Trasporti: l’Europa che cambia

Pubblicato su I Mille.

Per liberare un po la mente dal turbine delle discussioni pre elettorali, mi fa piacere riprendere il discorso sui sistemi di trasporto – e loro impatto sull’ambiente e sulla nostra bilancia energetica. In particolare credo sia il caso di spendere qualche parola sul trasporto merci, un tema tutt’altro che secondario in un Paese manifatturiero come il nostro; o che si reputa tale. Le informazioni qui esposte provengono essenzialmente dalla banca dati di Eurostat; le serie messe a disposizione dal nostro Istat, oltre a riguardare la nostra sola nazione, non hanno una continuità paragonabile. Non per questo tema almeno.

A livello complessivo nell’Europa a 27 Stati le due modalità di trasporto merci che hanno mostrato un andamento in crescita sono essenzialmente la navigazione marittima e la strada. Le altre opzioni – ferrovie, vie d’acqua interne, oleodotti – hanno mantenuto prestazioni quantitative stazionarie (in tonnellate · chilometro) dalla metà degli anni ’90 e fino a tempi recenti. Per una disamina onnicomprensiva e piacevole sul tema consiglio la lettura del rapporto Panorama of Transport, sempre a firma della Commissione Europea. Nel complesso, i movimenti di merci in Europa sono passati dai 3060 ai 4140 miliardi di t·km nel periodo 1995 – 2006; negli ultimi anni questo andamento crescente deve essersi un po ridimensionato col dipanarsi della crisi che tuttora tiene banco.

Tra le varie scelte modali, la strada continua a primeggiare su suolo europeo: con un 45,6% di incidenza nel 2006 si qualificava come l’opzione preferita dalle aziende del vecchio continente. Il trasporto marittimo a seguire, un 37,3%, e solo al terzo posto la ferrovia con un risicato 10,5%: dato oltretutto in calo rispetto agli anni passati. Naturalmente esistono differenze rilevanti tra le varie nazioni in materia di volume del trasporto merci, e vale la pena dare un’occhiata anche a questo parametro.

Trasporti merci su strada in Europa, tonnellate km

Trasporto merci su strada, milioni di t·km. Fonte: Eurostat.

Tra i grandi utenti della strada per il traffico mercantile troviamo vecchie conoscenze e nuovi arrivati. La presenza di nazioni grandi ed industrializzate non stupisce: Germania, Italia e Francia non potevano certo mancare da questo elenco. Ci sono però alcune evidenze che talvolta fatichiamo ad immaginare: la posizione degli spagnoli, ad esempio, che hanno vissuto un incremento molto rapido del movimento merci stradale; ancor più evidente la performance della Polonia. Con la caduta del 2011, l’Italia si ritrova di fatto dietro a queste nazioni. La contemporanea oscillazione al ribasso sperimentata dall’autotrasporto in Spagna non ci ha comunque concesso una posizione migliore in questa classifica. Vorrei far notare che i primi sei attori europei del comparto totalizzano oggi qualcosa come 1200 miliardi di t·km per anno, su un totale per i 27 Stati di poco più di 1600. Non si fa fatica a capire dove stiano le industrie in Europa, o meglio: dove siano state fino ad oggi, giacché del domani non v’è certezza.

Il caso italiano merita qualche considerazione a parte: la nostra nazione ha sempre sussidiato senza remore il trasporto merci su gomma. In anni recenti la nostra astronomica spesa in opere stradali non è sembrata più sufficiente a sopperire al principale problema degli autotrasportatori: riempire i serbatoi. Il malcontento dei lavoratori del settore esplose vistoso già nel 2006, con l’ultimo governo Prodi; da allora ci sono state varie proteste, anche recenti, tendenzialmente sempre capaci di strappare qualche agevolazione ai nostri governanti. A parte i vari meccanismi di recupero di iva e di tasse sui redditi, vorrei venisse considerata la presenza di uno specifico bonus per i carburanti destinato agli autotrasportatori. L’importo attuale lo potete leggere direttamente sulle pagine della Agenzia delle Dogane: siamo a più di 0,21 €/l. Queste manovre finanziarie hanno permesso di sostenere il comparto almeno fino al 2010, tra alti e bassi; nel 2011 si è comunque verificata una caduta nell’attività di trasporto su strada. Probabilmente nessun agevolazione sui carburanti può sopperire alle mancanze di un mercato interno che annaspa già da alcuni anni.

Altro tema: le ferrovie. Il trasporto ferroviario di merci in Europa ha il suo peso, anche se modesto rispetto a quello che può fare la rete stradale: in proporzione meno di un quarto, come già ricordato. Le nazioni che se ne servono maggiormente non coincidono con i campioni della classifica dell’autotrasporto di poc’anzi.

trasporti merci su ferrovia in Europa, tonnellate km

Trasporto merci su ferrovia, milioni di t·km. Fonte: Eurostat.

La serie dati è in questo caso ancora più limitata nel tempo, ma non meno significativa. Quando si parla di ferrovie è proprio vero che o sei grosso o non ti si vede nemmeno. A sviluppare la maggiore quantità di tonnellate · chilometro in questo caso sono essenzialmente Germania, Polonia e Francia. Le altre nazioni sembrano assai distanziate; tra di esse spicca la prestazione degli austriaci, che appaiono ora di fianco a noi italiani e invece nemmeno si vedono nel gruppo di testa dei campioni del trasporto su gomma. Hanno fatto delle scelte, evidentemente. Colpisce anche la scarsa rilevanza dell’opzione ferroviaria in Inghilterra: la patria natia dei mezzi su rotaia preferisce affidarsi alle strade. Dei circa 445 miliardi di t·km trasportate nel 2011 per ferrovia, le prime tre nazioni detengono ben 201 miliardi di t·km. Un mercato verticistico come pochi altri, nel quale il peso delle scelte dei vari governi nazionali si fa sentire in maniera decisa.

Interessanti anche le percorrenze: il cammino mediamente affrontato da ogni singolo carico per giungere a destinazione. Su strada usualmente il valor medio si colloca tra i 100 – 150 km; viaggi che vadano oltre i 200 – 300 km sono meno frequenti di quanto non si creda. E su questo tema l’Italia vive una situazione particolare: in media nell’ultimo decennio siamo scesi da percorrenze di 150 – 160 km agli attuali 100 – 110; curiosamente nel caso italiano anche i trasporti merci su ferrovia hanno ridotto il proprio raggio tipico, almeno a prestar fede ai dati di Eurostat. Copriamo distanze minori con i mezzi terrestri, e probabilmente ci stiamo affidando a percorsi un po più estesi via mare. Il successo recente di porti come quello di Ravenna non può passare inosservato, e ha forse qualche relazione con la diminuzione delle distanze coperte dalle merci sulla terraferma. Questo andamento non è condiviso da tutti i partner europei: i tedeschi per esempio sembrano avere ampliato leggermente le distanze percorse sulla terraferma con i carichi di beni, anche se forse questo risultato potrebbe rivelarsi effimero.

trasporto merci in Europa per modalità

Ripartizione modale del traffico merci terrestre, valori %. Fonte: Eurostat.

Se osserviamo ora la distribuzione modale delle vie di trasporto adottate sul continente, possiamo notare alcune evoluzioni temporali interessanti. Nel grafico sopra sono rappresentate le incidenze dei tre maggiori sistemi di trasporto interni ai singoli stati in percentuale, per gli anni 1999, 2005, 2010. Nazioni come Italia, Regno Unito, Portogallo e Spagna sono il regno indiscusso degli autoarticolati. Differenti le scelte operate da tedeschi ed olandesi: i primi hanno ampliato l’attività delle ferrovie a scapito dei canali navigabili, mentre i secondi hanno mantenuto viva la navigazione interna. Mi incuriosisce molto il comportamento dei rumeni: hanno spinto molto il trasporto su gomma, per poi ripensarci; abbracciando però la navigazione fluviale, forse per la difficoltà di tenere in vita la rete ferroviaria dell’era sovietica. Il risultato finale è comunque molto interessante: sarà pure vero che loro hanno il Danubio e noi no, ma indubbiamente hanno avuto la prontezza di scommetterci sopra.

Se da un lato questa rappresentazione della distribuzione dei traffici è bacata dal fatto di non comprendere il cabotaggio in mare in ambito nazionale, risultando eccessivamente severa con noi abitanti del Mediterraneo, è pur vero che questa cosa non cambia di una virgola i rapporti esistenti fra trasporto stradale e ferroviario. Il caso di Francia ed Italia è significativo: i francesi hanno visto calare regolarmente l’incidenza del movimento merci su rotaia, mentre gli italiani hanno mantenuto per la ferrovia l’irrilevanza a cui erano da tempo avvezzi. Fa riflettere il fatto che queste due nazioni abbiano speso somme ingenti per dotarsi di nuove ferrovie, spesso concepite intenzionalmente e dichiaratamente per accogliere non solo treni veloci per passeggeri ma anche quote di movimento merci; i risultati ottenuti sembrano ancor oggi irrilevanti, se non addirittura negativi come nel caso francese. Un problema in più di cui discutere.

Per chiudere, un pensiero alla Roma antica. I romani si ponevano come noi il problema di movimentare al meglio le merci, e per loro risultava assai gravoso spostare cose come le pietre da costruzione, che pure amavano impiegare in quantità. Se osservate una lista riassuntiva dei pietrami pregiati usati in antichità, noterete che quasi tutte le cave si trovavano o in riva al mare o vicine ad una via d’acqua interna. I reperti di età classica rinvenuti nella mia città sono spesso realizzati con pietrame scavato nell’area del Garda, o in cave turche e greche; la vicinanza dell’acqua sembra spesso accomunarli. Quello che gli antichi avevano apprezzato era la facilità di far scivolare sulla superficie del mare o di un fiume un carico anche pesantissimo, su distanze estese a piacere e senza grande fatica. Dovendo scegliere tra una cava toscana nell’entroterra e una lontanissima cava turca in riva al mare, scelsero la più vicina: la cava turca. Vicina, già, perché le distanze quando sposti un carico da centinaia di tonnellate non si misurano in chilometri, ma in joule. E’ la fatica richiesta dall’operazione il vero discrimine, più che la distanza pura e semplice: questo è un concetto che potrebbe tornare di moda, visti i difficili frangenti economici del momento.

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3 risposte a Trasporti: l’Europa che cambia

  1. sesto rasi ha detto:

    non mi è chiara una cosa: quando la ton km è attribuita ad un Paese? Solo per i km fatti nel suo territorio, se si è partiti da lì, se si è arrivati da lì, o altro? Nel primo caso bisognerebbe fare anche un rapporto con qualche “indice di distanza”: veder l’Austria ai primi posti nelle ferrovie è un risultato eclatante prima di tutto perchè è un Paese piccolo, impossibile far grandi distanze.

    • fausto ha detto:

      Se non erro i viaggi internazionali sono contati a parte, e prevedono un modo accurato di contabilizzare la percorrenza che assegna a ciascuna nazione i km effettivi. Dovrei controllare le note del database trasporti, sto andando a memoria…..

      Per gli austriaci: aspettavo che qualcuno lo dicesse! E aggiungo che il problema esiste anche per i polacchi. Trasportano merci per conto dei paesi confinanti in quantità che risulta rilevante rispetto al trasporto interno. La loro rete di trasporto ha un comportamento diverso da quella delle nazioni più grandi o più sviluppate.

      La vera, grossa falla del database comunque è sempre e solo il fatto di non contabilizzare in maniera più esplicita il cabotaggio in ambito nazionale. E’ lì che si produce l’anomalia più rilevante, noi mediterranei non siamo messi male come crediamo….

  2. laurin42 ha detto:

    Molto interessante il tuo blog! Grazie della visita sul mio!
    Tornerò.
    Love
    L

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