I fatti di Genova

I fatti di Genova stavolta non riguardano rivolte di piazza o repressioni poliziesche, ma piuttosto tante piccole gocce di acqua cadute dal cielo. La pioggia non dovrebbe essere una gran notizia, ma attenzione: siamo in Italia.

Con ordine: è piovuto molto? O è solo sensazionalismo giornalistico? Il dato tecnico lo può fornire l’Arpa Liguria. Una di quelle agenzie pubbliche che, a dire dei nostri governanti, non servono a niente. Tra i dati meteo forniti dall’Arpa possiamo osservare la mappa delle precipitazioni “del giorno prima”, aggiornata quotidianamente e riferita alla giornata appena conclusa. Qui sotto un cattura della mappa di precipitazione del 4 novembre (con calcolo eseguito quindi alla mezzanotte tra 4 e 5 novembre).mappa di precipitazione per Genova e la Liguria - 4 novembre 2011

Mappa di precipitazione, 4 novembre 2011. Fonte: Arpa Liguria.

Da quel che si vede, forti piogge hanno investito la parte centrale della Liguria nella giornata di venerdì 4 novembre. La fascia di territorio che ospita Genova ha dovuto sopportare precipitazioni per 150 – 200 mm in 24 ore; in alcune aree collinari alle spalle della città si è andati oltre i 300 mm.

Tralasciando anche il valore estremo identificato dalle superfici a tonalità viola, bisogna comunque ammettere che 200 mm di pioggia in un giorno solo sono tanti. Qui dalle mie parti, in provincia di Modena, ci ricordiamo ancora di quella volta che ne abbiamo misurati 180 in 24 ore. Piene ed esondazioni dappertutto. Però non è poi morto nessuno, la rete scolante alla fine è riuscita a superare il problema.

Come mai in Liguria le cose sono andate così male? La costa affacciata al Tirreno è fisiologicamente interessata da piogge più abbondanti di quelle registrate nella Pianura Padana. In teoria la rete di scolo dovrebbe essere dimensionata di conseguenza. E allora andiamo a vedere un po di idrografia locale. I corsi d’acqua tracimati sembrano essere sostanzialmente tre: il torrente Fereggiano, il torrente Bisagno (di cui il Fereggiano è affluente di sinistra) ed il torrente Sturla. Spero di non avere sbagliato con i nomi.

Il caso del torrente Fereggiano è esemplare già da solo: si tratta di un ripido corso d’acqua che nasce sui rilievi alle spalle della città di Genova, nel quartiere Quezzi. E fin qui tutto normale: l’acqua di solito va in basso, lungo torrenti e canali. Passiamo alle cose meno normali: in questa immagine dall’alto possiamo osservare il Fereggiano giusto dalle parti di Quezzi, in Largo Augusto Merlo. Un corso d’acqua normale di solito si vede bene dal cielo, ma non questo: infatti il parcheggio che occupa il largo suddetto è stato realizzato coprendo di cemento il torrente. Il Fereggiano in questa zona viaggia per più di 200 metri nascosto sotto il catrame. Se scendiamo un po più a valle, possiamo osservare che lo sfortunato corso d’acqua riesce a viaggiare all’aperto per appena 400 metri. E poi scompare: via Fereggiano e via Monticelli non sono altro che il coperchio di cemento e catrame che nasconde il torrente. L’ultimo tratto del corso d’acqua, gli 800 metri circa fino alla confluenza con il Bisagno, è interamente sepolto al di sotto di questi due viali. Non mi pare corretto dire che il Fereggiano è esondato: più precisamente, è riemerso dalle viscere della terra.

Facendo due conti sulla lunghezza complessiva del torrente – posto che nasca davvero dalla confluenza tra il rio Molinetto e il rio Finocchiara, ma si tratta di scelte cartografiche arbitrarie – possiamo dedurre che dei  1900 metri di lunghezza dell’asta ben 1100 scorrono sotto a coperture artificiali, essenzialmente grossi parcheggi o viali attorniati da parcheggi. Più che di un torrente, sembra di parlare di un condotto fognario.

Un’altra situazione degna di nota è quella del torrente Bisagno: a poca distanza possiamo osservare che il corso d’acqua scompare anch’esso sotto ad un coperchio di cemento. In corrispondenza della stazione ferroviaria di Genova Brignole. Da quel che posso dedurre dalle mappe di Google, il sarcofago di cemento si estende in questo caso per poco meno di 1400 metri, fino alla foce. Forse non è casuale che anche la stazione di Brignole fosse stata chiusa per gli allagamenti, ma non conosco bene la situazione locale: può anche essere che i problemi avessero più a che fare con le carenze delle rete scolante minore.

Di solito, quando si progetta una tombatura – o tombinatura, che dir si voglia – si tiene conto della portata del corso d’acqua. Esistono tecniche per calcolare le massime portate attese in un periodo di 10 anni, o di 100 anni e così via. Ci pensa l’ingegnere esperto in idraulica.

Questa cosa però porta con se almeno due problemi. La portata di progetto potrebbe essere insufficiente, perché magari il periodo di osservazione è stato caratterizzato da un minimo di precipitazioni. E’ questo il caso dei primi decenni del ‘900, caratterizzati da un apporto meteorico leggermente inferiore all’attuale; cosa che spiega il sottodimensionamento di molte opere realizzate durante il fascismo. Il secondo problema è costituito dagli eventi accidentali, come la presenza di tronchi nell’acqua. Basta poco e il materiale trasportato dalla corrente ostruisce il condotto sotterraneo: un incidente molto comune.

Per chiudere in bellezza, godiamoci su Google Maps la vista dello Stadio Luigi Ferraris, nel quartiere Marassi di Genova. Il parcheggio posto ad ovest della struttura era un corso d’acqua. Amen.

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3 risposte a I fatti di Genova

  1. anlusa78 ha detto:

    complimenti ne sai piu di me che sono nato qui, ed hai centrato perfettamente il problema,
    se permetti ti copio l’articolo giusto perche certi genovesi sono duri di orecchi e non vogliono ammettere quel che tu con poche parole (ma buone) hai evidenziato
    grazie

  2. Pingback: Piove forte a Genova | Far di Conto

  3. UnUomo.InCammino ha detto:

    Passati tre anni e non è cambiato un tubo.
    Perché?
    Perché il problema è strutturale come spieghi qui, paradigmatico, culturale (hybris antropocentrista ostile a limiti).

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