqua del fiume; il corso d’acqua occupa una gola stretta, incisa nelle rocce del basamento. Le superfici piane a destra e a sinistra visibili nella fotografia in alto, occupate da prati incolti e sterpaglie, sono quel che resta del letto originario del Secchia; ormai abbandonato e sospeso a molti metri d’altezza.

fiume secchia, diga a CastellaranoL’aspetto del corso d’acqua attuale di naturale ha ben poco. Nella foto sopra possiamo osservare lo sbarramento in cemento armato che tutti conoscono come “traversa di Castellarano”. Questa diga, oggetto anche di simpatiche contese politiche, è stata ultimata nei primi anni ’80. Doveva servire come riserva di accumulo per l’acqua del fiume e come sistema di derivazione per i canali irrigui che si dirigono verso le pianure di Modena e Reggio Emilia.

Sul sito della Bonifica competente possiamo trovare qualche notizia al riguardo. Cito: “…le derivazioni in corrispondenza della Traversa Fluviale S. Michele-Castellarano sul Fiume Secchia con un prelievo medio annuo complessivo di 40.000.000 mc (di cui 7.000.000 mc ceduti al Consorzio Burana Leo Scoltenna Panaro); con tali risorse idriche viene irrigato un comprensorio esteso circa 15.000 Ha nelle province di Reggio Emilia e Modena…”. I 40 milioni di metri cubi di acqua prelevati non sono pochi, se consideriamo che le due province messe assieme contano grossomodo 1,23 milioni di abitanti.

In questa opera ci sono alcune cose che hanno funzionato ed altre che invece hanno causato problemi. Il prelievo di acqua di superficie è un’idea valida, e consente di diminuire la richiesta addossata alle falde sotterranee. Però in estate il Secchia va in magra – come le altre fiumare dell’Appennino – e sarebbe richiesta una riserva di acqua addizionale. Da qui l’idea della diga. Che non ha funzionato per niente, purtroppo.

alveo del fiume secchia a monte della traversa di CastellaranoA monte della traversa, possiamo osservare un letto ampio e coperto di sedimenti; quelli che mancano a valle. Il bacino originario delimitato dalla diga, già in partenza non molto profondo, è stato colmato dai sedimenti trasportati dal fiume. E questo ha cancellato la capacità di invaso della traversa, rendendola di fatto quasi inutile. I sedimenti prevalentemente fini deposti qui non hanno valore commerciale, e quindi scavarli e portarli via rappresenterebbe un costo inaccettabile. A rimanere fino ad oggi, il danno prodotto dal salto d’acqua a valle: il responsabile della presenza delle gole inquadrate nelle prime foto, scenografiche ma del tutto artificiali. Ad aggravare la situazione le cave, che per decenni hanno estratto preziose ghiaie dal letto del fiume.

Ormai la traversa non ha molta utilità come riserva d’acqua, eppure sarebbe sbagliato lasciarla crollare: in sua assenza, il fenomeno erosivo si propagherebbe a monte. All’abbassarsi del livello di base del letto del fiume corrisponderebbe un marcato fenomeno di scalzamento al piede dei versanti circostanti: una festa per migliaia di frane della zona, che non aspettano altro per rimettersi in movimento. La vera origine del problema è ovviamente l’attività estrattiva operata dalle cave, la traversa ha creato un disequilibrio localizzato.

Nell’ultima fotografia, sulla sinistra, campeggia un serpentone di ghiaia. E’ un argine in costruzione, ci stanno lavorando proprio in  questi giorni. Il nucleo scuro all’interno è costituito di terre fini, limi e argille; ai lati due spessori di ghiaie mischiate a materiale fine, sostanzialmente simili alle alluvioni del corso d’acqua. Il nucleo scuro centrale di terre serve come impermeabile: evita la perdita di acqua attraverso il sedimento grossolano ai lati. Sedimento grossolano che invece dona al manufatto resistenza meccanica e tenuta contro l’erosione.

L’argine dovrebbe isolare un bacino posto alla destra idrografica del Secchia, dal lato di San Michele dei Mucchietti, bacino quindi non interessato dal passaggio del fiume. Se ho capito le intenzioni dei progettisti, l’idea sarebbe quella di riempirlo con acque abbastanza pulite – del genere di quelle che costituiscono il regime di “morbida” del fiume – da erogare in estate. Evitando così di riempire in pochi anni di inutile fanghiglia il bacino, che era poi il problema originario dello sbarramento. Una bella idea, speriamo che funzioni.

Da ultimo, un video di presentazione dello sbarramento; consiglio di ascoltarlo, per cogliere le tante cose che non dice. Comunque la vicenda della traversa di Castellarano almeno una funzione ce l’ha di sicuro: ed è quella di ricordarci l’enorme complessità delle relazioni esistenti tra le azioni dell’uomo e le forze della natura. Prima di giocarci è  sempre utile riflettere.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in ambiente, geologia e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...