Piovono soldi, per qualcuno

Pare che alla fine i burocrati europei si siano decisi a rifinanziare il comparto bancario spagnolo. La notizia qui e qui. Un meccanismo ormai ben noto: la banca specula su sciocchezze come i titoli spazzatura greci, le automobili a rate o i muti da 300.000 euro concessi a disoccupati con 6 figli a carico per acquistare appartamenti che non valgono le pietre di cui son fatti; quando il bilancio mostra il rosso e la voragine diviene chiara a tutti, si usano i soldi pubblici per tappare la falla. Con questa tecnica è stato possibile devastare i bilanci pubblici di nazioni che fino a qualche anno fa erano relativamente virtuose, come la Spagna per l’appunto. Come censito da Index Mundi, il debito spagnolo scendeva linearmente fino al 2007; negli anni successivi è letteralmente esploso. E non è colpa “della crisi”, come si dice, quanto piuttosto del modo con cui la stessa è stata gestita. Qui sotto un promemoria sul debito spagnolo, per quei fulmini di guerra che vanno a raccontare che Zapatero lo faceva incrementare.

debito pubblico spagnolo, valore in % pilDebito pubblico della Spagna, in percentuale del Pil. Fonte: Index Mundi.

Il debito spagnolo scendeva da molti anni, e la discesa è proseguita indisturbata anche con l’insediamento del contestato primo ministro socialista. Apparentemente le scelte di Aznar piacevano anche a Zapatero. Le cose sono cambiate quando il governo è stato costretto a sciupare i danari dei contribuenti per tappare le voragini lasciate dalle magie della finanza, in specie la ormai celebratissima bolla immobiliare spagnola.

Bene, insomma, arrivano (fino a) 100 miliardi di euro in prestiti agevolati alle banche spagnole; in teoria dovrebbero essere restituiti, ma bisogna vedere se poi qualcuno dei beneficiari farà bancarotta. Comunque i soldi sono in arrivo. Per farsi un’idea di cosa siano 100 miliardi di euro, potremmo provare a capire cosa possiamo comprarci. Un paragone possibile e banale è la bolletta del gas: quanto metano ci compro? La domanda non è tanto strampalata: anche le banche spagnole hanno scommesso sulle centrali elettriche a gas a ciclo combinato, quelle che ora entrano in conflitto economico con il fotovoltaico per intenderci. Il prezzo medio del metano a livello industriale, secondo quelli di BP, nel periodo 2001 – 2010 stava sui 6,51 dollari per milione di BTU. Almeno per quanto concerne il mercato europeo “European Union Cif“. Saputo che una tonnellata equivalente di petrolio rende qualcosa come 40 MBTU, con i soldi di cui sopra potremmo acquistare – al cambio odierno! – 10^11 · 1,25 / (6,51 · 40) = 480.031.000 tep in forma di gas naturale. Già, 480 milioni di tonnellate equivalenti in forma gassosa.

Tanto per capire cosa significa, la domanda di energia primaria della Spagna negli ultimi anni oscillava attorno a 150 Mtep. Il generoso malloppo concesso alle banche spagnole equivale a più annate di consumo nazionale di energia. Negli anni passati, quando c’era la crisi, si stampavano banconote e le si distribuiva; in questo modo la moneta fondeva per effetto dell’inflazione. Oggigiorno la Bce concede prestiti e non regali; è però possibile che questi soldi finiscano con l’essere regalati nel caso in cui chi li ha ricevuti si dovesse dichiarare insolvente. L’effetto collaterale sarebbe probabilmente, ancora una volta, una perdita di valore della moneta.

Questo esercizio aritmetico ha una sua minima utilità, almeno per inquadrare le dimensioni del problema. Il sistema di cui facciamo parte sta fondendo, ovviamente per carenza di risorse fisiche di buona qualità. La persistente assenza del demone della crescita mette in difficoltà chi vive grazie ad essa, in specie le banche che sulla suddetta crescita lucrano interessi; e per tappare la falla, la banca centrale fornisce ad esse una enorme quantità di soldi. Se quei soldi venissero spesi per davvero, per acquistare beni fisici, in Spagna si registrerebbe in breve tempo una inflazione di dimensioni incredibili. Se la moneta a disposizione aumenta ed i beni disponibili sono sempre quelli, la moneta si svaluta.

E invece no, per ora non succederà assolutamente niente: questa paurosa montagna di soldi, teoricamente capace di capovolgere gli equilibri tra domanda ed offerta di beni in Spagna, non è spendibile. E’ un prestito, e va restituito. Sono soldi fasulli, che nessuno concederà realmente ad aziende e cittadini; ragion per cui non avranno effetto tangibile. Non so francamente fin quando questo gioco a nascondino potrà durare.

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Una risposta a Piovono soldi, per qualcuno

  1. sesto rasi ha detto:

    fausto, mi piace molto soprattutto la prima parte, e richiama una regola di spietatezza che, se non applicata, causa un disastro: quando la prima banca scriteriata venne salvata, tutte le altre si accorsero che potevano fare altrettanto: e allora via a concedere prestiti, che tanto le si salvava (certo, se dotate di abbastanza volume da far piangere lacrime amare al politico che le avesse lasciate andare a fondo). Quindi, salvi anche i singoli cittadini, che avevano imparato presto a viver di debiti.

    Seconda fase: coi soldi del salvataggio è meglio speculare, che rende di più che fare ciò che dovrebbe far la banca: prestiti oculati a business onesti e per case ben garantite, tutta roba per cui non puoi chiedere tassi troppo alti. Mal che vada non restituisci, e che sarà mai…

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