Soldi spesi bene

Sentita l’ultima notizia? No, non quelle barbose: mi riferisco alla vicenda di Vincenzo Maruccio, consigliere regionale di Italia dei Valori. Qualche articolo qui e qui, per dire: pare che si giocasse alle macchinette mangiasoldi i fondi del partito, e anche altre somme di danaro di svariata provenienza. Per ora sono ipotesi investigative, per parlare di certezze e condanne occorrerà parecchio tempo. Il problema però pare grosso: un nostro rappresentante pubblico ha prelevato i soldi che doveva amministrare e li ha spesi in una sala giochi. Riprovazione, grida sdegnate e grande imbarazzo. Che potrebbe anche starci, per carità.

Eppure questa vicenda un suo significato recondito, e diverso, lo deve avere: per quale motivo tante persone si sono arrabbiate con questo signore? In definitiva non ha accoltellato nessuno, e comunque una parte dei soldi che ha speso è tornata a finire in mano allo Stato: la parte del giro d’affari delle lotterie legali costituita da tasse. Dato che non vinceva – non era davvero un asso – la parte restante della cifra la ha di fatto devoluta a chi ha vinto qualcosa: altri italiani, generalmente meno facoltosi di lui. Una tecnica assai originale per restituire i finanziamenti ai partiti, vero?

E allora come mai tanto astio? In definitiva rubava, o almeno così parrebbe stando agli inquirenti. Ma in Italia, tolti i salariati di infimo livello, sono pochi a non farlo. La riprovazione credo che dipenda dal pessimo impiego che faceva dei denari sottratti: se ci avesse costruito una villa e la avesse riempita di donne in abiti succinti, i toni sarebbero stati meno scandalizzati. E invece no: gettava via i soldi senza una ragione, e tanti anche. Un cattivo affare davvero.

La vicenda potrebbe chiudersi qui, come cronaca spicciola, ma siamo in Italia. Una nazione speciale. Molti di noi italiani condividono col celebre consigliere l’abitudine a giocarsi i soldi in lotterie e scommesse. La fonte prima dei dati sul tema è probabilmente la Aams, l’apposita amministrazione statale. E già che esista una simile amministrazione è una notizia. Ben fornita la sala stampa, con i bollettini statistici su questa importante voce dell’economia nazionale. La raccolta complessiva per il 2011 in questo documento. Vediamone un estratto, per chiarire la situazione.

spesa in lotterie, giochi e scommesse in ItaliaRaccolta da giochi e lotterie in Italia. Fonte: Aams.

Interessante notare l’incremento registrato nella raccolta lorda: in cinque anni da 35 a quasi 80 miliardi di euro. Una bella cifra. Nella pratica, ogni cittadino italiano si è permesso di spendere nel 2011 qualcosa come 1310 euro in lotterie e giochi di vario tipo. Questo danaro non scompare: passa di mano. La frazione della spesa destinata alle vincite finisce in tasca a chi ha vinto: la quota di quattrini inizialmente sottratta dall’erario e dalle agenzie che gestiscono queste attività è rappresentata dalla raccolta netta.

Interessante faccenda: la frazione di raccolta netta rispetto al totale è diminuita nel tempo. La fisionomia dei giochi sta progressivamente cambiando. Nel quinquennio, le vincite hanno accresciuto il proprio peso dal 65,6% al 77% circa. Le entrate erariali sono apparentemente ferme, ma questa cosa non risponde esattamente al vero: sulle vincite occorre pagare imposte, sono redditi. E oltretutto da almeno un annetto c’è una aliquota fissa, credo un 6%, da pagare subito. E’ possibile che lo stato si porti via una metà circa del giro di soldi così generato o poco meno, ma non ho dati precisi.

La maggior parte delle persone che spendono i soldi al gioco va avanti per anni a perdere banconote senza risultati. I premi sono spesso grossi, ed avvantaggiano una minoranza esigua di partecipanti. In questo senso sarebbe più utile spendere diversamente quelle cifre: il tema è già stato affrontato da quelli di Aper, con il loro volantino. Pensare in maniera semplicistica di poter recuperare in toto la fiumana di soldi spesi al gioco per impieghi diversi è certamente ingenuo, dato che questo significherebbe anche far sparire le relative vincite; senza poi parlare del gettito fiscale. Ma dal punto di vista del singolo individuo questa cosa è sicuramente fattibile. Si tratta solo di decidere quali siano le priorità.

Potete pensare quello che volete del consigliere regionale di cui sopra: a me strappa un sorriso, e magari qualcuno proverà il desiderio – comprensibile – di arrostirlo e mangiarlo. Una cosa però voglio che sia ben chiara: è uno dei politici più efficaci che ci siano al momento sulla scena pubblica italiana. Ci rappresenta in maniera impeccabile.

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3 risposte a Soldi spesi bene

  1. sesto rasi ha detto:

    fausto apprezzo la chiusa umoristica, sempre indispensabile un po’ di ironia. Per il resto, tra gli spunti che mi dài, ne scelgo uno: mi sembra si dimostri che i numeri ad un certo punto non bastino più: non possono infatti rendere conto della perdita di valore di un popolo che in pochi anni ha raddoppiato le sue giocate d’azzardo. Ed è l’effetto principale.
    Ho descritto sul mio blog la scenetta che mi è capitata pochi giorni fa entrando in un baretto da slot machines. E non riesco a dargli dei numeri. Ma se provassimo ad elaborare un modello di calcolo della perdita di valore (ci sono economisti che, con mille incertezze, si dedicano a queste ricerche, nell’economia comportamentale) sono certo verrebbe fuori un risultato disastroso.

  2. Tancredi Jadran ha detto:

    Nella lettura del post mi sono fermato alla tabella e prima di proseguire ho aperto il foglio di calcolo (Lotus 123 🙂 calcolando proprio il rapporto [vincite/raccolta lorda]; è troppo evidente la crescita dei valori della seconda colonna in soli 5 anni: lo stato per invogliare a giocare ha reso più facile “vincere”.
    Dove afferma che “E’ possibile che lo stato si porti via una metà circa del giro di soldi così generato o poco meno” presumo che il tutto si traduca in una 30ina di miliardi di quei 61,5 del 2011….

  3. Pingback: La cara vecchia provincia | Far di Conto

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