Noie elettorali

A giochi fatti, queste elezioni non mi hanno causato grossi dispiaceri. Abbiamo un parlamento un po particolare, ma ci adatteremo; non sarà tanto peggio di quel che ci è già toccato vedere. La maretta iniziale attorno al dio spread pare essersi calmata; adesso andiamo su è giù senza clamori eccessivi. Probabilmente i timori dei mercati non erano legati alla forza relativa di comici genovesi o navigati fumatori di sigari. La paura recondita dei commercianti di debiti era quasi certamente un’altra: dissipata questa, è tornata la quiete. Per ora.

Questa è solo cronaca: che è successo davvero in queste elezioni? Chi va in parlamento e chi sta fuori? Chi è rappresentato e chi no? E soprattutto, cos’è cambiato rispetto all’ultima tornata elettorale? Interessante spunto le elezioni del 2008: per un riassunto veloce su voti e seggi c’è l’enciclopedia. Per la tornata elettorale attuale la cosa è più complessa, dato che i controlli su schede e cifre non si sono ancora conclusi. Consiglio le schede schematiche ufficiali del Ministero dell’Interno; tenendo bene a mente che i risultati saranno definitivi solo quando avremo la certezza di aver superato tutti gli eventuali contenziosi e / o riconteggi.

Un bel riassunto in forma grafica dei cambiamenti occorsi in questi cinque anni lo fornisce anche La Stampa. A saltare all’occhio è l’affluenza alle urne, calata dall’81% della primavera 2008 al 75% della fine di febbraio 2013. Molte delle comunità montane della mia regione hanno sopportato disagi pesanti a causa della neve, e non poche persone – in specie anziani, perfino tra i miei parenti – hanno dovuto rinunciare al voto. Una cosa assai imbarazzante questa, che la dice lunga sulla considerazione di cui godiamo noi cittadini presso i nostri amministratori.

A giochi fatti, alla camera prevale di poco la coalizione del Pd. Mettendo assieme tutti i voti, anche quelli delle liste alleate, starebbero al momento a 10.047.808 voti. Su un corpo elettorale di 46.905.154 di persone, ed una popolazione nazionale che Istat stima in circa 60.626.000 persone nel 2011. In pratica la nostra legge elettorale garantisce a questa coalizione di fare il bello ed il brutto tempo, con una ampia maggioranza, fidando su un consenso elettorale che ammonta ad un modesto 21,4% del corpo elettorale, ed un ancor più modesto 16,6% della popolazione residente. Questo almeno alla camera, dove il premio di maggioranza è stato assegnato; al senato è andata diversamente.

Se ricordate, nel 2009 c’era stata una tornata di referendum abrogativi volti a togliere di mezzo le coalizioni ed obbligare i singoli partiti a correre da soli. In enciclopedia leggo alcune critiche agli effetti di una simile scelta, cito: “….La critica che più comunemente viene portata, da destra e da sinistra, alla sostanza dei primi due quesiti referendari si concentra sull’effetto distorsivo che il loro accoglimento determinerebbe rispetto alla rappresentanza. Una vittoria del sì porterebbe a trasformare in maggioranza assoluta “la più grande minoranza”, senza rispetto del principio di proporzionalità. In questo modo, il maggiore partito, quand’anche ottenesse solo il 25-30% dei voti, o anche meno, si garantirebbe il 55% dei seggi….”. I referendum sono stati cassati con lo strumento dell’astensionismo, ma a giudicare dalle cifre che abbiamo appena visto non è che le coalizioni ci abbiano garantito una rappresentatività molto migliore. Probabilmente a tramontare in questi anni in Italia è stata la base fondante di questi sistemi elettorali: il bipolarismo. Un corpo estraneo mai realmente accettato dalla società civile italiana.

Per doverosa completezza è il caso di ragionare anche su quanto accaduto nel 2008: stessa legge elettorale, diversi risultati. Diversi? Vediamo le cifre, sempre per la camera: nel 2008 il corpo elettorale contava 47.295.978 persone, un po di più rispetto ad oggi, mentre la popolazione residente era leggermente inferiore, con 59.619.290 abitanti. A vincere fu la coalizione di centrodestra, con un totale di 17.064.506 voti validi ottenuti. Si tratta di qualcosa come il 36% del corpo elettorale, o il 28,6% della popolazione residente. In quell’occasione, qualcosa come 3.505.471 voti espressi non ottennero alcuna rappresentanza alla camera a causa delle soglie di sbarramento: quasi il 10% dei voti validi complessivi.

Il fenomeno a cui abbiamo assistito oggi nasce anni fa, e si è semplicemente aggravato. Un sistema elettorale quale quello che stiamo utilizzando può funzionare bene in un sistema bipolare nel quale due sole coalizioni ottengono un numero di voti non troppo dissimile: il caso americano sarebbe eccellente. Qui in Italia, questo sistema ha semplicemente prodotto maggioranze via via più lontane dalla situazione osservabile nel mondo reale. Un numero sempre più esiguo di cittadini trova effettiva espressione nella maggioranza parlamentare che nominerà il governo. Questa non è una cosa da poco: farsi governare da persone che sono sostenute da un italiano su quattro o su cinque significa generare una forma di governo molto lontana dal concetto di democrazia. Le recenti sorprese uscite dalle urne probabilmente rappresentano la furibonda reazione di persone che non accettano di vedersi imporre da chicchessia la scelta degli eletti; e che tengono in grande disprezzo un sistema elettorale che fa carta straccia del concetto di rappresentatività democratica.

Ultima chicca: adesso abbiamo vari autoproclamati vincitori – ed è normale in Italia, ci mancherebbe – ma c’è qualcuno che ha perso davvero? Si sente dire in giro che il fumatore di sigari tifoso del carbone termoelettrico avrebbe perso, e per colpa di un comico avaro. Ma il tizio ha comunque conquistato la camera, pazienza se al senato è andata buca. Mi pare comunque un risultato notevole. C’è un altro tizio, con i capelli finti, che ha preso alla camera 9.922.850 voti con la sua coalizione, un distacco di neanche 125.000 dal vincitore; e che è stato con tutta probabilità bidonato dalle manovre di un (ormai per tutti chiaramente) astuto professore che di voti ne ha portati a casa 3.591.607. Questo professore ha sottratto dal medesimo bacino elettorale del tizio con i capelli finti un mare di voti, più che sufficienti a fargli vincere e stravincere la maggioranza non solo alla camera, ma perfino al senato. Guarda guarda: c’è un anziano professore che ha appena deciso l’esito delle elezioni, e non se n’è accorto nessuno. Anzi, mi correggo: il tizio con i capelli finti se n’è accorto, e non deve essersi divertito granché.

Update 28 marzo

Il tempo bisogna lasciarlo passare, per vedere le cose con più chiarezza. E passato un mesetto dalle elezioni, guarda guarda cosa dice l’astuto professore: “….Se non vi fossero stati quei voti a Scelta civica, provenuti in particolare dalla destra, la coalizione Pdl-Lega sarebbe ora in grado di formare il governo e, dal 15 aprile, di eleggere il presidente della Repubblica”. Lo scrive Mario Monti in una lettera al Corriere della Sera….”. Chapeau, professore: lei sa contare.

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8 risposte a Noie elettorali

  1. sesto rasi ha detto:

    secondo me l’astuto professore sta ancora dicendosi “quando mai mi è saltato in mente”. E non di aver bidonato capelli finti, cosa che anzi fa da sempre parte del suo mandato (e da questo punto di vista bisogna dargliene onoreficenza).
    Io trovo sempre più ozioso starsi ad interrogare sui politici e sul sistema politico, il quale bidona sistematicamente l’elettorato, dando a qualcuno qualcosa in cambio, che non sarà mai la somma di tutto quel che si potrebbe dare. In questo bidonamento credo che non faccia altro che quel che l’elettorato da esso sistema si attende.
    Una frase di Mussolini: “governare gli italiani non è difficile, è inutile”

    • fausto ha detto:

      Sempre eccellente Mussolini: se si fosse dedicato ai soli aforismi avrebbe fatto un figurone!

      • sesto rasi ha detto:

        credo anch’io… in fin dei conti per quanto semplice maestro elementare come giornalista pare che non fosse per nulla disprezzabile (il quotidiano cui prestava la penna è sceso a Valterino Lavitola, ma fino a poco fa era una testata politica onorevolissima…)

  2. Filippo Zuliani ha detto:

    Non ho capito: da cosa deduci che i voti dell’astuto professore vengono dal bacino elettorale di capelli finti?

    • fausto ha detto:

      La mia impressione nasce dal fatto che Monti raggruppava con sé anche Fini e Casini. Si tratta di una scelta abbastanza inequivocabile: orientata a centrodestra, e questo è perfettamente ammissibile, ovvio. Il problema è che gli elettori che possono mostrare interesse per Fini e Casini, oltre che per lo stesso Monti, sono con molta probabilità più vicini a Berlusconi che non a Bersani, almeno a voler prestare fede alle alleanze del recente passato.

  3. Filippo Zuliani ha detto:

    Sul sistema elettorale: il bipolarismo l’Italia non lo digerisce perche’ favorisce lo scontro di tifoserie. Il multipartito genera mostri di cappaloni, che con un 1% tengono in scacco l’intera coalizione.

    Comincio a credere che che Sesto Rasi abbia ragione a citare lo statista del secolo.

  4. smemorato ha detto:

    «Ma s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni…» Francesco Guccini, L’Avvelenata

    La citazione me l’ha suggerita stamattini Massimo Gramellini 🙂

  5. Pingback: Elezioni: c’è chi trionfa e chi si astiene | Far di Conto

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