Metano e petardi

Lettura alternativa oggi: su JTA, portale dedicato a notizie su Israele ed il mondo ebraico, leggo di un nuovo attentato al gasdotto che collega per l’appunto Israele ed Egitto. Cito: “…Egypt’s pipeline carrying gas to Israel and Jordan was attacked for the 14th time in more than a year. The explosion occurred Monday morning at the entrance to El Arish in the northern Sinai Peninsula…”; ed ancora: “…Egypt supplies Israel with more than 40 percent of its natural gas needs to produce electricity; electricity prices have risen by more than 20 percent in Israel since the attacks began…”. Il quattordicesimo attentato all’infrastruttura in un annetto. Una costanza ammirevole: i rivoltosi evidentemente hanno una buona scorta di armi.

Ma quali sono i rapporti tra israeliani ed egiziani in materia di energia? L’Egitto soffre per l’enorme popolazione, ufficialmente 77,5 milioni di abitanti. Enorme in rapporto al suolo coltivabile, che è poco. E possiede una produzione di petrolio che declina ormai dalla metà degli anni ’90; si comporta come un importatore netto dal 2006. Quanto al gas naturale, ovviamente si stanno muovendo in fretta; cercano di tenersi a galla con quello e ci lavorano molto. Di seguito il dato produzione / consumo tratto da Index Mundi.

produzione e consumo di gas metano in EgittoProduzione e consumo di gas naturale in Egitto. Fonte: Index Mundi.

Il punto di rottura per gli egiziani è il 2000; da allora hanno preso a far crescere molto l’impiego di metano. Probabilmente questa scelta è dovuta alla povertà relativa della loro economia: sono più sensibili di noi al prezzo del greggio. A partire dal 2005 le esportazioni sono diventate significative; per mettere la cosa in prospettiva noi italiani nel 2010 abbiamo mandato in fumo all’incirca 2.680 miliardi di piedi cubici di gas. Piede più piede meno. La produzione egiziana ha una sua importanza quantitativa, e per ora cresce.

Dall’altra parte del tubo oggetto di tante, esplosive attenzioni c’è Israele; una delle nazioni aventi il più alto consumo pro capite di petrolio. Ovviamente le autorità hanno cercato di reagire ai prezzi in ascesa, l’interesse per il metano è divenuto forte.

produzione e consumo di gas metano in IsraeleProduzione e consumo di gas naturale in Israele. Fonte: Index Mundi.

Produzioni e consumi su dal 2004 in poi, appaiati; nel 2009 il consumo cresce vorticosamente. In apparenza la differenza potrebbe essere fornita dagli egiziani, che avrebbero ridiretto il loro export. Non ho notizie precise al riguardo. Comunque c’è la scheda dell’enciclopedia dedicata alla Arab Gas Pipeline: originariamente intesa pere portare il gas egiziano verso Siria, Libano e Giordania, dal 2008 è dotata di una diramazione che raggiunge anche la città israeliana di Ashkelon. Che è poi il pomo della discordia. Di seguito il percorso del gasdotto, via Wikipedia.

percorso del gasdotto egitto israele siria libano giordania - arab gas pipeline

Percorso della Arab Gas Pipeline. Fonte: Wikipedia.

In pratica gli assalti recenti si sono concentrati sul punto di ingresso del sistema, presso El – Arish. Le esportazioni di gas verso l’estero, e specialmente verso Israele, non sembrano piacere a parecchi egiziani; sia islamisti più o meno radicali sia appartenenti alle comunità dei beduini, ma anche su questo le notizie sono fumose. Ovviamente le autorità mischiano ogni gruppo di rivoltosi sotto una etichetta generica, una pratica collaudata. Il ramo del gasdotto tra El – Arish ed Ashkelon sembra essere divenuto operativo nel 2008, ma la fiammata nelle importazioni israeliane è registrata solo nel 2009; può essere che la cosa fosse dovuta a ritardi tecnici, o anche ad un errore contabile. Al momento comunque il tubo è inutilizzabile, praticamente per tutti i destinatari; e la cosa ha il suo peso, visto che avrebbe potuto costituire parte di una rete capace di collegare anche i Balcani e l’Iraq.

Nel mentre gli israeliani hanno preso anche ad investire sul gas nazionale, dispongono di riserve degne di nota; tendenzialmente è roba off shore. Su Oil & Gas Journal segnalano che “…Israel’s potential gas discoveries stand at 1,000 billion cu m,” said Israel Natural Gas Authority Director-General Yehosua Stern, adding that Israel’s proven gas reserves amount to 300 bcm, most of it in the offshore Tamar field…”. Lasciando stare la roba “possibile”, dovrebbero disporre di almeno 300 miliardi di metri cubi di gas naturale. Il loro consumo nel 2010 ammontava a circa 5,3 bcm, stando a BP; al ritmo attuale potrebbero andare avanti da soli per decenni. Se però volessero tentare di usare il metano per ridurre la dipendenza dal petrolio, allora la pietra di paragone starebbe negli 11,2 milioni di tonnellate di greggio richiesti dall’economia israeliana. Equivalenti in energia a circa 12,4 bcm di gas: lo spazio di manovra diminuisce. Tutta la faccenda in verità sta nell’entità reale delle riserve: se sono di questo tipo, gli israeliani possono scommetterci sopra. Basteranno per parecchi anni. Il fatto che abbiano speso soldi per piazzare tubi in fondo al mare però mi fa pensare che non si sentano tanto sicuri.

Questa vicenda di gasdotti sabotati, contese politiche e costi elettrici in ascesa per gli utenti finali dovrebbe far riflettere anche noi italiani; ovviamente nessun friulano andrà a far esplodere un gasdotto transfrontaliero l’anno prossimo, ma per il futuro lontano è giusto domandarsi se non sperimenteremo anche noi difficoltà analoghe a quelle sofferte da Israele. Naturalmente noialtri il metano facile lo abbiamo già bruciato tempo fa.

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3 risposte a Metano e petardi

  1. sesto rasi ha detto:

    qualche tempo fa (durante le due settimane di gran freddo) avevo scritto questo articoletto sui bilanci del gas in Italia. Ti giro il link della seconda parte, alla prima puoi risalire. Tutte due credo possano interessarti, data la tua passione (del tutto condivisa) per cucinare numeri:

    http://www.b2corporate.com/grande-gelo-vs-stoccaggi-giorni-contati

    • fausto ha detto:

      Molto belli, interessante la vicenda stoccaggi; l’area di Rivara è vicina a me, neanche 30 km. In questi anni mi è capitato di assistere a conferenze sul tema, è una vicenda che ha suscitato dibattiti infuocati. Probabilmente a torto, dato che non causerebbe problemi locali seri. Se invece si volesse parlare di dipendenza dall’estero…..

  2. justtoplay ha detto:

    Mi sembra che abbiamo già sperimentato più di una difficoltà, vedi il gasdotto con la Russia, il caso più recente con la Libia. Ad ogni modo quando le fonti energetiche vengono dall’estero ci si può sempre aspettare qualche problema, indipendentemente dalle modalità di trasporto. L’importante è diversificare, E magari anche aumentare le riserve strategiche. Anche se sono tutte cose che almeno in tempi brevi producono un aumento di costi.

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