Libia a singhiozzo. E l’Italia?

Letture leggere per il fine settimana: il rapporto sul comparto energetico libico stilato dalla americana Eia. Gli americani per queste cose sono sempre un passo avanti, con banche dati pubbliche e ben curate. Dico letture leggere, nonostante lo sconquasso portato in terra libica da missili ed integralisti armati: e lo dico perché in questa farsa mortale tutto continua quasi come prima. Noi italiani in particolare non ci facciamo certo pregare, capaci come siamo di allearci nello stesso istante di tempo con il diavolo e con l’acquasantiera assieme pur di cavarcela.

Il comparto del petrolio in Libia è sempre stato piuttosto variopinto: basti pensare alla presenza contemporanea di aziende quali Arabian Gulf, ConocoPhillips, Marathon, Hess, Repsol, Eni, Wintershall, Suncor, Total, OMV, Occidental. E chi più ne ha più ne metta: le partecipazioni ufficiali delle grandi compagnie non esauriscono il discorso, bisognerebbe parlare anche di appalti in costruzioni e di aziende di servizi. L’impressione nel complesso è che in Libia fosse possibile trovare praticamente qualsiasi operatore del comparto idrocarburi esistente al mondo, o quasi. Questa scelta non ha messo al sicuro i libici, che si son dovuti godere una bella primavera a suon di missili ed  attentati. Dice il rapporto Eia: “…Prior to the onset of hostilities, Libya had been producing an estimated 1.65 million barrels per day (bbl/d) of mostly light, sweet crude oil….”. Conclusa la demolizione del regime di Gheddafi, la produzione è ripartita alla svelta: “…oil production began its resurgence in September 2011, following the deposition of Col. Mu’ammar al-Qadhafi’s regime and the gradual consolidation of control over most parts of the country by the Transitional National Council (TNC) and affiliated rebel militias. Crude oil production was estimated to have recovered to at least 1.4 million bbl/d by May 2012…”. E’ stata una faccenda piuttosto rapida: già dalla fine del 2011 le produzioni libiche incrementavano rapidamente. A metà del 2012 il recupero era quasi completo.

In mezzo a tutta questa confusione prodotta dalla guerra, sarebbe lecito attendersi qualche cambiamento almeno a livello di clienti e di partner industriali. O perlomeno questo è quello che si sente spesso raccontare al bar: l’assalto alla Libia inteso come strumento per spezzare i legami tra noi italiani ed i fantastici giacimenti di petrolio leggero e povero di zolfo dei libici. Roba di qualità ottima che fa gola a tanta gente. Vediamo chi consumava il petrolio libico prima della nebulosa rivolta, sempre nei dati Eia.

export di petrolio greggio dalla LibiaDestinatari delle esportazioni di petrolio della Libia. Fonte: Eia.

Sarà pur vero che noi italiani eravamo i destinatari di più di un quarto delle esportazioni libiche di greggio, ma ci trovavamo in buonissima compagnia. Ancora una volta, l’impressione è che i libici non dicessero di no a nessuno. Petrolio a chi paga e niente chiacchiere ideologiche, a parte quelle dei rispettivi telegiornali. Fa sorridere la presenza degli statunitensi come importatori, oltreché come operatori industriali: nemmeno più l’astuzia diplomatica di affidare le operazioni sul campo alle partecipate europee.

E dopo la guerra? Finiti di cadere i missili, cosa potrà essere cambiato nei rapporti tra i libici ed i loro partner in affari? Un modo per capirlo potrebbe essere quello di verificare l’andamento delle importazioni italiane di petrolio: la verità sta senza dubbio nella conta dei barili, ben riassunta nei dati del bollettino ministeriale. Noi italiani nel 2010 importavamo dalla Libia 18,2 milioni di t di olio greggio, contro i 20,4 milioni di t del 2009: valori tutto sommato in linea con quelli di dieci anni prima. Fino al primo trimestre 2011 si continua a camminare, e poi arriva il crollo: nel secondo e terzo trimestre flussi annullati. Zero, o quasi zero: 220.000 t di movimento a luglio, forse un singolo carico isolato. Nel quarto trimestre 2011 inizia una timida ripresa, con 728.000 t di petrolio movimentate tra novembre e dicembre in direzione Italia.

E’ nel 2012 che accade una cosa che al bar nessuno crederebbe: le esportazioni di petrolio libico verso l’Italia ripartono in gran spolvero. Già dal primo trimestre, con 2,9 milioni di t, e poi in crescendo. Nel 2012 nel complesso si parla di 14,3 milioni di t, con una punta massima di 4,2 milioni di t registrata nel terzo trimestre. Ben vicina ai valori antecedenti al conflitto. Se l’obiettivo della guerra era quello di affamarci togliendoci il buon greggio della Libia – e mandando in malora le nostre raffinerie – allora non è andata tanto bene. Probabilmente l’obiettivo era più semplice e meno intricato: a pagare il conto in termini di danni e morti sono i libici, che non hanno più l’autonomia di un tempo in tema di economia ed industrie. L’obiettivo vero era quello, e non fantasiosi complotti ai danni di questo o quel soggetto italico; soggetti che paiono essersela cavata discretamente. E d’altronde, basta leggersi la nota di commento del rapporto Usa: “…In 2009, the Libyan government invested in Eni and a former executive of the company’s joint venture, Abdul-Rahman Ben Yezza, was named interim oil minister in November 2011…”. Come dire: siamo ribelli, ma mica fessi.

Una nota a parte merita il gas naturale: i giacimenti libici sono collegati via gasdotto, con arrivo a Gela in Sicilia. Facile capire che si tratti di un forte punto di controllo: costruire gasdotti costa, tanto vale usare l’esistente. E questo pone gli operatori italiani in vantaggio per mere questioni di geografia. Anche in queste giornate il terminal di Gela riceve il metano libico, nonostante le scaramucce attorno a Mellitah di qualche settimana fa. Può darsi che Greenstream si riveli essere un asset di tutto rispetto per il futuro.

A conti fatti, i cambiamenti in Libia ci sono stati: impianti minacciati e danneggiati, dismissioni, passaggi di mano. Il danno resta più che altro quello subito dai libici: per i clienti le cose stanno andando abbastanza bene, e forse ancor meglio in futuro con royalties più basse. Ma questa è solo acida malizia.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in energia, soldi e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Libia a singhiozzo. E l’Italia?

  1. Pingback: Links a caso #3 | OCCHI PER VEDERE

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...