I tagli che contano

Bisogna tagliare la spesa. Ve lo hanno raccontato spesso ultimamente, vero? La spesa pubblica è troppo alta, va fatta diminuire. E la via maestra è mandare a casa maestre di scuola, vigili del fuoco ed operai stradali. Taccio della ricerca e dell’Università perché sono in conflitto di interessi, lavorandoci. La tattica dei licenziamenti è valida o no? Produce benefici tangibili? A guardare la Grecia non sembrerebbe, ma magari sto giudicando in maniera affrettata.

Quanto costa lo Stato? Ho poca voglia di scandagliare le banche dati, e mi accontento della sparata (si fa per dire) di Wall Street Italia: “…Lo Stato italiano quest’anno è costato 807 miliardi, l’anno prossimo il conto salirà a 812, nel 2017 a 854. Da ieri Carlo Cottarelli ha il compito di mettere sotto controllo una spesa che tuttora vale metà di quel che produce l’intera economia. La spesa per interessi sul debito (ieri Eurostat ha certificato un nuovo record al 133,3%) quest’anno vale 83 miliardi….”. Circa 800 miliardi di euro di spesa, per più di un decimo interessi da pagare ai detentori di debito pubblico italiano.

Per ottenere notizie circa i dipendenti pubblici ed il loro costo, lo strumento migliore è probabilmente il conto annuale sul pubblico impiego, aggiornato a tutto il 2011 e discretamente attuale. Gli assunti a tempo indeterminato erano 3,43 mln nel 2007, calati a 3,28 mln nel 2011. A calare più rapidamente gli assunti a termine, da 112.000 a 86.000 circa; anche le tipologie CoCoCo, interinali e Lsu sono in declino. In particolare le collaborazioni si esauriscono rapidamente a causa delle restrizioni introdotte al loro impiego, assai drastiche invero. Nel complesso, i contratti atipici diversi dai normali contratti a termine scendono nel periodo 2007 – 2011 da 118.000 a 70.000. Nel 2011, il dato più vicino in senso temporale, un totale apparente di 3.439.219 unità di personale. Che fanno un po di tutto, ai livelli più disparati.

La spesa per il personale, sempre nel 2011, risultava essere di 163,59 miliardi di euro. Accertato che a spanne 163 / 800 = 0,20375, possiamo dire che l’amministrazione pubblica italiana devolve più o meno un quinto del bilancio agli stipendi dei dipendenti. Di ogni livello, dal portinaio al senatore. Ora sorge un primo problema: anche sugli stipendi dei dipendenti pubblici sono applicate delle tasse e delle trattenute. Notoriamente non lievi nel complesso, dato che i salariati italiani non hanno grosse possibilità di eludere il fisco. Il documento redatto dalla Ragioneria Generale dello Stato indica una retribuzione media per dipendente di 34.851 euro annui; 34.851 · 3.439.219 = 119.860.221.369. Restano dunque 120 miliardi di euro intesi come retribuzione; i 43 miliardi spariti coprono presumibilmente le ritenute Irpef e relative addizionali, prevalentemente oscillanti attorno ad aliquote del 23 – 27 %. Che le ritenute Irpef facciano sparire circa un quarto della paga è abbastanza credibile: tenendo a mente che quasi sicuramente c’è una anomalia nel calcolo dovuta al fatto che la media proposta da RGS è relativa ai contratti normali e non agli atipici. Cambia comunque poco, gli ordini di grandezza sono quelli che vediamo.

La spesa che lo Stato non recupera immediatamente per via fiscale, e che dovrà però coprire anche altre ritenute quali previdenza ed assicurazione sugli infortuni, è dunque di 120 miliardi di euro. Lieve sovrastima, per quanto detto. Siamo ora a 120 / 800 = 0,15; meno di un sesto di uscita economica reale per gli stipendi, e in declino apparente da almeno quattro anni. Ma anche questa idea è abbastanza balzana: gli stipendi non sono tutti uguali! Nella pubblica amministrazione ci sono operai e dirigenti, e i secondi non sono chiaramente mai oggetto di tagli – se non per finta. Sapete bene che fine ha fatto la trattenuta varata poco tempo fa sugli stipendi d’oro: svanita con un trucco.

Quanto costa davvero un dipendente qualsiasi? Gli inquadramenti maggiori sono oggi definiti tramite lettere: i più diffusi sono i C e D. Un po meno frequenti i dipendenti inquadrati come B, corrispondenti ai livelli numerici più bassi di qualche anno fa. Oggettivamente rari gli EP, ma stiamo già parlando di dirigenza vera e propria. Dunque, prendiamo qualcuno che sta abbastanza bene: un dipendente dell’università o delle autonomie locali inquadrato come D1. Qui e qui i rispettivi contratti: hanno stipendi tabellari lordi di circa 21.780 – 21.167 euro annui. Il gioco delle trattenute e delle indennità è complesso, ma tendenzialmente possiamo immaginare di avere a che fare con buste paga di 1250 – 1270 euro su 13 mensilità, più una indennità annuale equivalente. Non esiste dappertutto, ma dove non c’è spesso è ampiamente compensata da incentivi e straordinari. Tolta l’Irpef, l’onere effettivo potrebbe essere orientativamente di 17.650 euro annui: una ipotesi di calcolo tra le tante possibili, ma in questa sede basta una idea approssimativa dei valori correnti.

E qui si comincia a tagliare: vi ricordate le promesse elettorali di qualche anno fa? Un milione di posti di lavoro, promettevano. Non scrivevano mai sui cartelloni se fossero da intendersi in più o in meno: non scherzo, il messaggio era effettivamente ambiguo. E non sono il primo a farlo notare, altri ci hanno già fatto battute. Bene, e allora diamo corso alla promessa: arriva un ministro davvero più astuto degli altri e manda a casa un milione di supposti fannulloni pubblici. Questo equivale a guastare non meno di 1 / 3,44 = 0,291, il 29 % delle funzioni delle amministrazioni. Più che sufficiente a farci raggiungere i traguardi che ammiriamo oggi in Grecia. Quanto risparmiamo? Facile, il taglio riguarderà ovviamente maestre, pompieri e stradini. Prendendo l’esborso netto ipotizzato sopra per il dipendente qualunque, ci liberiamo di uscite per 17,65 miliardi di euro.

Una bella cifra, diciassette miliardi di euro e rotti vero? Ci si fanno tante cose. Ma quanto peseranno sul bilancio dello Stato italiano? Quelli di Wall Street Italia dicono che l’anno prossimo il bilancio pubblico interessi inclusi varrà presumibilmente 812 miliardi di euro. Ora, se non erro 17,65 / 812 = 0,0217; l’alleggerimento risulta essere un 2,17 %. Sfasciare il 29 % delle funzioni svolte dalle amministrazioni per risparmiare poco più di un 2 % delle spese sostenute non è esattamente una idea brillante: se vi presentaste nel Cda di una azienda proponendo un piano di ristrutturazione del genere forse rischiereste di non riuscire ad abbandonare la sala deambulando autonomamente.

Morale: faremo i cosiddetti tagli & sacrifici, abbiamo già iniziato mandando a casa i precari e bloccando contratti e turnover. Ma li faremo per l’appunto partendo proprio dalle persone che faremmo bene a lasciar perdere: quelle meno pagate, e che magari devono per forza di cose presentarsi al lavoro. E decisamente queste operazioni non produrranno effetti rilevanti sulle nostre finanze pubbliche: basta una giravolta di troppo alle aste sui titoli di stato e questo modesto risparmio svanisce nel nulla. In compenso, queste operazioni ci consentiranno di guastare ben bene le funzioni delle amministrazioni statali che hanno più impatto sui cittadini. Dopo una bella tornata di riforme, pagheremo quasi sicuramente le stesse tasse di prima e dovremo poi pagarci a parte varie cose che oggi otteniamo dallo stato. Quando si dice oculata amministrazione della cosa pubblica.

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11 risposte a I tagli che contano

  1. energisauro ha detto:

    Come al solito sono i numeri che parlano. Consiglio anche questo articolo fatto molto bene anche se un pó lungo http://noisefromamerika.org/articolo/come-dove-ridurre-spesa-pubblica-esercizio-benchmarking

  2. . ha detto:

    Il problema (anomalia principale) della spesa pubblica sono le pensioni.Sono 250 miliardi anno. Il secondo paese al mondo per pensioni dopo di noi è la Francia. Se pagassimo nella loro proporzione si risparmierebbe 80 miliardi anno.
    Abbiamo 7776000 pensioni sopra 3000 € mese. Germania ne ha 18
    Svizzera nessuna perche vanno da minimo 950 € a massimo 1900€
    Solo limitandole a 3000€ si risparmierebbe oltre 15 miliardi anno.
    Limitandole a 1500 si risparmierebbero oltre 50 miliardi anno.
    Ricordo che chi lavora prende mille od anche meno.
    Va messo mano a questi privilegi. ..che non sono diritti acquisiti ma soprusi verso chi lavora oggi

  3. ff0rt ha detto:

    Come al solito i tagli saranno “lineari”, ovvero non terranno conto della vera utilità dei vari aspetti della funzione pubblica. Una scelta aziendalmente valida sarebbe di rendere il sistema più efficiente, facendo lo stesso con meno, ma in ambito pubblico sembra una strada impossibile. D’altra parte l’impiego pubblico, da sempre, funziona in Italia come un grande ammortizzatore sociale, purtroppo in troppe parti della sua organizzazione.

    Un saluto e complimenti, come sempre, per la chiarezza dell’esposizione.

  4. Pinnettu ha detto:

    Umhh…..quandanche fosse vero il ragionamento sugli stiopendi in senso stretto, non va comunque dimenticato che in quegli 800 miliardi di spesa ce ne saranno magari un centinaio di autentici sprechi. Nel senso che non producno quei servizi necessari al buon funzionamento del paese in generale e delle attività private in particolare. In questo senso il paragone con i paesi del Nord Europa che magari spendono più di noi non ha nessun senso.
    Il discorso andrebbe spostato sulla qualità della spesa.

    E comunque non è certo una fandonia che nella pubblica amministrazione esistano sacche immense di personale nullafacente (spesso anche perchè lavorano in enti che sono essi stessi inutili..ergo non hanno nulla da fare).

    Siamo poi sicuri che quei 3,4 milioni di dipendenti comprendano anche tutti i dipendenti di quelle aziende dicamo così “parapubbliche” tipo che so: Poste Italiane, Trenitalia, Fincantieri, Finmenccanica. ecc….., oppure sono solo i dipendenti dei ministeri?

    In ogni caso Fausto, se fosse così semplice (1 milione di dipendenti in meno = solo il 2,17% di risparmi), domani potremmo, aumentando la spesa di appena il 4,4% regalare, buoni buoni, 2 milioni di stipendi. Penso invece che per ogni dipendente vi sia una sovrastruttura che comporta altre spese, prima di tutto l’esistenza dello stesso ente che talvolta potrebbe sparire con i suoi dipendenti.

    Suvvia gli orrori della spesa pubblica italiana sono ad ogni angolo di strada.

  5. fausto ha detto:

    Per tutti: grazie dei commenti! Bello (e lunghissimo) il testo passato da energisauro. Leggetevelo.
    Le pensioni: qui passiamo alla demografia. Mi è venuto voglia di scriverci su, ma è roba grossa.
    Per l’impiego dello Stato come stipendificio: arcinoto, lo vediamo tutti.

    Per i dati numerici: comprendono precisamente tutto quanto, anche gli enti più astrusi e sorprendenti. Nelle pagine linkate della Ragioneria potete leggere il dettaglio sulla appartenenza del personale, in termini di mansione e qualifica. Poste e ferrovie non sono più enti pubblici, non li paghiamo con le tasse se non marginalmente (o tramite qualche mega opera faraonica…). Per gli sprechi giganti: mai sentito parlare di appalti truccati? Solo al pensiero scoppio a ridere, io che ho visto nascere una tangenziale in cortile.

    Ci sarebbe un milione di cose da dire su questa vicenda, non basterebbe una vita intera….

  6. sclarandis ha detto:

    Ci sarebbe un milione di cose da dire su questa vicenda, non basterebbe una vita intera….Fausto, adesso sai a che cosa servirà la vita eterna.

  7. evergreen ha detto:

    La spesa pubblica che va tagliata è soltanto quella dei finanziamenti ai partiti, dei loro privilegi, dei loro viaggi e voli gratis, dei loro ristoranti low cost, dei loro vitalizi, dei loro ultrastipendi ed ultrapensioni, dei loro senatori a vita. Sai quanto recupereremo?

    • fausto ha detto:

      Forse non tanto, ma non è importante. Il problema è il messaggio lanciato. Ad oggi nel mondo occidentale nelle aziende – e nelle pubbliche amministrazioni – quando qualcosa non funziona si licenzia partendo dalla base. Ma la base non decide: decidono i dirigenti! La responsabilità di un fallimento deve essere imputata a chi ha preso decisioni sbagliate, non a chi le ha dovute eseguire. Ed è inutile strillare ai comunisti, che peraltro erano altrettanto bravi a tutelare e proteggere i propri caporioni.

      I tagli al pane degli operai sono tollerabili solo ed esclusivamente se la struttura di vertice responsabile del problema viene punita; ancor meglio sostituita. Se insistiamo a riconfermare al loro posto i manager incapaci che ci hanno portati fin qui, rischiamo grosso. I cambiamenti vanno fatti anche partendo dal vertice: la mia bicicletta non basta a coprire lo stipendio di certi personaggi.

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