Nuovi giacimenti africani, forse

Pare che il nostro Eni, sempre sulla cresta dell’onda, sia ora coinvolto in impegnative avventure africane. Dicono sul web che in Mozambico c’è parecchia attività attorno ai giacimenti di gas naturale; le compagnie straniere coinvolte stanno certificando un incremento consistente nelle riserve accertate. Nel caso di Eni, ora sembra che l’area in esplorazione al largo della costa possa contenere 637,5 miliardi di metri cubi di gas; l’operatore statunitense Andarko Petroleum ne avrebbe scovati altri 424 – 850 miliardi di mc. La stima più seria mi sembra quella americana, dato che contempla l’incertezza tipica di queste analisi; ma il numerino preciso preciso con la virgola targato Italia è probabile opera di un giornalista o di un ufficio stampa, pazienza.

Qualche informazione più precisa da EBR, cito: “…Anadarko Petroleum has encountered more than 662 net feet of natural gas pay at the Barquentine-3 appraisal well offshore Mozambique, in two high-quality Oligocene-aged fan systems. The company drilled the Barquentine-3 well to a total depth of about 13,400ft in water depths of approximately 5,170ft…”. Stanno bucando una sequenza torbiditica sottomarina, parlano di un apparato di conoide (fan). Non so se sia tutto esatto; comunque i 1575 metri di acqua attraversati prima di scendere in mezzo ad ulteriori  2500 metri di fanghi e roccia non sono niente male davvero.

Ammettendo di avere scovato, che so, 640 miliardi di metri cubi di metano, cosa potremmo farci? Il Mozambico ci potrebbe fare tante cose, visto che non figura in nessuna rilevazione statistica relativa all’energia; almeno non tra quelle più facilmente accessibili. C’è però una vocina che mi dice che quel gas non produrrà molto benessere laggiù. Beh, allora possiamo immaginare di fumarcelo noi il gas: l’Italia lo ha scovato, e ne consuma tanto. Secondo quelli di BP, nel 2010 ne abbiamo usati 76,1 miliardi di metri cubi. Il nuovo giacimento – ammesso che le cose vadano bene – ci permetterebbe di proseguire con gli smodati consumi nazionali per ben 8 anni e 5 mesi. Che in effetti non sarebbe poi male. Per inciso, pare che le riserve accertate di gas in territorio italiano ammontino a 84 – 85 miliardi di metri cubi; e da questo discende il fatto che importiamo oggi il 90 % del metano che consumiamo.

Però quel mondo li è finito da un pezzo: il colonialismo di una volta ha ceduto il passo al mercato. E quindi il gas del Mozambico non è destinato all’Italia, ma al suddetto mercato. Qualche chiarimento in questo articolo, cito: “…Paolo Scaroni said in an interview last month after visiting East Africa, “We aim to have several liquefiers working for Southeast Asia. The gas is targeted for Asia,” adding that Eni SpA was looking at constructing 2-3 liquefiers…”. Scaroni ha segnalato che l’obiettivo del progetto è quello di spedire il gas ai cinesi: Eni sta costruendo una colonia cinese in Mozambico, pensa un po. Ci aggiungo che un altro cliente possibile è il Sudafrica, nazione ricca ed industrializzata; e vicina, ovviamente. Comunque il gas dell’area in Europa non potrebbe arrivare, costa molto portarlo qui e ci sono acquirenti più vicini e più facoltosi.

Visto che il gas va riversato sul mercato, e visto che il sistema liquefazione + nave gasiera + gassificazione non conosce frontiere, possiamo confrontare la quantità in gioco con i consumi globali di metano. Nel 2010 a livello planetario abbiamo bruciato 3169 miliardi di metri cubi di gas. I 637,5 miliardi di mc di cui sopra permetterebbero al pianeta di andare avanti per 2 mesi e 13 giorni. Sperando che l’attività inizi davvero nel 2016.

Beh, insomma, alla fine una azienda italiana ha scovato una riserva di gas di una certa importanza; preleverà la risorsa dal mare antistante una nazione africana, spedirà il tutto in Asia e si farà pagare. Facendo girare la nostra economia.

O no? Quelli di Eni, secondo questo articolo, si preparano ad urbanizzare aree molto grandi sulla costa. Realizzano cittadelle per i lavoratori: e non saranno italiani, c’è da scommetterci, se non in piccola parte. Costerebbero troppo. Resta il fatto che Eni appartiene ancora in parte allo stato: ne deteniamo un 30 % con “golden share”, una parte degli utili non più maggioritaria ma almeno ancora un controllo forte sulle scelte industriali. Bisogna però tener presente che questa cosa della golden share è nel mirino delle autorità europee, con tanto di condanna all’Italia. E che ultimamente c’è qualche soggetto che si è rimesso a parlare di privatizzazioni. Tra qualche anno, probabilmente, Eni sarà completamente fuori dal controllo degli investitori italiani, siano essi pubblici o privati; il destino che sembra prepararsi anche per la Fiat.

Il metano dall’altra parte del mondo, che non arriva qui, il lavoro che pian piano viene concesso ad altri, la proprietà dell’azienda che scivola via….esistono ancora motivi importanti che spingano i giornali italiani a scrivere titoloni sulle scoperte di gas naturale?

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2 risposte a Nuovi giacimenti africani, forse

  1. fishcanfly ha detto:

    Vorrei dissentire sull’esistenza del libero mercato. esiste il colonialismo, eccome. Non si perpetua più nella forma di dominio (anche) politico, ma si esplica innanzitutto nel monopolio di precisi elementi naturali. Vedi la Cina, per esempio: compra direttamente immensi terreni di Stati africani in cambio di infrastrutture. Poi ne fa quel che vuole.
    Non siamo benefattori, neanche noi ‘italiani’, considerati ‘brava gente’.
    Grazie dell’ottimo articolo, mi era sfuggito. Un saluto da Vongole&Merluzzi!

  2. jgwolf ha detto:

    Conosco piuttosto bene la situazione Oil&Gas… e posso affermare che è addirittura più subdola. Il colonialismo dei mercati è qualcosa che sfugge al normale campo visivo. Purtroppo idee meritorie come quello di pagare il 60% del valore del “barile” in royalties ai paesi che hanno la sovranità territoriale sulle risorse si scontra con le logiche di mercato delle multinazionali. Il libero mercato non esiste, è stato sostitoito dal mencato controllato. Risultato me multinazionali mantengono in piedi governi compiacenti e versano nelle loro casse un fiume di miliardi che solo in minima parte vengono utilizzati per il benessere della nazione. La maggior parte finiscono reinvesti in potere. I “presidenti” dei vari stati africani e le loro famiglie hanno n potere enorme e tenori di vita stratosferici, mentre lo sviluppo latita terribilmente… ENI non è più la compagnia di Mattei, quella che non doveva fare profitto, ma fare sviluppo in Italia…. Noi non vedremo nulla di quel metano e le tasse sui profitti generati non figureranno nelle nostre casse nazionali… saranno profitti offshore… con asset registrati in paradisi fiscali e altre fesserie illegali…
    Anche un possibile risvolto positivo, cioè i posti di lavoro creati in Mozambico saranno utilizzati politicamente dai governati locali, seza creare valore aggiunto, ma solo dipendenza da questa o quella multinazionale…

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