Russia: alle volte una sanzione….

Alle volte ci rendiamo conto del fiume di propaganda che ci investe guardando a qualche dettaglio banale. Nelle ultime settimane sono state varate sanzioni impegnative contro la Federazione Russa, rea di essersi schierata – almeno a chiacchiere – contro il nuovo governo installato in Ucraina. Per mera cronaca: dopo il rovesciamento del corrotto Yanukovich, che aveva intascato soldi pubblici in misura poco inferiore alla celeberrima Tymoshenko – e fin qui, sembrerebbe di stare in Italia – il parlamento ucraino ha mandato in sella a voto quasi unanime un esecutivo guidato da Arseniy Yatsenyuk. Niente di veramente interessante, a parte il fatto che in cotale governo siedono uomini del partito di estrema destra Svoboda: quelli che sventolavano le svastiche per segnalare il trionfo della democrazia liberale. O almeno questo pareva il messaggio, a vedere le immagini di morti, molotov ed edifici incendiati passate – non senza imbarazzo – perfino dai nostri telegiornali.

Nell’esecutivo attuale questi signori controllano vice primo ministro, difesa, agricoltura e risorse minerarie. I restanti colleghi non sono esattamente dei democristiani, ma almeno non sventolano bandiere naziste. I provvedimenti presi, a parte le azioni strettamente militari, sono multiformi. L’ultima trovata, in perfetto stile dark age che piace tanto ai cultori del cinema apocalittico, è stata quella di tagliare l’acqua alla Crimea. La penisola russa ribelle regalata all’Ucraina da Krusciov (leader sovietico ucraino), viste revocate le leggi che tutelavano le lingue diverse da quella ucraina, ha deciso di ricongiungersi alla madrepatria. Si sa mai; e chissà da quanto tempo si preparavano a farlo: forse hanno solo colto un’occasionale debolezza del governo centrale. L’atteggiamento tenuto da Kiev, una rappresaglia medioevale con taglio delle forniture d’acqua, fa capire bene che evidentemente i governanti ucraini ritengono di non avere alcun appoggio in Crimea: un intervento assai chiarificatore. Almeno abbiamo capito chi sta di qua e chi di la. Non si è però capito che acqua useranno i cittadini di Crimea, e soprattutto come mai la comunità internazionale permetta a Kiev simili manovre di assedio a puro danno della popolazione civile. Aspettiamo spiegazioni.

Bando alle facezie: le sanzioni. Qui viene il bello. Suonano senza sosta le fanfare che dichiarano falliti i russi: vedere roba come questa o questa. O mille altri pezzi simili. La tesi è semplice: se le agenzie di rating declassano a spazzatura il debito di una nazione, quella nazione non si può più finanziare e fallisce. Fine dei giochi. Sarà. Ma guardiamo le cifre da vicino, giusto per non parlare a vanvera. A quanto ammonta il debito pubblico dei russi? Ce lo racconta l’annuario statistico di IndexMundi: al 2010, un buon 11,7% del prodotto lordo. Salito ad oggi ad un 13,4%, ma esistono stime leggermente più basse. Tredici per cento, avete letto bene. Se il loro debito è spazzatura ordinaria, il nostro cos’è esattamente? Un rifiuto radioattivo? O cos’altro? La notizia è rilevante anche per noi, almeno a livello di definizioni tecniche: perché se qualcuno ad un certo punto dovesse acquisire l’abilità di ordinare i numeri, e dovesse scoprire che 13 è immensamente più piccolo di 127, allora rischiamo di passare dei guai.

Il debito esterno totale, pubblico e privato: questi sono i debiti dei russi verso soggetti esteri. IndexMundi lo piazza a 520 miliardi di dollari, su dati CIA aggiornati ad inizio 2012. Contro un prodotto lordo di più di 2000 miliardi di dollari annui. Se gli statunitensi decidessero di ripagare tutti i debiti con l’estero, dovrebbero dedicare all’operazione quasi un anno intero della loro economia; i russi potrebbero risolvere la questione in tre mesi. Gli italiani dovrebbero digiunare per almeno 16 mesi di fila, e non siamo nemmeno quelli messi peggio.

Gli investimenti esteri. Le somme investite in imprese di vario genere in Russia da soggetti esteri ammonterebbero al 2013 a quasi 100 miliardi di dollari, o forse più: dipende da chi fa la stima, ma ci basta l’ordine di grandezza. C’è stata qualche ipotesi di fuga degli investitori stranieri: se scappano, ci si dice, non funziona più niente. Ordiniamo loro di fuggire allora. E’ una tesi bizzarra, per una economia che rimane comunque almeno 20 volte più grande del totale di queste presenze esterne. Ma il problema vero con questa tattica è un altro: le riserve dei russi. La Russia dispone di riserve – variegate per tipologia – quasi equivalenti al debito esterno. Non ci vuole un genio a capire cosa potrebbe succedere in caso di “fuga degli investitori”: quando scappi, non vendi gli asset al loro valore usuale. Si deprezzano, perché in tanti cercate di fuggire nello stesso istante di tempo. Ti tocca svenderli. Indovina chi li ricompra, magari a metà prezzo? Indovinato: o soggetti dipendenti dal governo russo, oppure investitori terzi che se ne infischiano degli ordini. Tutta gente che potrà ricomprarsi una bella fabbrica appena ristrutturata per un piatto di lenticchie.

L’ultima arma dei sogni è probabilmente la depressione artificiosa delle quotazioni del greggio. Se ne è parlato poco qua e la, ma qualcuno ne ha discusso sottovoce. Negli anni ’80 il Mare del Nord e la penisola arabica operarono in sinergia versando petrolio senza freni sui mercati; ormai sappiamo bene che la manovra aveva a bersaglio i sovietici. E funzionò: l’Urss di allora non riusciva più a barattare petrolio in cambio dei beni di cui mancava, e fallì miseramente. Quello che impedisce a qualcuno di tenere un approccio razionale rispetto alla Federazione Russa odierna è il fatto di confondere epoche e soggetti politici diversi. La Russia non è l’Urss, e il 2014 non è il 1984. E’ questo il dettaglio fondamentale: se vivi nel passato, non puoi capire il presente. Nel presente, il petrolio russo non è sostituibile. Possiamo fare senza solo se andiamo a piedi, e questo lo sapevate benissimo anche prima che ve lo raccontassi io. Non vi posto nemmeno le cifre, le trovate dappertutto. E la Russia segna la differenza enorme che la separa dall’Urss con due comportamenti interessanti: esporta quasi i 3/4 del suo petrolio, e possiede grandi surplus in campo alimentare; laddove i sovietici importavano cibo e sciupavano una montagna di petrolio in casa. Queste lampanti differenze dovrebbero sconsigliare l’impiego di tattiche che facciano leva sul greggio o sul frumento, posto che le suddette tattiche sono oggi prive di funzionalità, quando non addirittura altamente rischiose per chi volesse tentare di servirsene.

Nel mentre che l’Ucraina si avvia alla bancarotta sociale, culturale, politica e marginalmente anche economica nel più totale menefreghismo, una curiosa armata Brancaleone racconta di imporre sanzioni di discutibile efficacia ai russi nella speranza di convincerli a non curarsi del destino della loro più corposa minoranza fuori frontiera. Sono lontani i tempi del Grande Gioco narrato da Kipling: ad essersi estinti sono gli strateghi che riempirono i libri di storia – e che magari quei libri ogni tanto sfogliavano. Possiamo solo sperare che i nostri padroni siano tanto incapaci da riuscire almeno a fallire l’obiettivo di seminare guerre civili sul suolo europeo: perché se davvero si alzerà una nuova cortina di ferro, questa volta saremo noi a trovarci dalla parte sbagliata del recinto.

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4 risposte a Russia: alle volte una sanzione….

  1. ff0rt ha detto:

    Come ho provato a raccontare nel mio blog, con poco successo, i numeri raccontano la realtà molto meglio delle chiacchiere. Sull’Ucraina e le presunte sanzioni alla Russia, mezzi di comunicazione, web compreso, hanno fatto tanta chiacchiera ideologica, scegliendo in partenza un fronte o l’altro.

  2. fzuliani ha detto:

    Gran post. Complimenti, Fausto.

  3. Pingback: Urrà: affondiamo tutti | Far di Conto

  4. Pingback: L’orso russo batte moneta senza permesso | Far di Conto

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