La tessera annonaria

Non è più di moda, la cara buona vecchia tessera annonaria. Eppure è un ricordo vicino nel tempo: era una tesserina di cartone che durante la Seconda Guerra veniva usata dagli italiani per acquistare generi di prima necessità, in specie alimentari. Oggi nessuno la ricorda più, ma per i nostri nonni era una cosa importante. Ci sono persino alcuni nostalgici che vorrebbero rivederle, le tessere; e hanno forse qualche ragione.

Se in Italia questo strumento di sostegno ai poveri non esiste più, altrove è ancora in auge. E’ il caso degli Usa, laggiù le chiamano food stamp; c’è un intero programma governativo attorno a questa cosa, è gestito dall’equivalente del nostro ministero dell’agricoltura. Si tratta di una misura di sostegno che serve a fornire a tutti almeno il cibo per mangiare; una misura che qualcuno definirà “comunista”, e che mostra come gli statunitensi alle volte siano anche scaltri. Chi ha la pancia vuota è molto propenso a menare le mani, i soldi spesi per evitare sommosse sono certamente ben spesi. Comunque il termine food stamp è desueto: ormai quasi tutti gli interventi sono erogati tramite sistemi informatizzati e tessere elettroniche ove necessario.

Per quantificare questo fenomeno c’è la banca dati dell’ente gestore. Per pigrizia mi limito a mettere una cattura a schermo dell’ultima tavola riassuntiva.

Numero di persone che si servono di food stamp e relativi costiBeneficiari dei sussidi alimentari e relativi costi negli Usa. Fonte: USDA.

Al momento, si sa per certo che 46,2 milioni di cittadini Usa ricevono sussidi alimentari di vario genere. Naturalmente questi interventi sono piuttosto eterogenei: si va dalla merenda ai bambini nelle scuole dei quartieri poveri alle tessere rilasciate ad intere famiglie che non dispongono di altra fonte di cibo per sopravvivere. Sono estremi piuttosto distanti. Comunque mettendo la cosa in questo modo dovremmo dire che quasi il 15 % dei cittadini Usa riceve sussidi alimentari in forma di pasti e di tessere per l’acquisto di generi di prima necessità. Decisamente tanto.

Per capirci qualcosa di più, disaggreghiamo. Tra i vari elementi ha qualche valore il numero di bambini e ragazzi che ricevono i pasti da questo ente; la partecipazione media al National School Lunch Program (vedere il pdf tra i dati ufficiali) ad ottobre 2011 stava attorno ai 32 milioni di presenze giornaliere. Di seguito un estratto del prospetto.

riassunto beneficiari food stamp usa, per categoriaMaggiori beneficiari del programma SNAP, per categoria. Fonte: USDA:

Una parte preponderante dei 46 milioni e rotti di soggetti totali di cui sopra sono quindi studenti. Ufficialmente, gli under 17 pesano per circa la metà dell’impegno dell’ente; la discrepanza nasce dal fatto che molti ragazzi ricevono magari un solo pasto al giorno, e non tutti i giorni: dipende dai calendari scolastici. Comunque questa è, per dimensione, la principale linea di intervento.

Tendiamo dunque a confondere con molta, troppa facilità il servizio di mensa scolastica con la minestra concessa ai clochard. In mezzo a tutti questi minori che si servono delle mense USDA, troviamo 21,55 milioni di ragazzi che hanno usufruito del servizio senza pagare o a prezzo agevolato; in realtà in questa categoria prevalgono nettamente i soggetti che non hanno pagato nulla. Il restante terzo dei ragazzi ha dovuto pagare il servizio: come dire che stiamo parlando di servizi mensa che piacciono anche a chi ha redditi adeguati, e che vengono concessi gratuitamente solo alle famiglie meno abbienti.

Un tipo di intervento che invece identifica in maniera inequivocabile la presenza di persone che non riescono proprio a mangiare è quello denominato Adult Care; dai dati pubblicati si evince che nell’ultimo anno sono stati forniti a queste persone in media 5 – 6 milioni di singoli pasti ogni mese, quasi tutti a titolo gratuito. Non saprei dire quante siano le persone coinvolte, ma non devono essere poche.

Per avere una visione storica del fenomeno, possiamo ora prendere la serie dati riassuntiva offerta dall’ente e tirarne fuori qualche linea in forma grafica.

numero di partecipanti e costi per il Supplemental Nutrition Assistance Program Usa (food stamp)Beneficiari e spesa per le food stamp Usa. Fonte: USDA.

Il grafico mostra l’andamento del numero di beneficiari del programma, in blu (asse a sinistra) ed i costi complessivi sostenuti dall’amministrazione in rosso (asse a destra). Fondamentalmente il programma di sostegno ha acquisito la sua attuale fisionomia negli anni ’70, attraversando però anche molte riforme. Il vero evento traumatico risulta essere quanto accaduto nel periodo 2008 – 2011: in breve tempo sono comparsi quasi 20 milioni di nuovi partecipanti. Altra cosa evidente è l’incremento dei costi degli interventi, che ora sono qualcosa come 75 miliardi di dollari; negli ultimi anni i costi sembrano essere cresciuti in maniera più rapida del numero dei beneficiari, segnalando un incremento della spesa per persona. Una cosa che, supponendo invariate le politiche di gestione, deve probabilmente avere un legame con l’inflazione registrata a carico dei generi alimentari di base e dei relativi servizi di lavorazione e consegna.

E’ un quadro in chiaroscuro quello che ne viene fuori. Il programma imbastito dal governo Usa è rivolto soprattutto a ragazzi in età scolare, e non solo a disoccupati e disperati come a volte ci raccontiamo in Europa. Resta il fatto che la pletora dei partecipanti si è ampliata in maniera massiva negli ultimi 3 anni, e le relative spese sono aumentate parecchio. Le famiglie che hanno redditi considerati scarsi sono cresciute di numero a grande velocità durante la crisi recente, al punto che ora molte di esse possono (o devono) rivolgersi al programma di sostegno del ministero per dar da mangiare ai figli. Naturalmente la maggior parte di questi ragazzi potrebbe arrangiarsi anche in maniera diversa, magari facendo qualche sacrificio in più, ma comunque il fatto che siano inclusi in queste statistiche ha un significato. La crisi sta cambiando un po tutto, anche in America.

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2 risposte a La tessera annonaria

  1. annavercors ha detto:

    Beh! speriamo di non arrivare in Italia a questo stadio…. ma se è necessario per darci una smossa e ricominciare, pazienza!

    Grazie del tuo commento!

  2. Pingback: Soldi, fame, Grecia: giustizia sociale o furbizia sociale? | Far di Conto

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