Arriva l’amnistia, ma è nel posto giusto?

Pare che i russi abbiano voglia di sfoltire la popolazione carceraria. All’avvicinarsi dei giochi olimpici di Soci, alla Duma viene varata una amnistia abbastanza importante rivolta essenzialmente ai condannati a pene minori non recidivi. Ne parlano a profusione i media italiani, e ovviamente anche quelli stranieri. Si narra che “…Al Jazeera’s Peter Sharp, reporting from Moscow, said that the amnesty would affect nearly 26,000 people “from the most vulnerable sectors of society”, as it affects mothers with dependents, minors and the elderly…”. E in effetti il provvedimento sembra piuttosto limitato, circoscritto com’è a soggetti ritenuti più deboli.

Ci sono state critiche abbastanza forti da parte di chi desiderava qualcosa di più incisivo: la popolazione carceraria russa oggi si aggira attorno alle 700.000 persone, stando a La Stampa. Per avere qualche notizia può andar bene l’enciclopedia; valida soprattutto per i riferimenti alle fonti di dati. Nel 2008, secondo Unodc, i detenuti russi erano all’incirca 887.700; con un tasso di incarcerazione per l’annata di 628 unità per 100.000 abitanti. Una mostruosità, vero? Dipende dai punti di vista: gli americani sono di diverso avviso, e in effetti non meraviglia che facciano poca confusione attorno a questa faccenda. Negli Usa si contavano al 2008 più o meno 2.310.000 detenuti in penitenziari statali, federali o locali: non avete letto male, sono due milioni e rotti, circa 741,5 per 100.000 abitanti.

Le cose sono cambiate un po negli ultimi anni, specie in Russia dove ogni tanto cercano di alleggerire il sistema liberando un po di persone. Gli americani invece non sembrano tanto favorevoli a questi provvedimenti, ma dispongono comunque di istituti aventi funzione similare come la libertà sulla parola. Il sistema carcerario Usa ha decisamente surclassato quello sovietico, e di slancio: mettendo assieme i detenuti e le persone che sono soggette a differenti forme di restrizione della libertà personale, ci ritroviamo l’astronomica cifra di oltre 7 milioni di individui coinvolti. L’industria carceraria statunitense è probabilmente l’impresa produttiva più grande del paese, e del pianeta. Potete leggervi i dettagli in enciclopedia – sorprendentemente anche quella italiana è validissima.

Nel complesso il sistema detentivo statunitense si situa sopra a tutti gli altri, e di molto: “…While Americans represent about 5 percent of the world’s population, nearly one-quarter of the entire world’s inmates have been incarcerated in the United States…”. Il tono tra lo scandalizzato ed il divertito dell’enciclopedia è abbastanza comprensibile. Stiamo parlando, a prestar fede ai 24.000 $ / anno spesi per detenuto comune, di un giro d’affari di non meno di 55 miliardi di dollari annui; a cui bisognerebbe aggiungere i contributi per i programmi di riabilitazione dei tossicodipendenti. Le pene alternative al carcere fanno conto a parte. C’è poco da raccontare: fin quando i carceri sono fabbriche così redditizie, di amnistie in terra americana nessuno vorrà sentir parlare. I detenuti giustificano laute prebende, e spesso vengono anche impiegati come lavoratori a basso costo. Chissà se gli americani hanno presente come funzionava il sistema dei gulag dell’era sovietica: forse bisognerebbe raccontarglielo.

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7 risposte a Arriva l’amnistia, ma è nel posto giusto?

  1. Enrico Sanna ha detto:

    Aggiungiamo a questo il fatto che gran parte dei carcerati sono persone che hanno commesso reati senza vittime, come lo spaccio di droga. Negli usa accade spesso che la polizia sfonda la porta di una casa a qualunque ora senza mandato e spara il padrone di casa se, credendo che siano ladri prova a reagire, e tutto perché ha sentito un odore che sembrava quello della mariuana. Di recente un settantenne è stato ucciso così sul letto in cui dormiva.

    Enrico
    ——————————————
    http://pulgarias.wordpress.com

    • fausto ha detto:

      L’indirizzo del blog appariva già com link sul nome, non è indispensabile metterlo in calce al messaggio!

      Facezie a parte: in molti stati Usa il carcere è prima di tutto un cartellone pubblicitario per politici (e magistrati aspiranti tali), nonché un sistema per fare quattrini pubblici alla svelta. Dell’impiego dei detenuti come lavoratori a basso costo inutile parlare. Stare a discutere sulla pericolosità delle persone incarcerate rischia di risultare futile: non è più quello il criterio per decidere l’entità o la natura della pena. Sorprendentemente abbiamo davanti un sistema coercitivo che ha perso di vista i propri originari obiettivi.

  2. UnUomoInCammino ha detto:

    La società statunitense è la prima che ha affrontato su grande scala il problema della macedonia etnica, fondamentalmente un miscuglione esplosivo peraltro in un contesto la cui temperatura è tenuta elevata dalla quasi assenza di strumenti di ammortizzazione sociale che sono assai più ridotti o assenti rispetto all’Europa e che qui spariranno presto per mancanza di risorse..
    Ma non c’è solo la macedonia panmixista al tritolo, c’è anche il problema degli afroamericani che, storicamente, sono e rimangono svantaggiati anche rispetto alle nuove comunità di immigrati.
    Per evitare che tutto esploda usano il pugno di ferro.

    Il mondo si sta balcanizzando sempre più con lo sparpagliamento di comunità ostili all’integrazione e spesso mutuamente incompatibili se non ostili che emigrano verso i paesi consumisti peraltro già sovrappopolati.
    Una polveriera il cui stoccaggio aumenta giorno dopo giorno.
    Poi arriveranno le prime carestie da esaurimento risorse, come in Siria

  3. sesto rasi ha detto:

    Eh sì, come regola mnemonica avevo in mente un milione di carcerati su 200milioni, più o meno per Usa e Russia siamo lì.
    Pare invece che l’ordine di grandezza per stati occidentali medi sia l’1 per mille (scusate il mio estremo bisogno di sintesi. Trovo importante fissare le cose in memoria, meglio approssimate che niente).
    C’entra poco con il fil rouge del discorso, però è curioso: osservando il ranking dell’incarcerazione pro capite, cosa significa che, oltre USA e Russia (e Cuba magari), la zona alta della classifica è per il resto quasi monopolizzata da paradisi fiscali, paradisi turistici e paradisi banana in genere? Qualche spiegazione?

    • fausto ha detto:

      Bella domanda. La mia impressione è che le risorse (minerali ma anche e soprattutto finanziarie) creino apparati che possono fare a meno dell’opinione e della partecipazione della maggioranza dei cittadini. I sistemi dominati da oligarchie che gestiscono ricchezze estremamente accentrate sono tendenzialmente tutti poco democratici e poco interessati alle condizioni di vita e di lavoro del grosso della popolazione. Miseria prodotta da una ricchezza elevata e mal ripartita???

      • sesto rasi ha detto:

        mi sembra plausibile. di conseguenza, se un elemento fondamentale di questi paradisi è quello estetico, l’impressione “visiva” che tutto vada per il meglio, quale modo migliore di toglier di vista gli straccioni se lo si può fare senza troppe rimostranze?

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