Sopravvivere

In questi giorni, nel poco tempo a disposizione, ho fatto un giro nei campi attorno a casa. La devastante siccità che ci siamo goduti questa estate si è conclusa da poco, in maniera provvidenziale. In mancanza delle piogge di questi giorni avremmo fatto una brutta fine; una gran fortuna che alla fine sia caduta acqua dal cielo.

Per avere qualche notizia numerica sul fenomeno ci sono i dati targati Arpa; consiglio i Bollettini Agrometeorologici Mensili. L’anno 2012 era iniziato con i danni delle nevicate: in teoria la gran quantità di neve caduta avrebbe dovuto risolvere i problemi di siccità. Invece ha risolto poco, e così ci siamo trovati in deficit idrico già a fine primavera. Personalmente ho potuto notare i canali consortili desolatamente vuoti, secchi: niente acqua quest’anno. Falda troppo bassa, fontanili asciutti. All’arrivo dell’estate la situazione non era buona: nei mesi estivi le cose si sono messe per il peggio.

deficit idrico luglio 2012 Emilia RomagnaDeficit idrico, luglio 2012. Fonte: Arpa.

I dati Arpa per il mese di luglio erano già allarmanti. E’ normale che in estate l’evaporazione / traspirazione sia sostenuta a prezzo del progressivo esaurimento dell’acqua presente nei suoli; non è normale che il fenomeno si dimostri così aggressivo. Nel mese di agosto il fenomeno è proseguito senza sosta.

deficit idrico agosto 2012 Emilia RomagnaDeficit idrico, agosto 2012. Fonte: Arpa.

Nella parte finale dell’estate si sono raggiunte anomalie di 60 – 70 mm un po ovunque; che non è poco in aree di pianura nelle quali in un anno cadono anche solo 650 – 700 mm di pioggia. Si noti che il periodo di riferimento è il decennio 1991 – 2010; il bilancio idroclimatico rappresenta la differenza tra precipitazioni ed evapotraspirazione potenziale calcolata. Le relative anomalie hanno un certo valore in senso climatico, e ovviamente anche in termini di pratica colturale.

Non è che la siccità sia un evento eccezionale, in realtà è un fatto naturale. Ogni estate si contraddistingue dalle altre stagioni per la mancanza di acqua, ovvio. Quello che è meno ovvio è la estrema carenza idrica registrata quest’anno, almeno nel nord dell’Italia. Una cattiva partenza primaverile, con nevicate che hanno fatto danni ma non hanno fornito molta acqua; non tutta quella sperata almeno. E poi una calura infernale molto prolungata, senza picchi incredibili ma con medie insopportabili. Ed eccoci a guardare il mais secco e striminzito, e le piante rovinate.

macchia di olmi seccatiParlare di siccità con tabelle e cartine è abbastanza comodo, specie davanti ad un bicchiere di roba fredda. E’ meno comodo osservarne gli effetti concreti, in particolare vicino a casa propria. Niente di simpatico. Per dire, l’immagine a fianco ritrae una macchia di olmi a lato di un fossato. Di solito sono assai verdeggianti, fitti e belli. Ora hanno perso parte delle foglie, e nel momento peggiore dell’estate quelle rimaste erano brutte ed appassite. Anche in questo caso sarebbe bastata qualche giornata di caldo di troppo per causare danni maggiori. Probabilmente l’acqua non è bastata per tutti, anche se non saprei dire se alcune delle piante fossero già malate.

A poca distanza, altro ramo di canale ed altre piante: nel caso una farnia, grossa ma non farnia ed olmo ancora verdi  troppo, che ha avuto qualche problema al fogliame ad inizio estate. Presumo una aggressione di oidio sulle foglie tenere e giovani, presto superata. Che la pianta alta qui a fianco se la sia cavata bene non è una gran notizia: è come dire che un adulto sopporta il freddo meglio di un bambino. Ovvio. Se ingrandite l’immagine però noterete che alla base del tronco c’è una macchia di fogliame differente: anche qui olmi a mazzetti. Nonostante la competizione col grosso padrone di casa, stanno piuttosto bene. E dire che di fianco ci coltivano mais, e non gli danno quasi da bere. Probabilmente l’eccellente drenaggio offerto dalla dimensione del canale aiuta a mantenere un buon suolo, foriero di apparati radicali sviluppati ed efficienti; e l’ombra della pianta maggiore ha evitato guai seri alla macchia di giovani olmi. Più gentilezza che competizione.

ristagno nel canale e piante seccheNon tutti hanno la stessa fortuna: a mezzo chilometro di distanza altro canale, più piccolo; qui alcune piante di taglia media sembrano avere passato dei guai piuttosto seri. Chioma parzialmente persa, rami secchi. In lontananza, gli alberi attorno al fontanile da cui origina il ramo di canale mostrano anch’essi qualche danno apparente. Strano che una pianta sistemata in un canale fatichi a trovare acqua: dovrebbe essere l’ultima a morire. Se però guardiamo bene – si scorge a malapena a sinistra nell’immagine – notiamo che in realtà il canale è parzialmente ostruito. Chi gestisce questi terreni, crollato un vecchio ponticello, ha pensato di ricavare un passaggio versando terra e rottami e chiudendo parzialmente l’opera di scolo con una soglia. Inutile sottolineare che questo comporta dannosi ristagni invernali, i peggiori nemici delle radici delle piante; specie in terre ricche in frazioni fini argillose come le nostre. E dal danno invernale alle radici, ecco ottenuta la debolezza che renderà intollerabile la siccità estiva. E’ una regola che vale oro, una ovvietà perfino per un bracciante. Io da geologo potrei rimbambirvi con considerazioni numeriche sul movimento dell’acqua nel suolo, o sulla rifrazione delle linee di flusso all’interfaccia tra materiali diversi. Nulla di indispensabile: quello che conta è sapere che se sbagli farai la fine di quelle piante. Mano alla zappa e riaprire i fossi: ditelo a quei fenomeni che ci hanno raccontato che conviene fare campi di 2 chilometri di lato senza una scolina o un alberello in mezzo. Fortunatamente qui dalle mie parti chi coltiva sembra avere ancora un po di cervello.

Nessun albero adulto, nemmeno il più scassato, dovrebbe soffrire per una siccità di due mesi. Nemmeno per scherzo: radici troppo estese. Se soffrono, e capita spesso, è perché hanno qualche altro problema. E l’interazione tra radici e suolo è ovviamente il primo problema; anche malattie ed infestazioni incidono. In linea di massima, la siccità estiva metterà semplicemente a nudo i problemi e le debolezze dei vari esemplari: qualcuno se la cava e qualcuno no. L’azione dell’uomo in questo senso può essere decisiva.

Altro giro: pezzo di bosco a breve distanza, vicino ad un altro ramo di canale consortile. bosco giovane con erbacceIn questo caso abbiamo piante relativamente giovani, praticamente abbandonate, assediate dalle infestanti. Non una bella vista. Questa imbarazzante situazione origina da alcune discutibili scelte fatte dagli enti locali che sponsorizzavano la realizzazione di questi elementi naturali sulle tare aziendali; ma è un’altra storia. Qui la feroce competizione tra alberi ed erbacce non sembra avere causato danni gravi, non più del solito. C’è qualche pianta giovane secca, ed un paio di olmi già grossi se ne sono andati. Ma niente disastri, nel complesso la tenuta sembra buona. Sospetto che questa performance inaspettata origini per l’appunto dalla continua competizione a cercare acqua: le piante alte cercano di sfuggire alla rapina operata ogni anno dalle erbacce. Chi è riuscito a campare fino ad oggi le radici le ha per davvero, e sono tornate utili nel momento di difficoltà. Non è una situazione priva di inconvenienti, ma non è nemmeno il disastro che temevo di vedere. Non male davvero.

pioppi neri nei campiNei paraggi ci sono anche dei pioppi selvatici, sono nati dove hanno creduto. Sento spesso dire che il pioppo chiede molta acqua, è una pianta che beve. E’ vero: ci sguazza nelle golene e nelle paludi. Però se l’acqua non c’è campa ugualmente: un buon bevitore, non un ubriacone. I pioppi neri della foto hanno subito danni marginali, anche nel loro caso la siccità si è rivelata sopportabile. Sarà il caso di ricordarsene quando dovremo scegliere di che piante servirci per una siepe alberata o un pezzo di bosco. Alle volte gli stereotipi sono sbagliati.

Al termine della scampagnata, non posso fare a meno di andare a dare un’occhiata a quercia solitaria nei campi dell'emiliaquesta vecchia quercia qui a fianco. Sembra piccola, nel nulla padano; ma la fotografia è scattata da un centinaio di metri di distanza. La chioma ha un diametro di 16 – 18 metri, non mi è facile eseguire la misura dalla foto aerea; metro più metro meno, ma è grossa. E’ una creatura che si trovava qui quando in Italia c’erano solo carretti a cavalli e treni a vapore. Nella prima metà del ‘900 era usata come sostegno ad un filare di vigna, nel sesto d’impianto che dalle mie parti chiamiamo “cavalletto”. Sparite le vigne, è stata dimenticata lì: forse come traccia confine. Si è allargata fino ad invadere il fosso: ora parte del tronco è dall’altro lato del confine.

chima di vecchia querciaGuardate ora la chioma della pianta in una immagine di dettaglio. Notate niente? Guardate bene, l’immagine si può ingrandire: visto? No? Già: infatti non c’è niente da vedere. Le foglie sono normali, e le ghiande sono tante quante gli altri anni, cominciano a cadere. La gazza si dà da fare, assieme ad una schiera di altri mangiapane a tradimento. In assenza di cure di qualsiasi tipo, e nonostante la siccità folle, quest’albero ha fatto il suo dovere senza problemi. La dimensione in questo caso si è rivelata il fattore determinante per il successo: ovviamente le radici di questa specie di palazzina con le foglie non si trovano alla profondità di quelle dell’erba medica o dell’amaranto. Anche questa cosa andrà ricordata: se questi vegetali riescono a superare i primi anni di vita, probabilmente potranno vivere fin quando ne avranno voglia. In definitiva l’abitudine del mio anziano vicino di casa di usare le ghiande per i conigli non era una cattiva idea: in una annata come questa, avrebbe avuto materiale utilizzabile senza problemi. Una delle tante cosette che dovremo riconsiderare.

Spero bene che avremo qualche anno di tregua prima di rivedere un’arsura come questa. Casomai dovesse andare storta, bisognerà che impariamo a lavorare davvero molto bene quando mettiamo mano a qualche pianta.

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9 risposte a Sopravvivere

  1. Zoropsis ha detto:

    Le serie storiche indicano anche un qualche genere di ciclicità delle siccità, oppure quella di questo anno è proprio un “fulmine a ciel sereno”?
    Se penso che in alcune zone del Piemonte viene ancora adottata, nei campi di mais, l’irrigazione per scorrimento, un po’ mi vergogno quasi…

    • fausto ha detto:

      Ciclicità nelle siccità? Certo che sì! Gli atlanti climatologici sono pieni di notizie al riguardo, e si trovano buoni riassunti anche tra gli articoli accademici che leggiamo in rete. Il fatto che il Po si prosciughi però è una novità recente, nel passato non si raggiungevano questi livelli; non per tante settimane dietro fila.

      Per lo scorrimento: tema complesso. A casa mia si usa e permette di risparmiare: è la tecnica giusta con un terreno impermeabile e crepacciato dominato da argille. L’aspersione lavora bene quando hai materiali ad alta permeabilità che perdono acqua verso la falda. Ad ogni terreno la sua scelta, e questa vale tanto per le tecniche irrigue quanto per le piante da usare. Una roba complicata.

  2. nuovorisorgimentoblog ha detto:

    Questo caldo non mi sembra normale per nulla, fa ancora 30 gradi e continua a non piovere (vivo nel Lazio, ha piovuto solo per 2 giorni). Ti posto un link (riguardo le precipitazioni), quando hai tempo dimmi che ne pensi:
    http://quintoelementomusical.wordpress.com/2012/07/30/anche-su-the-guardian-si-denuncia-la-geoingegneria/

  3. dariaccio ha detto:

    nella zona di Pavia il Po mi pare raggiungesse il picco idrometrico in agosto, con lo scioglimento dei ghiacciai
    oggi ci raccontiamo altre storie
    davvero provvidenziale quel pò d’acqua che venne a metà settembre

    • fausto ha detto:

      Non so dire come fossero ripartite nel passato le portate di piena dovute allo scioglimento di ghiaccio e neve; sicuramente ai giorni nostri l’effetto si esaurisce a fine primavera. E’ problematico anche per noi emiliani: il Canale Emiliano Romagnolo si affida alle acque del Po, ma se queste mancano l’estate diventa difficile.

  4. VoceIdealista ha detto:

    Il Po ha avuto notevoli variazioni di portata nel corso delle ere geologiche: così come tutti i fiumi, la sua portata è legata a numerosissimi fattori.
    Fenomeni che a memoria d’uomo possono sembrare sconcertanti, potrebbero invece essersi verificati in un remoto passato. Per esempio, 126.000 anni fa la temperatura media era più alta di 5 gradi rispetto a quella odierna.

    • fausto ha detto:

      Esatto! E in Italia c’erano solo sabbia e savane, pensa un po.

      • VoceIdealista ha detto:

        Sì, c’erano savane e specie oggi solo africane come l’ippopotamo moderno (Hippopotamus amphibius), ho sostenuto da poco l’esame di paleontolgia dei vertebrati! 😄

  5. fausto ha detto:

    L’esame di paleontologia dei vertebrati?? I miei omaggi! Io sono stato fortunatissimo, all’epoca: scegliendo la specializzazione in “tecnologia della fanghiglia” sono riuscito a schivarmelo. Questo non ha impedito all’anziano professore di paleo di tormentarci tutti quanti per un buon annetto. Ma forse aveva ragione lui, ora che ci penso: l’età porta consiglio?

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