Il serbatoio del vicino

Querelle immortale sul costo dei carburanti, va molto di moda di questi tempi in mezzo a rivolte di camionisti ed agricoltori. La questione è apparentemente lineare: quanto costa il gasolio? La risposta fornita di solito è del tipo “vai al distributore a fare il pieno e verifica da te”. Fosse così semplice.

Il problema è che in Italia ci dividiamo sostanzialmente in due gruppi: da una parte i salariati, dall’altra le partite Iva. Il consueto bipolarismo muscolare italico, riproposto anche nelle modalità di pagamento dei beni materiali. Per un impiegato la faccenda si risolve in fretta: se acquista un litro di gasolio per la macchina paga il costo industriale assieme all’accisa posta dallo stato, e su questa somma corrisponde anche l’Iva. Non recupera l’Iva versata in fase di acquisto e non scarica le spese, finendo col pagare per intero l’importo esposto al distributore. Se sul tabellone c’è scritto 1,8 €/l, l’impiegato paga quella cifra. Punto.

Per chi è titolare di partita Iva le cose funzionano in modo differente. Se si sceglie di tenere una contabilità completa, si può eseguire il recupero dell’Iva: come dire che l’imposta versata durante il pagamento di beni e servizi necessari per l’azienda può essere usata per compensare l’imposta da versare all’erario per i pagamenti che l’azienda ha incassato dai clienti. Questa cosa è spiegata anche sulla voce dell’enciclopedia, che cito testualmente: “…il soggetto passivo d’imposta, cioè colui che cede beni o servizi, può difatti detrarre l’imposta pagata sugli acquisti di beni e servizi effettuati nell’esercizio d’impresa, arte o professione, dall’imposta addebitata (a titolo di rivalsa) agli acquirenti dei beni o dei servizi prestati….”. In questa maniera, i beni acquistati per essere impiegati in azienda di norma l’Iva non la pagano; fin quando l’azienda è in attivo, è di più l’imposta generata vendendo servizi e prodotti di quella che occorre versare per i beni acquistati – a patto di avere aliquote omogenee. In caso contrario, l’azienda è in perdita e chiude i battenti. E’ dunque inevitabile che una azienda che fa, per esempio, autotrasporto finisca col non pagare l’Iva sui carburanti. E’ una scelta normativa intenzionale, che riguarda nel bene o nel male quasi tutte le attività d’impresa.

Anche togliendo l’Iva, recuperata, resta però il fatto che un’azienda deve pagare costo industriale ed accise sui carburanti. Quelli non te li leva nessuno. Già, ma c’è dell’altro: in una partita contabile fatta come si deve i redditi non sono i ricavi, quanto piuttosto i guadagni. Le spese vanno tolte. Se l’azienda che gestisco ha un giro di affari pari a 1000 e spese pari a 800, la base imponibile per applicare tasse come l’Ires è 200. In questa maniera ogni litro di gasolio acquistato da chi può metterlo tra le spese aziendali produce una perdita economica pari alla somma di costo industriale ed accise, diminuita però dell’aliquota applicata ai redditi generati dall’azienda. Ogni spesa scaricabile diminuisce la base imponibile.

Al momento attuale (gennaio 2012), secondo ad esempio il rapporto della Camera di Commercio di Trento, il gasolio per autotrazione extra rete acquistato in volume di almeno 5000 litri costa 0,801 €/l; con l’accisa andiamo a 1,394 €/l. Già distante dai ben noti 1,72 €/l pagati da chi acquista un piccolo quantitativo di gasolio e ci paga sopra anche l’Iva. Se ora consideriamo anche l’effetto di spiazzamento della base imponibile – Irpef o Ires che sia – il calcolo cambia ancora: immaginando che l’autotrasportatore sopporti una generica aliquota massima del 27 %, questi paga ora 1,394 · (1 – 0,27) = 1,0176 €/l. In caso di aliquote superiori, il risparmio relativo all’abbattimento della base imponibile diviene più ampio. Questa cifra di poco più di 1 euro per litro rappresenterebbe il reale disincentivo economico che una piccola azienda deve oggi fronteggiare quando acquista gasolio.

E’ tutto qui? Non proprio, c’è dell’altro. Ci sono cose come il rimborso agli esercenti dei maggiori oneri, conseguenti alle variazioni dell’aliquota di accisa. La pubblica amministrazione corrisponde alle aziende del comparto autotrasporto un benefit che ha l’obiettivo di compensare i forti incrementi di costo dei carburanti connessi a variazioni di accisa e di aliquota Iva. Le notizie al riguardo le pubblica l’Agenzia delle Dogane. Negli ultimi mesi le agevolazioni sono state queste (trascrivo dal documento ufficiale):

C) € 67,08609 per mille litri di prodotto, per i consumi effettuati nel periodo che va dal 28 al 30 giugno 2011;
D) € 68,98609 per mille litri di prodotto, per i consumi effettuati nel periodo che va dal 1° luglio al 31 ottobre 2011;
E) € 77,88609 per mille litri di prodotto, per i consumi effettuati nel periodo che va dal 1° novembre al 6 dicembre 2011;
F) € 189,98609 per mille litri di prodotto, per i consumi effettuati nel periodo che va dal 7 al 31 dicembre 2011.

Allo stato attuale, fine 2011, l’effetto sarebbe quello di diminuire gli oneri di acquisto dei carburanti di 0,18999 €/l. Immagino che, in mancanza di grandi cambiamenti, questa linea proseguirà anche nei primi mesi del 2012.

Francamente non so se questi rimborsi vengano conteggiati come redditi o cos’altro; immaginando che diminuiscano l’importo dato dalla somma di costo industriale ed accisa, potremmo trovarci un conto del tipo (1,394 – 0,18999) · (1 – 0,27) = 0,879 €/l. Non è necessariamente una procedura di calcolo corretta, ma rende l’idea. Un danno economico di meno di 90 centesimi per litro di gasolio acquistato, a patto che l’azienda operi tramite mezzi aventi peso a pieno carico massimo ammissibile pari o superiore a 7,5 tonnellate: un fatto abbastanza scontato per gli autotrasportatori veri e propri.

I nostri governanti hanno deciso di varare politiche capaci di tutelare i nostri camionisti; è più importante far viaggiare l’autocarro che porta il latte al supermercato che far viaggiare l’automobile con la quale il sottoscritto se ne va a spasso. E quindi potrebbe essere considerata una scelta condivisibile: quando le risorse diventano scarse, devi decidere come usarle; gli impieghi vitali vengono prima di quelli voluttuari. Condivisibile o meno che sia, questa è la scelta fatta finora in Italia.

Mi permetto ora di proporre una valutazione di tipo “storico” di queste agevolazioni. Secondo i dati della Camera di Commercio di Trento, a dicembre 2008 il gasolio per autotrazione extra rete (sempre almeno 5000 litri) costava 0,485 €/l, includendo le accise si arrivava a 0,908 €/l. I rimborsi contabilizzati dall’Agenzia delle Dogane erano ovviamente modesti rispetto ad oggi, cito il documento per il 2008: “…con riferimento ai consumi di gasolio effettuati tra il 1° gennaio e il 19 marzo 2008 e tra il 1° maggio e il 31 dicembre 2008 l’entità del beneficio riconoscibile è pari ad € 19,78609 per mille litri di prodotto…”. Il calcoletto ora diventa qualcosa come (0,908 – 0,0198) · (1 – 0,27) = 0,648 €/l. Da dicembre 2008 a gennaio 2012, il gasolio acquistato dai camionisti sembra essersi apprezzato di un 35,6 %. Nello stesso lasso di tempo, i cittadini comuni hanno visto i prezzi del gasolio al distributore passare da 1,029 a 1,65 €/l (circa!); almeno stando a questi signori. Un incremento del 60 %. Una parte importante della differenza tra i due andamenti sembra essere dovuta a quei 19 centesimi circa al litro che sono stati concessi ad oggi come sgravio fiscale al comparto dell’autotrasporto.

Per ora la tattica dei nostri governi ha permesso di schermare, almeno in parte, i camionisti dagli incrementi dei costi dei carburanti; per loro questo tipo di inflazione è stata meno aggressiva. Il costo dell’operazione pesa ovviamente sulla fiscalità generale, e comunque non risolve il problema della diminuzione delle commesse: se anche paghi il carburante ad una cifra ragionevole, ma non hai contratti sufficienti, alla fine rischi comunque la bancarotta. Queste brevi considerazioni fanno almeno luce sul motivo per cui, durante le recenti rivolte degli autotrasportatori, si sia parlato relativamente poco dei carburanti: quel tipo di problema lo hanno già risolto i passati governi. Vedremo se questa soluzione potrà preservarsi intatta a lungo oppure no.

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