Inquinatori: piccoli, numerosi ed efficaci

Pubblicato su I Mille.

In tema di inquinamento gli italiani, si sa, sono piuttosto abitudinari: in genere ritengono che sia colpa del vicino. Se vi fermate a pensarci per un momento, riuscirete sicuramente a farvi venire in mente campagne e manifestazioni contro inceneritori, acciaierie e consimili produttori di particolato inquinante. Non vi è probabilmente mai capitato di assistere ad un sit in contro il parcheggio di fianco al vostro condominio, men che mai contro il barbecue del dirimpettaio. E’ relativamente facile obbligare una piccola azienda che esegue verniciature a montare dei filtri per non appestare il vicinato: provate ad impedire al vicino di casa di bruciare quel vecchio copertone avanzato in cortile. Non ci riuscirete nemmeno con le minacce. Chi vive nei campi sa bene di cosa parlo.

Dopo tante discussioni su casi eclatanti ed isolati di inquinamento – vedi le varie Ilva, Priolo, Marghera – si affaccia sulla scena una querelle che ci potrebbe toccare tutti quanti da vicino, e che non lascerà molto spazio alla ricerca di comodi alibi o facili giochi a scaricabarile. Stiamo parlando del progetto di ricerca europeo ESCAPE – European Study of Cohorts for Air Pollution Effects; qui il sito di presentazione. Si tratta di una esperienza sponsorizzata dalla UE che si pone l’obiettivo di coordinare le attività di parecchie decine di enti nazionali di ricerca attorno agli effetti di alcuni inquinanti atmosferici diffusi negli ambienti urbani del continente. Nell’indagine sono coinvolte varie realtà italiane, tra cui Firenze, Torino, Varese, Verona, Pavia, Roma. I primi risultati li possiamo trovare riassunti in alcuni articoli recenti: tra gli altri ne scrivono il Sole 24 Ore e Wired. Il lato pregevole dello studio, davvero pregevole, è la dimensione: mettere assieme un campione di oltre 300.000 individui e studiarli per anni non è cosa da poco. La rappresentatività già notevole di questo lavoro è accresciuta dal fatto di coinvolgere città di buona parte del continente europeo.

Possiamo riferirci, per farci un’idea sommaria dei risultati, all’abstract di un articolo appena pubblicato su Lancet nel contesto del programma di ricerca per farci un’idea della situazione: “….The meta-analyses showed a statistically significant association between risk for lung cancer and PM10 (hazard ratio [HR] 1·22 [95% CI 1·03—1·45] per 10 μg/m3). For PM2·5 the HR was 1·18 (0·96—1·46) per 5 μg/m3…”. In pratica, un legame importante tra polveri sottili e tumori al polmone: nel caso del PM 2,5, per ogni aumento di 5 microgrammi per metro cubo il relativo rischio cresce del 18%; nel caso del PM 10 ad un incremento di 10 microgrammi per metro cubo di particolato corrisponde una crescita del rischio di cancro al polmone del 22%. Qualcuno sorriderà della questione: se è così ovvio che le sigarette ci fanno ammalare, perché la nube di smog che colora di nero i muri delle nostre città non dovrebbe fare qualcosa di simile ai nostri polmoni? Lo avevamo già capito, si dirà. In realtà questi risultati hanno un valore elevato, perché stabiliscono una prima relazione matematica tra la causa – le porcherie che respiriamo – e l’effetto – alcune nostre malattie; basandosi su un campione dimensionalmente molto grande. Pur con i margini di incertezza statistica del caso, dati di questo genere permetteranno di cominciare a calcolare sommariamente il costo delle scelte sbagliate che abbiamo fatto in tema di mobilità, piante urbanistiche, tutela dell’ambiente e lotta all’inquinamento. Si esce dal campo del comune buon senso, dell’intuizione logica, e si passa pian piano alle correlazioni sperimentalmente verificabili.

Quello che emerge da questa e svariate altre ricerche è il legame che esiste tra inquinamento atmosferico e malattie come i tumori; ma anche malattie cardiovascolari. Un prezzo pesante da pagare per la nostra abitudine di accendere fiammelle, in una nazione nella quale – dice Istat – nel 2009 quasi il 30% dei decessi era dovuto ai tumori. Il particolare ruolo delle cosiddette polveri sottili merita una attenzione elevata: sembrano essere inquinanti assai pericolosi, ed abbiamo preso a produrne in quantità notevole, e sempre più fini. Nel passato l’attenzione di tecnici e legislatori si era rivolta alla eliminazione di composti dello zolfo, ossidi di azoto, diossine e via dicendo. In particolare per il contenimento dei composti organici alogenati, almeno negli impianti di incenerimento dei rifiuti la strategia adottata consiste nell’innalzamento delle temperature di combustione. Una soluzione che pare avere aggravato il problema del particolato fine, abbondantemente prodotto in lavorazioni ad alta temperatura quali la siderurgia; la ricerca di maggiori efficienze termodinamiche ed il tentativo di abbattere alcuni importanti inquinanti organici ci ha condotti alla situazione odierna, a fare i conti con i vari PM10 e consimili. Ormai prodotti un po ovunque in quantità industriali.

Se pian piano sta emergendo un certo consenso attorno alla pericolosità dell’inquinamento atmosferico cittadino, non pare possibile trovare accordo sul tipo di interventi da intraprendere per affrontare il problema. Qualcuno protesta contro le autostrade, molti altri contro gli inceneritori e le acciaierie: hanno chiaramente tutti ragione, ma bisognerebbe meditare su quali siano le situazioni più problematiche prima di intervenire. Il primo, vero problema è la posizione della fonte di inquinamento: si deve ragionare per concentrazioni, non per masse. Se la fonte di emissione si trova a venti chilometri di distanza, pur grande, realizzerà concentrazioni modeste di inquinanti: può essere facilmente sopraffatta – e purtroppo spesso accade – da fonti puntiformi modeste piazzate magari a poche centinaia di metri di distanza. Il cammino percorso dalla massa di aria inquinata in ragione della presenza di vento incide sulla ampiezza orizzontale e verticale della stessa: maggiore il percorso, più ampie le altezze e le larghezze su cui l’inquinante si distribuisce. Non è che una ciminiera in azione a Milano non possa riuscire a contaminare l’aria in Marocco: ci riesce, ma realizza concentrazioni di inquinanti minimali. A pari massa di materiale immesso alla partenza, ed ipotizzando per assurdo che si sia interamente conservato sospeso, è divenuto enorme il volume d’aria in cui è distribuito.

Sarà bene pensare anche a questa vicenda della dispersione degli inquinanti in atmosfera, prima di correre ad identificare pochi grandi inquinatori da mettere alla berlina: che pure ovviamente esistono, ma sono in pessima compagnia. Sono in compagnia di ciascuno di noi: che riusciamo, nella nostra quotidianità, a competere anche con le più imponenti ciminiere. Ci riusciamo perché con le nostre automobili, le nostre stufe, i nostri ciclomotori realizziamo emissioni a brevissima distanza dai luoghi in cui viviamo: sotto ai nostri nasi, verrebbe da dire. La forte vicinanza ed il numero esorbitante di sorgenti sopperiscono alla modesta dimensione delle singole emissioni; elementi a cui sarebbe il caso di sommare il cattivo stato di manutenzione di motori, catalizzatori, bruciatori che invariabilmente si realizza all’invecchiare degli stessi. E’ probabile che in futuro saremo costretti ad ammettere la rilevanza dei nostri comportamenti individuali di cittadini in tema di inquinamento e relative patologie: più che di imponenti manifestazioni pubbliche, abbiamo bisogno di un onesto esame di coscienza privato. Riflettiamoci guardando l’auto in cortile: quel tubo di scarico, visto così da vicino, sembra grande quanto una ciminiera altissima e lontana. E forse, in un certo qual modo, lo è davvero.

PS: il prolungato silenzio di questi giorni non era dovuto ad una vacanza, ma ad una malattia. Spero che andrà meglio d’ora in avanti.

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5 risposte a Inquinatori: piccoli, numerosi ed efficaci

  1. evergreen ha detto:

    😦 ti auguro una prontissima guarigione. grazie per il passaggio. gran bel post. non trovo però il pulsante dei “Mi piace”.

    • fausto ha detto:

      Ho rimesso il pulsante. Anche se nel complesso più che i click sui tasti preferisco i commenti. Magari più polemici, ma più interessanti.

      Per la malattia: antibiotici a chili, e poi non so come andrà a finire.

      • evergreen ha detto:

        il fatto è che quando non so cosa commentare, e concordo su tutto, per non dire sciocchezze o cose stupide, tipo “concordo su tutto”, preferisco esprimermi semplicemente con un “Like” 😉

  2. ijk_ijk ha detto:

    I tuoi ragionamenti non fanno una piega, come al solito. Ragguardevole il fatto che esplicitamente dici che ogni combustione delle nostre attività inquina. Questa semplice evidenza non è tuttavia una cosa risaputa. Nell’immaginario è inquinante l’inceneritore, forse, mentre il caminetto è buono e romantico.

  3. ubik ha detto:

    auguri per la salute, i post sono sempre di ottima qualità, ma quel che m’interessa ora è la tua salute…

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