Elezioni in Emilia: impressioni a caldo

Promemoria elettorale per noi emiliani, o almeno per me stesso che così non mi scordo. A confronto i dai provvisori disponibili per questa tornata – vedere il sito del Ministero dell’Interno; ed i dati esistenti per le elezioni regionali del marzo 2010 – sempre nei dati del Ministero. Ovviamente il dato non è perfettamente stabile, ma è più che sufficiente per farsi un’idea della situazione; per adesso può bastare. Gli elettori calano debolmente, di poche migliaia, circa 3,46 milioni. Il problema sono i votanti: 2,36 milioni nel 2010, e ora solo 1,3 milioni. Sono spariti qualcosa come 1 milione di votanti, e la cosa non è divertente. A seguire la performance per i consensi ottenuti dalle coalizioni.

PD / SEL e relativa coalizione: nel 2010 1.095.000 milioni di voti di lista. Oggi 597.000 circa. Un successone che incorona Bonaccini come presidente; nell’indifferenza di di più di 6 cittadini emiliani su 7. Decisamente si mantiene la tendenza già vista a livello nazionale: i cittadini prendono le distanze dalle istituzioni, o almeno da taluni loro rappresentanti.

FI / PDL, Lega, AN, soci: nel 2010 ben 808.000 consensi, e adesso nel complesso 357.000. La debacle di Berlusconi & Friends è nota, praticamente ci hanno rimesso più di 4 voti su 5, ma gli stessi leghisti hanno in realtà perduto 55.000 voti tra le due tornate. Qualcuno canta vittoria: che vittoria sia è tutto da spiegare. Praticamente festeggiano perché non sono evaporati, anzi: perché sono evaporati più lentamente degli altri. In effetti è già un risultato.

M5S: 127.000 voti nel 2010, oggi invece 159.000 – all’incirca, le unità non servono. Sono stabili per quanto concerne il candidato presidente, ma crescono in termini di preferenze per le liste. Sono l’unico grande gruppo ad essere stato capace di attrarre qualche consenso in più rispetto alla passata tornata, al punto di trovarsi ora 5 seggi anziché 2. Sono gli unici che abbiano fatto una qualche autocritica, o meglio: sono gli unici le cui autocritiche siano state finora passate al telegiornale. Che non è la stessa cosa.

E così trionfa l’astensionismo, i nominati delle segreterie vanno placidamente in sella. Lo sapevamo già, ovviamente. Chi ha perso più voti fa festa, basta restare primi. Chi ne ha persi pochi fa festa: basta scavalcare gli ex soci. Chi è scomparso è scomparso; chi è apparso sparirà appena possibile. Chi ha guadagnato voti si scusa, probabilmente non sono abbastanza. Nota positiva: almeno questa volta i nostri cari leader non racconteranno di disporre di un “forte mandato” per le “riforme”; a meno di voler considerare forte un mandato fornito dal 17% del corpo elettorale. Buonanotte.

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